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Discarica all’ex Edilcost,
parte la bonifica ma scoppia l’incendio

ANCONA – Il rogo accidentale attorno alle 17, sul posto vigili del fuoco e carabinieri. Il piazzale dell'azienda, fallita tre anni fa, era in stato di abbandono. Senzatetto messi in fuga dall'avvio delle operazioni di bonifica del sito inquinato
lunedì 29 gennaio 2018 - Ore 20:37
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di Giampaolo Milzi

Finalmente parte una sorta di bonifica, e paradossalmente scoppia un incendio, alla Edilcost di Vallemiano. Intorno alle 17 di oggi, la colonna di fumo che si alzava dall’ex stabilimento industriale al civico 19 di via della Ferrovia – in abbandono cronico e vittima di numerosi scarichi abusivi di rifiuti di ogni tipo – era così spessa e bianca da risaltare sullo sfondo della nebbia serale che gravava particolarmente sulla zona. Il paradosso sta nel fatto che l’incendio è divampato all’improvviso proprio mentre alcuni operatori del Deposito giudiziario di Ravenna, specializzati proprio in operazioni di pulizia di aree in forte degrado ambientale, stavano separando in gruppi diversificati l’enorme quantità di materiale presente nel sito aziendale – in futuro verrà avviato in discarica – che tra capannoni e piazzale copre circa 3.900 metri quadri. Un paradosso apparente, come si evince dal commento di Stefano Bezzi, responsabile degli addetti ai lavori, mentre i vigili del fuoco, arrivati sul posto con un’autocisterna, spegnevano le fiamme: “Uno dei nostri stava manovrando col bobcat tra i grandi mucchi di rifiuti, sarà successo che l’attrito tra la pala meccanica è il suolo o grossi oggetti particolari abbia partorito una scintilla, naturale che il fuoco abbia trovato lo scenario ideale per propagarsi”. In ogni caso poco dopo le 18 l’incendio, per fortuna localizzato in un punto del lato sinistro dell’enorme piazzale aziendale, dopo essere stato circoscritto è stato perfettamente domato. A fungere da esche, probabilmente, alcuni delle decine di barili pieni di solventi chimici e vernici, oltre a scatoloni, tubature plastiche, cavi elettrici, infissi, legname e scarti di lavorazioni edili. Insomma, una specie di discarica pirata, in parte a cielo aperto, in parte nei fabbricati di servizio e deposito (come ampiamente descritto nell’articolo pubblicato su Cronache Ancona il 12 gennaio scorso). Una zona franca, perché accessibile, non chiusa a dovere. Divenuta tale a partire dal maggio 2015, quando la srl Edilcost è stata dichiarata fallita con sentenza del Tribunale di Ancona.
Nei giorni scorsi la zona aveva attirato anche l’attenzione dei carabinieri del Noe (Nucleo operativo ambientale) di Ancona, che avevano compiuto un primo, breve sopralluogo. Lunedì sera erano presenti due loro colleghi con una vettura del radiomobile partita dal Comando provinciale carabinieri di via della Montagnola. I quali presenteranno una relazione sui fatti alla procura della Repubblica. Già, perché sulla vicenda, rogo accidentale a parte, sono molti gli aspetti da chiarire. Come si può spiegare che un’ex area industriale di un’impresa dichiarata fallita tre anni fa sia di fatto stabilmente abbandonata a se stessa, e diventi ricettacolo di conferimenti illeciti di decine e decine di quintali di rifiuti? Uscito di scena Luigi Catalano, l’ex socio unico della Edilcost – un uomo d’affari noto ad Ancona per i suoi diversi interessi economici e imprenditoriali, anche nel settore ristorativo e in campo sociale espositivo -, Cronache Ancona si era rivolta all’avvocato Luigi Orlandi, curatore fallimentare nell’ambito del procedimento n° 50/2015 di competenza del giudice delegato Giovanna Bilò, per capire di chi fosse la responsabilità di mantenere in sicurezza l’ex stabilimento. Il curatore si era limitato a far sapere “che il suo ruolo è concluso, in quanto l’area in questione è passata in proprietà ad una società di leasing”. Vero, la Fraer leasing con sede a Cesena, come si è saputo ieri. “Noi del deposito giudiziario di Ravenna (un organismo con operatività su scala nazionale, ndr.) siamo arrivati qui stamattina (ieri mattina, ndr.). – ha precisato lo specialista Bezzi – Abbiamo visto anche delle persone che scappavano, dopo aver passato la notte in uno dei capannoni su dei materassi. E a giudicare dal disastro che abbiamo trovato ne avremo per una settimana prima di aver completato la pulizia (e probabilmente di aver reso inaccessibile ad estranei il sito, ndr.)”. Perché non siete intervenuti prima? “Perché abbiamo dovuto aspettare il via libera dal curatore fallimentare”. Difetto e/o ritardi di comunicazioni, burocrazia lenta? Sta di fatto che, lungo il torrente Miano, in una zona verde di pregio ambientale, a pochi metri dal confine con l’area protetta del Parco del Conero, una fabbrica dismessa da anni – la Edilcost era stata inaugurata il 17 giugno 2011 alla presenza di rappresentanti degli enti locali e con la benedizione dell’allora Arcivescovo Edoardo Menichelli – si è via via trasformata in un mega-immondezzaio di rifiuti pericolosi, proprio mentre, per legge, se ne stava occupando lo Stato, ovvero il Tribunale di Ancona che segue i fallimenti. Come mai? Chissà, forse a questi ed altri interrogativi potranno rispondere i carabinieri e le indagini della procura della Repubblica.

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