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Il “tombarolo” ha un museo
da 30mila reperti rubati in casa

JESI – Scoperto dai carabinieri, l’anziano negli anni aveva saccheggiato, ma anche custodito, studiato e catalogato, un vero patrimonio artistico e culturale, senza rivenderlo al mercato nero
martedì 30 Maggio 2017 - Ore 20:30
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Maggiore Carmelo Grasso, nucleo carabinieri tutela patrimonio culturale di Ancona

di Giampaolo Milzi

Una casa-museo delle meraviglie, a Jesi, molto, ma molto particolare. Perché i ben 30.000 reperti archeologici chiusi in tutta sicurezza al suo interno costituivano il super segreto dell’illegittimo proprietario. Un segreto che lui ha serbato gelosamente per quasi 30 anni, tanti quelli spesi ad indagare, ricercare e scavare nei punti “giusti”, componendo una mappa geografica di scoperte e prelievi che riguarda un po’ tutta la Vallesina. Protagonista di questo caso stupefacente, un anziano pensionato jesino, appunto. La maschera, meritata, di piratesco Indiana Jones, gliel’hanno tolta i carabinieri del Nucleo tutela protezione beni culturali dei carabinieri di Ancona in collaborazione con i militari dell’Arma della locale stazione di Jesi. E, come in una scena da film molto realistica, certo, l’hanno denunciato, il professionista in pensione col mega pallino dell’attività archeologica; ma, chissà, forse, dopo avergli spiegato che ciò che aveva così ben combinato è un reato, gli hanno detto anche bravo, grazie. Scherzi a parte, il paradosso ci sta tutto. Perché i carabinieri protettori dell’arte, anche quella antichissima, sanno bene quant’è difficile “beccare” i soliti tombaroli e affini, e come purtroppo questa gente, oltre a sottrarre beni preziosi allo Stato italiano e alla pubblica fruizione nazionale, questi beni li maltrattano, addirittura qualche volta li scompongono per venderli a pezzi. Lui no, li ha trattati che meglio non si poteva, visti e rivisti, accarezzati, curati per una vita, questi 30.000 scampoli di Storia con la S maiuscola databili dal XIII secolo a.C. al IV secolo d.C.. Il maggiore Carmelo Grasso, comandante dell’Ntpc di Ancona: “Scavi clandestini, già; ma il signore non se l’è mai sognato di immettere negli assetati fiumi del traffico commerciale corsaro tutte quelle preziosità; sistemate alla perfezione, le ha studiate e ristudiate, compilando una montagna di schede descrittive”.
Una scheda per ogni pezzo in ceramica, per ogni reperto metallico, vitreo, per ogni mosaico, oggetto in laterizio, per ogni manufatto legato alle ancestrali origini della pesca ittica, corredata con l’indicazione esatta del luogo dello scavo rivelatosi fruttuoso. Il contenuto della casa-museo è stato sequestrato in prima battuta, poi, tolti i sigilli, affidato al legittimo proprietario, lo Stato, in questo caso la Soprintendenza unica delle Marche con sede ad Ancona. E quelle migliaia di schede, probabilmente, saranno molti utili alla dott.ssa Maria Raffaella Ciuccarelli, la funzionaria archeologa di zona che, con grande professionalità, sta istituzionalmente ri-studiando, via via, i 30.000 preziosi segreti svelati della ormai ex casa-archeo museo dello spericolatissimo Indiana Jones jesino. La perizia e la cura dell’uomo non sono state comunque sufficienti per sfuggire alla denuncia dei carabinieri.

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