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Uccise la moglie,
torna in carcere per stalking
Jurgen Mazzoni (Video)

SENIGALLIA – Secondo gli investigatori avrebbe potuto uccidere di nuovo. Ha tormentato per un anno una ragazza con messaggi, telefonate, lettere minatorie e proiettili. Il 41enne, finito ai domiciliari, non ha smesso di perseguitare la sua vittima. E' stato arrestato dal pool di donne della polizia specialiste nel contrasto alla violenza di genere, risultato simbolo della lotta al femminicidio
lunedì 13 novembre 2017 - Ore 13:32
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Le indagini e l'arresto di domenica notte della polizia

L’arsenale sequestrato a Mazzoni

 

Uccise la moglie in modo spietato nel 2001, ma la buona condotta di Jurgen Mazzoni non era frutto di una redenzione, piuttosto di una doppia personalità che gli investigatori della polizia hanno definito un “profilo criminale”. Avrebbe potuto uccidere di nuovo e per questo è stato arrestato nella notte Jurgen Mazzoni. Il 41enne di Senigallia si trova ora in custodia cautelare nel carcere di Montacuto su disposizione del gip Antonella Marrone in attesa dell’interrogatorio di garanzia. Mazzoni era già stato arrestato e posto ai domiciliari lo scorso agosto, ma non ha mai smesso di tormentare la sua vittima e per questo l’obbligo di non avvicinarsi alla ragazza è stato inasprito con l’arresto. E’ indagato per stalking aggravato e continuato nelle indagini condotte dal pm Dicuonzo. Ad attendere l’uomo al suo rientro a casa ieri notte c’erano gli agenti della squadra mobile di Ancona guidati dal dirigente Carlo Pinto e il pool di investigatori da Roma della nuova sezione contro le violenze di genere e i crimini d’odio della seconda divisione del servizio centrale operativo della polizia, diretti dal vice questore aggiunto Francesca Capaldo. Gli investigatori da oltre un anno non hanno mai perso di vista le mosse del 41enne di Senigallia. L’uomo si era invaghito perdutamente di una ragazza 24enne del Senigalliese, conosciuta nel 2014. Pazzo di gelosia, ha iniziato a tormentarla con dichiarazioni di amore alternate a minacce, in un crescendo spaventoso, che ha fatto temere per la vita della ragazza. Messaggi, telefonate anonime, finti profili Facebook per seguire e molestare la vittima tramite i social network, fino agli episodi di danneggiamento delle auto di famiglia della ragazza: prima il furgone da lavoro del padre di lei ritrovato con le gomme squarciate, poi l’incendio di due vetture. E infine quelle terribili lettere anonime, una contenente addirittura le ogive di quattro proiettili esplosi. Una serie di atti intimidatori che hanno fatto entrare in azione la polizia prima che potesse accadere il peggio.

I fucili ad aria compressa e il cappio ritrovati a casa di Mazzoni

L’alter ego del cinema e il precedente delitto. Una doppia personalità: da una parte il bravo ragazzo, dall’altra il profilo criminale. Così gli investigatori della polizia tracciano Mazzoni. La faccia del lavoratore modello in una impresa di prodotti elettronici della valle del Misa era riuscita a far dimenticare l’efferato omicidio della moglie dell’agosto del 2001: sposi giovanissimi, la moglie Federica Gambardella ha appena 19 anni quando la follia omicida di Mazzoni esplode, scatenata dalla gelosia. Lui la strangola con un cavo elettrico, poi la lascia nella vasca da bagno, mentre se ne va al bar. Nasconderà il corpo nelle cave di San Gaudenzio, vicino ad Arcevia. Mazzoni sarà arrestato e condannato nel 2002 a 16 anni per omicidio e occultamento di cadavere, ma il comportamento esemplare lo farà uscire dal carcere prima: nel 2009 torna in libertà. E si inventa una nuova identità. Per la somiglianza con l’attore americano Zach Galifianakis si fa chiamare lo zio Alan, come il protagonista del film comico-demenziale “Una notte da leoni”. Diventa parte di un gruppo di bikers di Fano e con loro condivide la passione per le moto e i tour sulle due ruote, l’ultimo in Germania proprio nel fine settimana, prima di essere arrestato. Per tutti è il classico “bravo ragazzo”. Ma quella di Jurgen non è una storia di redenzione e le meticolose indagini della polizia lo possono dimostrare.

I dirigenti Carlo Pinto e Francesca Capaldo illustrano i dettagli dell’operazione, con il materiale sequestrato all’indagato

Le indagini partono nell’ottobre del 2016, quando la famiglia della ragazza denuncia al commissariato di polizia di Senigallia il primo episodio di danneggiamento del furgone Ducato del padre, ritrovato con le ruote bucate. Inizialmente nessuno sospetta di Mazzoni, ma gli episodi di minacce alla ragazza e alla sua famiglia diventano sempre più frequenti da richiedere l’intervento della squadra mobile di Ancona e della sezione anti stalking da Roma. Ne seguirà un anno di difficili e delicati appostamenti, pedinamenti e intercettazioni durante i quali gli investigatori della polizia ricostruiranno tutte le ossessioni e il lato oscuro dello stalker. Le dichiarazioni d’amore per la ragazza incontrata per caso nel 2014, con cui era riuscito a stringere un rapporto di amicizia ma non una relazione, vengono alternate sempre più spesso alle minacce da parte dell’uomo, in un crescendo spaventoso. Come per l’omicidio della moglie Federica, la molla che fa scattare il 41enne è la gelosia provata nei confronti dei presunti rivali in amore. Iniziano dunque i messaggi anonimi, le telefonate fatte dalle cabine telefoniche di Senigallia e Fano, i falsi profili sui social network per tormentarla, che rendono la vita della giovane un inferno. “Sei stata cattiva con me, ti mangerò il cuore”, “ti do fuoco alla macchina con te dentro”, “gli errori si pagano”, “ti uccido” sarebbero alcune delle tante e orribili dediche alla 24enne delle sue ossessioni. Il 13 agosto, la polizia interviene: Mazzoni è arrestato e viene posto ai domiciliari, poi trasformati in divieto di avvicinamento alla ragazza. Ma questo non lo fa desistere, anche negli ultimi tre mesi avrebbe continuato con le torture psicologiche. A far temere per la vita della ragazza sono state soprattutto le lettere anonime: due, una inviata il settembre scorso, dopo che Mazzoni era già stato arrestato, contenente quattro proiettili con minacce di morte. Poi una seconda lettera minatoria, intercettata dagli investigatori il 2 novembre all’ufficio postale dove era stata imbucata, prima che venisse recapitata alla ragazza, e quindi fatta analizzare con tutte le cautele del caso per i test del dna e delle impronte digitali dalla polizia scientifica del gabinetto Marche – Abruzzo. Nella lettera scritta al pc, nuove inquietanti minacce, in vista del compleanno ormai imminente della ragazza. L’autore delle minacce arriva a promettere di tagliare la testa della ragazza e conservarla in formalina per la ricorrenza. Gli agenti della squadra mobile e dello Sco sono perciò intervenuti per mettere fine una volta per tutte alla persecuzione: domenica notte hanno atteso a Senigallia Mazzoni, di ritorno dalla Germania da un viaggio in moto con gli amici bikers, per arrestarlo.

Le frasi di Mazzoni dedicate alla ragazza oggetto delle sue ossessioni, scritte su alcuni ciottoli in ricordo delle loro frequentazioni

Durante le tre perquisizioni nelle due case abitate da Mazzoni e nel suo garage, proseguite tutta la notte, è emersa la collezione di armi di una personalità ossessionata dalla violenza: coltelli da rambo, machete, scimitarre, in tutto 19 lame, due fucili da precisione calibro 4.5 mm ad aria compressa per sparare pallini di piombo (potenzialmente letali), munizioni per le due armi, un cappio nascosto sotto al letto e infine un vero e proprio proiettile di metallo color argento. Sarà sottoposto agli esami balistici per capire se è compatibile con le ogive spedite nelle lettere minatorie. Tutto materiale che Mazzoni, con i suoi precedenti penali, non avrebbe potuto detenere ed è stato sequestrato. Sul luogo di lavoro di Mazzoni è stato sequestrato un pc e la stampante, la polizia scientifica li analizzerà per capire se sono stati utilizzati per scrivere e stampare le lettere minatorie. “Perché tutta questa polizia? Sono un bravo ragazzo” si sarebbe semplicemente giustificato il 41enne di Senigallia davanti agli agenti, che lo hanno fermato con tutte le prudenze del caso per evitare reazioni fuori controllo dell’uomo. Mazzoni però è rimasto gelido, distaccato e si sarebbe anche lasciato andare ad un lungo confessionale, mostrando agli agenti un particolare da brivido: le sue foto con la ex moglie Federica, quando erano ancora una coppia di felici e giovani sposi, prima che diventasse il suo carnefice.

I dirigenti della polizia Francesca Capaldo e Carlo Pinto

L’arresto del pool femminile a difesa delle donne. L’arresto di Mazzoni ha anche un significato simbolico: lo stalker infatti è stato fermato a pochi giorni dalla ricorrenza della giornata contro la violenza sulle donne del 25 novembre. “Un arresto delle donne a difesa di altre donne” ha commentato la dirigente del servizio contro le violenze di genere e i crimini d’odio Francesca Capaldo, sottolineando la forte presenza femminile nella squadra anti stalking della polizia, tutte donne presenti al fermo di Mazzoni. “E’ stata una grande soddisfazione aver salvato la vita alla ragazza e aver messo fine al terrore per lei e la sua famiglia” ha aggiunto il capo della squadra mobile Carlo Pinto.

(E. Ga.)

(servizio aggiornato alle 16.42)

Il dirigente della squadra mobile Carlo Pinto con il vice questore aggiunto Francesca Capaldo, dirigente della nuova sezione contro le violenze di genere del servizio centrale operativo

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