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Scelto tra i 40 migliori bartender,
Alessandro Governatori porta avanti
la tradizione del Bar Torino

L'INTERVISTA - Il nipote di Rio Romagnoli, lo storico barman di corso Garibladi ad Ancona, è stato scelto tra gli studenti più talentuosi d'Italia per la scuola di cucina internazionale di Alma. "Abbiamo il mestiere nel Dna. Mio nonno il maestro più severo, ma lui sa quanto studio e oggi mi chiede di tenerlo aggiornato sulle novità della professione"
sabato 12 agosto 2017 - Ore 19:17
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Alessandro Governatori dietro il bancone del bar Torino

Alessandro Governatori

di Agnese Carnevali

(foto Giusy Marinelli)

Quella di miscelare liquori, sciroppi, soda per farne dei cocktail unici è un’arte che ha nel sangue, affinata da anni accanto ad un maestro d’eccezione, un mostro sacro tra i barman della città, Rio Romagnoli, suo nonno, al motto di “bevete e sorridete”. E poi gli anni di studio intenso e infaticabile pratica, a scuola e ancora nell’attività di famiglia. Un percorso che ha portato Alessandro Governatori, 19 anni, di Ancona dal bancone del Bar Torino di corso Garibaldi, tempio dell’aperitivo, alla summer school di cucina internazionale di Alma, insieme ad altri 40 ragazzi provenienti da 24 territori diversi. I migliori studenti di scuole alberghiere d’Italia.

Alessandro, cos’ha significato per te partecipare alla summer school?

«È stata un’esperienza bellissima. Si tratta di una scuola di eccellenza italiana. C’era la possibilità di frequentare uno tra quattro corsi di settore Cucina, Sala, Pasticceria e Restaurant Managment. Io ho scelto Sala, che è stato anche il mio percorso di studi a scuola, al Panzini di Senigallia dove mi sono diplomato. Abbiamo avuto a disposizione attrezzature ed aule all’avanguardia, una selezione di oltre 4 mila etichette, oltre a fare delle uscite didattiche: un servizio ad una cena di gala. Insomma un’esperienza formativa senza eguali».

Bar Torino

La tua arte è anche quella di barman, da qualche anno è tua la firma sui cocktail di Bar Torino, local storico della città. Com’è nata questa passione?

«Sicuramente qualcosa era nel dna, la mia famiglia, mio nonno ed i miei genitori sono da sempre nel settore e fin da piccolissimo mi piaceva sperimentare a casa. Poi a 10 anni ho detto a mio nonno che volevo impare il suo mestiere, che mi ha sempre affascinato. E lui mi ha detto va bene, mettiti accanto a me, guarda attentamente quello che faccio e lava tutto quello che ti dico di lavare. La mia formazione è iniziata così, per anni non ho fatto altro che lavare stoviglie e osservare mio nonno, tra i professionisti più meticolosi che conosca. Dopo tre anni mi ha permesso di provare i primi cocktail classici. Quando avevo 16 anni poi, a causa di un intervento a cui si è sottoposto nonno, mi sono trovato a gestire il bancone da solo e ho dato spazio anche un po’ al mio stile. Ora ho all’attivo 8 corsi e seminari di perfezionamento per migliorare e diversificare le noscenze dei prodotti, anche perché al Bar Torino tutto è fatto in casa, sciroppi, bitter. Propongo cocktail classici, ispirati alla Golden Age dell’800 e mie creazioni».

È stato difficile il confronto con tuo nonno Rio, considerato tra i migliori professionisti del settore, un’icona per Ancona?

«Mio nonno è stato il mio primo e più severo maestro. Ancora oggi resta molto sulle sue ed è difficile che ti dica bravo anche se io capisco sempre quando lo pensa e quando è felice. Ultimamente ha iniziato a chiedermi spesso le novità inerenti il mestiere ed i prodotti, sa che io studio e mi aggiorno di continuo, che leggo le riviste di settore, così resta sempre informato anche lui».

Bar Torino

Il tuo cavallo di battaglia?

«Il Torino special. L’ho inventato due anni fa, ispirato, come si intuisce, alla storia del bar di corso Garibaldi di Ancona, il primo a portare nel centro Italia i vermouth torinesi dopo l’unificazione del Paese. La base da cui sono partito è l’americano: vermouth rosso, bitter Campari, liquore alla vaniglia e bitter arancia, servito in una coppa di champagne vintage».

Sogni per il futuro?

«Intanto l’Università. Ho scelto Scienze e tecnologie alimentari qui ad Ancona, sempre per ampliare le mie conoscenze. Vorrei poi rinnovare il bar di famiglia, pur mantenendo il suo stile classico. Il grande sogno resta poi quello di aprire un locale mio, al quale poter dare il mio stile. Vorrei restare qui ad Ancona, per non lasciare l’attività di famiglia, ma anche perché penso che la città abbiamo molto da imparare e scoprire sul miscelato».

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