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Riforma Camere di Commercio,
la Regione appoggia Ancona:
ente unico per le Marche

RIASSETTO - L'organo camerale di indirizzo politico ribadisce e vota all'unanimità la proposta di un solo soggetto regionale, ma non c'è ancora l'accordo con le altre territoriali. Il tempo stringe, decisione definitiva entro l'8 giugno o deciderà Unioncamere. Presente all'assemblea l'assessora regionale alle Attività produttive Bora che appoggia la proposta di Ancona: "Si tratterebbe di una best practice e di un progetto pilota a livello italiano. Crescerebbe il peso del territorio nelle sedi nazionali"
mercoledì 15 Mar 2017 - Ore 18:39
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Da sinistra il vice presidente della Camera di Commercio di Ancona, Massimiliano Polacco, l’assessora regionale Manuela Bora, il presidente Giorgio Cataldi ed il segretario generale della Camera di Commercio Michele De Vita

 

Riforma delle Camere di Commercio, la Regione Marche appoggia la Camera unica per le Marche, come proposto dall’ente camerale di Ancona e sostenuto anche da quello di Pesaro. Contrari Macerata, Fermo ed Ascoli Piceno che puntano alle due Camere, quella Nord (Pesaro e Ancona) e quella Sud (che dovrebbe comprendere le restanti province marchigiane) (leggi l’articolo). Oggi (15 marzo), la Camera di Commercio di Ancona ha riunito il suo Consiglio, ospite l’assessora regionale alle Attività produttive, Manuela Bora, per ribadire all’unanimità la propria determinazione ad andare verso un ente unico, come soluzione organizzativa più adatta al territorio. I vantaggi? Molteplici per l’organo di indirizzo politico della Camera di Ancona, tra i quali la creazione di un centro decisionale forte ed autorevole, con una visione strategica più ampia pur nel rispetto delle specificità dei territori, la diffusione, su tutta la regione, di servizi specialistici erogati nel rispetto di standard di qualità comuni, l’acquisizione di deleghe da parte della Regione Marche su temi di prioritaria importanza per il sistema imprenditoriale regionale in coerenza con le nuove funzioni previste nella legge di riforma. E ancora: la possibilità di acquisire maggiori risorse derivanti da accordi con altri enti e organismi nazionali ed internazionali per il sostegno alle imprese, la razionalizzazione complessiva dei costi con conseguente incremento delle risorse per il sostegno del tessuto imprenditoriale. Senza contare che l’ente camerale unico diventerebbe il quinto su scala nazionale per dimensioni e numero di imprese.

La scelta è stata condivisa dall’assessora, invitata per discutere anche dei temi di possibile collaborazione con la Regione e dei progetti pluriennali in considerazione del suo ruolo di coordinatrice della commissione Attività produttive della Conferenza delle Regioni. L’ipotesi di una sola realtà, che unifichi in un solo soggetto le cinque presenti attualmente sul territorio, è sostenuta anche dall’assessora Manuela Bora che ha sottolineato come la Camera unica marchigiana «costituirebbe una best practice nazionale e progetto pilota molto interessante, non essendoci ancora altri esempi simili in Italia, e che varrebbe al nostro ente unico l’attenzione delle istituzioni centrali, Ministero e Unioncamere».

LE TAPPE DELLA RIFORMA

L’accordo tra le cinque territoriali, però, ancora non c’è. E il tempo stringe. L’8 giugno 2017 è vicino, il termine entro il quale Unioncamere nazionale è tenuta a predisporre i piani di accorpamento delle attuali 105 Camere di Commercio italiane come previsto dalla riforma del sistema camerale contenuta nel decreto legislativo 219 del 2016. Entro il mese di agosto sarà poi il ministero dello Sviluppo Economico, sentite le Regioni, ad approvare la riorganizzazione dell’intero sistema. Per questo la Camera di Commercio di Ancona, che pure dal 2014 ribadisce con molta chiarezza la propria posizione verso la costituzione di un unico ente regionale camerale, ha ritenuto opportuno riconvocare il Consiglio per esprimere una posizione definitiva da trasmettere agli enti competenti a provvedere al definitivo riassetto.
«Quello che rimane prioritario – spiega il presidente Giorgio Cataldi – è la necessità di adottare un modello organizzativo che assicuri comunque il mantenimento dei presidi e delle specializzazioni nei territori di competenza, con adeguate forme di rappresentanza. Per questo – continua – chiediamo alla Regione un impegno formale e concreto che individui le Camere di Commercio come interlocutore pubblico strategico sulle tematiche più rilevanti concernenti lo sviluppo e la competitività del sistema economico regionale, in coerenza con quanto la riforma ci chiede». Ovvero: promozione del turismo, valorizzazione del patrimonio culturale ed enogastronomico, internazionalizzazione, supporto al placement ed all’orientamento al lavoro ed alle professioni, alternanza scuola-lavoro, digitalizzazione delle imprese, registro imprese e Suap, qualificazione aziendale e dei prodotti, sviluppo della Macroregione Adriatico Jonica. Il Consiglio camerale si è espresso oggi anche a favore dell’accorpamento delle aziende speciali a livello regionale quale dimensione minima per svolgere in maniera adeguata e funzionale i compiti di internazionalizzazione e le altre funzioni attribuibili in coerenza con quanto previsto dalla riforma.

LO SCENARIO DELLA CAMERA UNICA NELLA PROPOSTA DI ANCONA:

LA GOVERNANCE

Gli organi della Camera Unica sarebbero composti da 25 consiglieri e 8 componenti di Giunta, oltre il presidente. L’adeguata rappresentatività territoriale potrebbe essere assicurata da organismi di indirizzo territoriale, a cui attribuire funzioni propositive su programmazione, bilanci, accordi con enti ed istituzioni locali, Università e mondo della scuola, come canale privilegiato di dialogo e confronto con i territori, a cui, in sede di predisposizione della relazione previsionale e programmatica e del preventivo economico, potrebbero essere assegnate risorse per la realizzazione di interventi di sostegno economico finalizzato all’area ed ai distretti di riferimento.

LA SEDE
Il modello organizzativo regionale potrebbe prevedere una sede legale nel capoluogo di regione e sedi distaccate nei capoluoghi di ogni provincia, nonché eventualmente una sede territoriale a servizio della fascia montana.

I SERVIZI
Se da una parte l’accorpamento a livello regionale determinerebbe un bacino di utenza più ampio e significativo in termini di massa critica di imprese, consentendo di accrescere le economie di scala e migliorare l’efficacia e l’efficienza dei servizi, dall’altra si otterrebbe una diffusione su tutto il territorio regionale di competenze e servizi specializzati, erogati secondo standard di qualità comuni e format di successo replicabili, pur rispettando i punti di forza e le specificità dei singoli territori (colmando in tal modo le disparità oggi esistenti).

I COSTI
La Camera unica appare la soluzione in grado di assicurare la maggiore razionalizzazione dei costi, comprimendo in particolare gli oneri di funzionamento (prestazioni di servizi, manutenzioni ordinarie, quote associative, etc.) in misura significativa; inoltre verrebbero centralizzati gli acquisti di beni e servizi, nonchè omogeneizzati e rafforzati quei complessi ed essenziali sistemi di gestione obbligatori nella Pa (ciclo di gestione della performance, anticorruzione e trasparenza, codice dell’amministrazione digitale).
Da un punto di vista economico, rispetto a due Camere di Commercio, la Camera unica regionale si configurerebbe anche per una maggiore solidità patrimoniale e finanziaria, riuscendo a fronteggiare efficacemente alcune criticità evidenziate anche dai dati contabili

IL “PESO”

Una Camera unica così concepita, che andrebbe a rappresentare oltre 207.000 imprese, porrebbe la realtà marchigiana al quinto posto in Italia per consistenza del tessuto economico, dopo Milano, Roma, Torino e Napoli.

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