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La moglie lascia l’Italia
Emilio lotta per rivedere sua figlia
“Aiutatemi, lei merita un padre”

LA STORIA – Da oltre un anno il papà di Sassoferrato combatte nei tribunali per poter riabbracciare la sua bambina. “Mi sento abbandonato dal mio Paese, ma non mi arrendo”
martedì 27 Giugno 2017 - Ore 19:28
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di Agnese Carnevali

Non vede la sua bambina da più di un anno e da più di un anno lotta per riportarla in Italia, tra tribunali e Corte europea. È la storia di Emilio, papà di Sassoferrato, che lancia il suo disperato grido di aiuto perché «possa esercitare la mia paternità. Mi sento abbandonato dalle istituzioni e dall’Italia». Il dramma di Emilio inizia a dicembre 2015 quando la moglie, una donna di origine greca, in attesa del loro primo figlio, gli chiede di poter partire da Sassoferrato, dove vivono, perché desidera partorire nel suo Paese, accanto alla sua famiglia. «Non ho mai compreso questa sua richiesta – racconta Emilio -, dopo il matrimonio abbiamo sempre vissuto a Sassoferrato, ma desideravo che mia moglie avesse una gravidanza serena ed ho voluto rispettare questa sua esigenza». La donna parte dunque per Atene dove un mese dopo nasce la piccola. «Ho raggiunto mia moglie per il parto – riprende Emilio – ed eravamo d’accordo che entro due, tre mesi sarebbe rientrata in Italia con la bambina. Un accordo che era chiaro e del quale ho le prove, consegnate ai tribunali». Ma i mesi passano e la donna non accenna a voler tornare a casa con la bambina. «È passato quasi un anno e mezzo ed io non ho più visto mia figlia da giugno 2016 – afferma Emilio -. Vista la resistenza di mia moglie, che non ha rispettato gli accordi presi, non ho avuto alternative che rivolgermi al tribunale per poter rivedere mia figlia ed esercitare il mio diritto di padre e perché sia riconosciuto a mia figlia il diritto ad avere due genitori». Ma la giustizia italiana finora non è stata dalla parte di Emilio. «Ho portato la mia situazione al ministero di Grazia e Giustizia, al tribunale di Ancona, alla Procura di Ancona, ed al tribunale dei minorenni di Ancona, purtroppo ad oggi o si sono dichiarati “incompetenti territorialmente” a prendere decisioni riguardanti mia figlia o sono rimasti alla finestra; ovviamente ho richiesto con vigore sin da subito il rimpatrio immediato della minore ai sensi della Convenzione dell’Aja del 1980 e del Regolamento Bruxelles II Bis 2201/2003. Questa situazione di “stallo” e di rimpallo delle competenze deriverebbe dal fatto che – spiega Emilio – essendo nata in Grecia la bimba risiederebbe abitualmente là, secondo la loro interpretazione lontana dal buon senso e dall’esito di precedenti sentenze delle corti di massimo grado francesi ed inglesi (equivalenti alla Corte di Cassazione Italiana) in casi identici al mio, senza considerare che il centro di interessi della bambina non può che essere Sassoferrato, dove il nucleo familiare ha sempre risieduto, dove io e mia moglie abbiamo sempre vissuto e dove intendevamo crescere nostra figlia e dove io lavoro, assicurando l’unica fonte di reddito alla famiglia, mia moglie non ha un impiego». A sostenere Emilio nella sua battaglia l’associazione Penelope Marche, che aiuta le famiglie delle persone scomparse. «In questo caso – interviene la presidente Giorgia Isidori – questo papà sa dov’è la figlia, ma di fatto non può vederla, se non sporadicamente e non può averla vicino a sé».
«Mi sento abbandonato dal mio Paese – continua ancora Emilio -. Sono da solo a portare avanti questa battaglia, ma spero vivamente di potermi ricredere presto. Solo il giudice greco del tribunale di Atene ha accolto il mio ricorso, sospendendo però il giudizio rimandando alla Corte di Giustizia europea l’interpretazione del concetto di “residenza abituale” in un caso come il mio, non contemplato finora, mia figlia, infatti, non è mai stata fisicamente su territorio italiano». Per il giudice europeo, però, l’interesse della bambina non è pregiudicato se rimane in Grecia senza il padre che può comunque usufruire dei diritti di visita. «Una vera ingiustizia – le parole di Emilio -. Io voglio crescere mia figlia, non voglio fare il turista nella sua vita». A sostenere Emilio in sede europea l’Inghilterra che si è costituita in suo favore, ma non l’Italia, mentre a difesa della donna si è costituito lo stato ellenico. «L’Inghilterra si è costituita perché una sentenza come questa crea un precedente e fa legge in tutta Europa. Cioè significherebbe rendere legale la sottrazione di minore in casi simili al mio. Sono disperato. Non voglio privare mia figlia della madre, ma non posso accettare di essere privato io di mia figlia che merita di crescere anche con un padre. Ora sono nelle mani del giudice greco che a brevissimo deciderà se rimpatriare o meno mia figlia e quindi sul suo futuro e sul mio, io non mi arrendo.”

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