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Il professor D’Amico contro
l’Amoris laetitia di papa Francesco

ANCONA - Il docente del Rinaldini è tra i 62 firmatari della cosiddetta "correzione filiale" all'esortazione pastorale del pontefice sulla famiglia, giudicata eretica in alcuni passaggi. "I cardinali avrebbero dovuto dire al papa che stava sbagliando"
lunedì 25 Settembre 2017 - Ore 21:11
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Il professore Matteo D’Amico

 

Sono sette le frasi contenute nella Amoris laetitia, l’esortazione apostolica di papa Francesco sulla famiglia, contro le quali si schiera il gruppo dei 62 perché ritenute eretiche. Tra questi, il professore di Storia e Filosofia del liceo Classico Rinaldini di Ancona Matteo D’Amico. «L’uomo deve riconoscere l’immutabilità della legge divina. L’esortazione post-sinodale Amoris laetitia sembra aprire al fatto che le verità morali possano mutare col tempo». Così parla D’Amico all’agenzia Dire per spiegare la sua adesione alla cosiddetta correzione filiale alla Amoris laetitia, consegnata lo scorso agosto al pontefice e sottoscritta da sacerdoti ed alcuni studiosi religiosi, ma anche laici come nel caso del docente. Il professore D’Amico ci tiene, prima di tutto, a puntualizzare che «sia la tradizione che il codice del diritto canonico prevedono la possibilità per il “suddito” di invitare, senza astio o polemica, il proprio “superiore” a rettificare alcune affermazioni per il bene della Chiesa qualora venga minacciata l’integrità del deposito ereditato». Poi, entra nel merito delle osservazioni espresse nel documento. «Nessuno si permette di dire che il papa è eretico − continua D’Amico −. Noi diciamo solo che è eretica una certa affermazione perché contrasta col dogma. Ora auspicherei un confronto perché credo che sia un bene. Tutto l’Occidente ed anche la Chiesa sono ammalati di una deriva progressista che non è più capace di contemplare l’eterno e l’immutabile. Nei tempi passati la Chiesa era sentinella che ammoniva certi comportamenti. Lo scontro sul documento si fonda su due idee diverse di verità: la prima come verità immutabile e la seconda di carattere illuministico per cui la verità è figlia del tempo e deve mutare adeguandosi al cambiamento degli usi e costumi. Ma la legge di Dio non può modificarsi». Il professore D’Amico, lombardo di origine ma marchigiano d’adozione, è deluso per la mancata risposta di papa Bergoglio. Ci tiene a precisare che «sarebbe grave se qualcuno pensasse che con questo documento volevamo offendere papa Francesco» ma si aspetta anche che, «per amore della verità», si apra una discussione franca e serena nella Chiesa. «Mi aspettavo una risposta che ancora non è arrivata − aggiunge ancora −. Mi sarei aspettato una convocazione dal papa per un colloquio chiarificatore che invece non c’è stato. Sarebbe bastato un impegno a rettificare. Non avendo avuto alcuna risposta, consapevole della correttezza delle nostre osservazioni, non posso che interpretare questo silenzio come una sorta di assenso. Come nel diritto. In caso contrario il papa avrebbe confutato le nostre tesi. Se il silenzio continuasse, nel pieno rispetto del pontefice, riteniamo di poter legittimamente portare a conoscenza di questi problemi quante più persone, di buona volontà, possibili. Così che tutti possano iniziare a pregare affinché questa crisi venga superata». Il documento non è stato firmato da nessun cardinale. «Sono rimasto stupito − conclude −. Credo che sia una cosa grave perché più alto è il potere di collaborazione con il papa più è grande l’obbligo di consigliarlo. I cardinali avrebbero dovuto dire al pontefice che certe affermazioni non andavano bene e così Francesco avrebbe potuto accorgersi dell’errore. Ma invece, contrariamente al mito, il papa è solo. Temo che l’episcopato non abbia molto coraggio di dire con umiltà e rispetto “Santità penso che queste cose siano sbagliate”. Così il papa potrebbe capire che sta percorrendo una strada molto pericolosa per la Chiesa. I cardinali e i vescovi tacendo invece stanno mancando al loro dovere. Se parlassero le cose cambierebbero molto in fretta».

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