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Omicidio Sassoferrato:
condannato a 16 anni Dimasi
Caduta la premeditazione

DELITTO – La sentenza di primo grado ha giudicato colpevole di omicidio volontario il muratore per la morte del professore Alessandro Vitaletti. La pena è stata quasi dimezzata rispetto alle richieste dell'accusa per il non riconoscimento dell'aggravante della premeditazione
giovedì 11 Gennaio 2018 - Ore 13:56
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Sebastiano Dimasi

Omicidio di Sassoferrato, il 55enne Sebastiano Dimasi condannato in primo grado a 16 anni di reclusione per la morte del professore Alessandro Vitaletti. Condanna quasi dimezzata rispetto alle richieste del pm Serena Bizzarri, che durante la scorsa udienza aveva chiesto 30 anni di carcere per il muratore di origine calabrese. A dare lettura della sentenza stamane è stato il gup Paola Moscaroli, al termine del processo con rito abbreviato chiesto dalla difesa, rappresentata dall’avvocato Enrico Carmenati. A determinare la riduzione della pena è stato il non riconoscimento da parte del giudice dell’aggravante della premeditazione, contestato dalla procura. Dimasi, dunque, non avrebbe accoltellato il docente di lettere seguendo un piano prestabilito, ma in una sorta di raptus. Stabilito anche il risarcimento per la parte civile, rappresentata dall’avvocato Roberto Marini: alla moglie e ai figli della vittima andranno in totale 300 mila euro. Alla sorella del prof sono stati riconosciuti 40 mila euro. Le motivazioni della sentenza saranno pubbliche tra 90 giorni. Solo dopo la lettura, la difesa deciderà se ricorrere in appello o meno. Una difesa che ha sempre sostenuto che la zuffa tra i due fosse stata scatenata dalla vittima e non, come detto dalla magistratura, da Dimasi. A supporto di questa tesi, c’è la testimonianza di un commerciante che poco prima del delitto aveva scambiato quattro chiacchiere con Dimasi alla pompa di benzina di fronte al Bar dello Sport, in via Buozzi. L’uomo, davanti al giudice, aveva detto che era stato il professore a fermarsi con l’auto dopo aver visto il 55enne in strada e a innescare il litigio. Per la difesa, dunque ci sarebbe stato un eccesso colposo di difesa. Tra gli elementi più contestati, il mancato ritrovamento dell’arma del delitto, una lama affilata con cui il muratore avrebbe colpito il docente con 24 fendenti. Per la procura, invece, Dimasi aveva programmato il delitto, maturato in un contesto di gelosia provata dal calabrese nei confronti della relazione che la sua ex moglie aveva intrapreso con il professore. E così, appena visto il rivale in amore fuori dal bar, si sarebbe scagliato contro di lui, colpendolo a morte per poi fuggire nella campagna tra l’Umbria e le Marche. L’imputato era stato ritrovato in stato di choc in un casolare di Perticano, un borgo dell’Appennino, dopo una caccia all’uomo durata meno di 24 ore.

(servizio aggiornato alle 15.25)

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