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Il biogas di Castelbellino finisce
alla Corte di Giustizia Europea

AMBIENTE – Il Tar ha inviato il caso alla corte Ue per un parere sull’iter amministrativo che ha concesso l’apertura dell’impianto, a circa 100 metri dall’abitato di Pantiere
domenica 28 Maggio 2017 - Ore 17:19
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Controlli nelle centrali biogas, foto d’archivio

 

di Giampaolo Milzi

Da mesi l’infinita querelle dell’impianto biogas di Castelbellino è sottoposta anche a un giudizio di un organismo europeo. Un fatto tale da emblematizzarne la vasta complessità. Una complessità non solo dal punto di vista della eco-compatibilità dell’impianto col territorio e la tutela della salute pubblica (numerosi i casi di allarme inquinamento come indotto della sua operatività), ma soprattutto da quello dell’intricato iter burocratico che ha accompagnato la progettazione della centrale e l’avvio del ciclo produttivo di energia elettrica ricavata dal processo di combustione delle biomasse. Sarà la Corte di Giustizia Europea, con sede in Lussemburgo, a dover redigere al termine dei lunghi accertamenti in atto, una sorta di interpretazione autentica su alcuni dei nodi più controversi da sciogliere della ingarbugliata matassa di un contraddittorio – da cui affiorano anche aspetti paradossali – che vede da anni su fronti opposti da un lato il Comune di Castelbellino, in sintonia con il Coordinamento dei Comitati Terre Nostre Marche fin dall’inizio contrario ad una struttura che definisce una sorta di eco-mostro inquinante, e dall’altro la Regione Marche e la Società Agricola 4C che lo gestisce nel sito fra le contrade residenziali e industriali Pantiere e Scorcelletti. Decisivo, il parere della Corte UE, per una definizione della controversia giudiziaria pendente davanti al Tribunale amministrativo regionale delle Marche (Tar). E’ stato infatti il Tar, qualche mese fa, al termine dell’ennesima udienza interlocutoria, accertata proprio la complessità giuridica della questione, ad inviare una gran mole di atti alla Corte di Giustizia Europea. E potrebbe essere proprio il Tar, una volta ricevuto l’autorevolissimo parere dai giudici del Lussemburgo, a mettere la parole fine alla diatriba.
Ma facciamo un passo indietro, per capire le tappe che la diatriba l’hanno portata fino in Lussemburgo. “Galeotta” fu, secondo il fronte anti biogas, l’autorizzazione concessa nel 2012 dalla Regione Marche al funzionamento dell’impianto di Castelbellino nonostante “l’istruttoria” non fosse stata completata da un preventivo screening di Via (Valutazione d’impatto ambientale). Una carenza che si è qualificata come il motivo principe per cui il Comune di Castelbellino ha presentato un ricorso contro quella autorizzazione al Tar rivelatosi vincente, dato che il Tar, con sentenza numero 486 del 19 giugno 2015, ha annullato l’autorizzazione regionale.
Già, ma nel frattempo, qualcosa si era già mosso sul fronte normativo, sia nazionale che regionale, e la Regione aveva ben pensato di giocare d’anticipo, prima del pronunciamento del Tar. Come? Approvando una sua legge con la quale, di fatto, sanava tutte le presunte e a suo avviso opinabili irregolarità d’iter riguardanti impianti biogas compreso quello di Castelbellino. E prendendo poi atto, con soddisfazione, del decreto numero 52 emesso il 30 marzo 2015 dal ministero dell’Ambiente, un atto di moratoria che prevedeva e prevede l’esenzione dell’obbligo di presentazione Via per impianti con potenze produttive di elettricità non elevatissime, ma comunque ben superiori a quella pari a 1MW della centrale di Castelbellino, a condizione che gli impianti non avessero ancora avviato e completato con esito positivo la richiesta autorizzativa per produrre entro la data del 30 marzo di entrata in vigore del decreto. Forte di queste novità e, appunto, giocando d’anticipo rispetto all’annullamento dell’autorizzazione da parte del Tar che sarebbe arrivato il 19 giugno, il 3 giugno la Regione aveva emesso un secondo decreto, il Ddpf numero 60, convalidando la prima autorizzazione e ribadendo che non necessitava di preventivo screening Via. Un evidente paradosso, secondo il sindaco di Castelbellino Andrea Cesaroni (il Comune è assistito nel contenzioso amministrativo dallo studio legale Lucchetti di Ancona) e per l’eterogeneo gruppo del “no al biogas”. “Vero che l’impianto di Castelbellino produce al massimo 1MW, ma come si fa a sostenere, come ha fatto la Regione, che l’iter autorizzativo non era stato ancora del tutto perfezionato?”,si domanda ancora il sindaco. E con lui se lo domanda anche Massimo Gianangeli, presidente del Coordinamento Comitati Terre Nostre Marche (di cui fa parte anche il Comitato salute e ambiente Vallesina), che continua a battersi per la sospensione dell’attività dell’impianto di Castelbellino se non per la sua chiusura. Sta di fatto che i residenti delle contrade Pantiere e Scorcelletti hanno bollato l’azione normativa congiunta di Regione e Ministero come il classico colpo di spugna. Quanto alla Regione, si è “difesa”, tra l’altro, sostenendo che la centrale biogas di Castelbellino rientra nella moratoria decisa a Roma in quanto prima del decreto ministeriale salvifico mancavano alcuni aspetti e passaggi tecnici. “Dettagli, aspetti di rilevanza minima – ribatte Gianangeli – La verità è che l’impianto continua a produrre secondo le sue esigenze dal 2013”. E continua a produrre – tale sarebbe l’aspetto paradossale – a fronte di una sentenza del Tar contraria e senza Via. Gli ulteriori step del braccio di ferro amministrativo? La Società Agricola 4C ha presentato ricorso contro il provvedimento del Tar del 9 giugno 2015 che boccia l’autorizzazione regionale. Il Comune di Castelbellino si è appellato allo stesso Tar contro l’autorizzazione bis concessa dalla Regione il 3 giugno dello medesimo anno. Il Tar ha inviato la bollente e complessa questione all’esame della Corte di Giustizia Europea e aspetta il responso per potersi pronunciare di nuovo. Una decisione comprensibile, quella del Tar Marche, visto che tra i compiti della Corte di Lussemburgo c’è anche quello di garantire che il diritto dell’UE venga interpretato e applicato allo stesso modo in ogni Paese europeo, e di garantire che i Paesi comunitari rispettino la normativa dell’UE. La Corte europea, quindi, dovrà valutare anche in questo senso, tra i vari aspetti, la correttezza dell’interpretazione – pro biogas Castelbellimo – della legge regionale di “sanatoria” e il decreto ministeriale di moratoria. Sul fronte penale, si attendono intanto gli esiti dell’inchiesta del sostituto procuratore della Repubblica Rosario Lionello, attiva su due fronti: i risultati del monitoraggio della qualità dell’aria (rispettati i limiti di legge per la dispersione di sostanze chimiche potenzialmente nocive?) in corso da parte della centralina mobile Arpam posizionata il marzo scorso nei pressi dell’impianto di Castelbellino (leggi l’articolo); la regolarità di tutta la storia documentale-amministrativa del caso.

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