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Bimba sequestrata,
mamma costretta a prostituirsi:
arriva la prima condanna

ANCONA - Sotto accusa per sequestro di minore e sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione con vittima una 24enne romena erano finiti due fratelli e il loro padre. Quest'ultimo dovrà scontare due anni e due mesi di reclusione. I suoi figli affronteranno il processo il prossimo 14 maggio davanti ai giudici della Corte d'Assise
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Foto d’archivio

 

Violentata e costretta a prostituirsi per pagare la liberazione della figlioletta, tenuta  segregata, stando alla tesi accusatoria, da un intero gruppo familiare composto da due fratelli e il loro padre. Il trio, di origine romena, era finito sotto accusa per sequestro di minore ai fini di estorsione, favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione. Per i fratelli, 23 e 31 anni, la procura aveva contestato anche il reato di violenza sessuale. Questa mattina, davanti al gup Paola Moscaroli, si è tenuta la prima partita del procedimento. Il più grande degli imputati, 49 anni, è stato condannato a scontare due anni e due mesi di reclusione in abbreviato per i reati che riguardano l’attività di meretricio della vittima, una 24enne romena che non si è costituita parte civile. Assolto, invece, dalla terza contestazione. Il giudice ha stabilito per i suoi due figli il rinvio a giudizio. La prima udienza davanti alla Corte d’Assise si terrà il 14 maggio. Probabile che la coppia non si presenti. I due romeni, infatti, sarebbero irrintracciabili. Stando ai riscontri della procura, l’incubo per la 24enne era iniziato  nel settembre 2016. In quel mese, la donna aveva messo piede a Collemarino, dove abitava il trio, dopo la decisione di lasciare la Romania con la sua figlioletta di due anni e mezzo e l’invito di uno dei due fratelli ad approdare ad Ancona. A un mese dall’arrivo, il nucleo familiare l’aveva spinta sulla strada. Tutti i proventi racimolati con la prostituzione, secondo la magistratura, sarebbero finiti nelle mani dei tre romeni. Gli imputati sarebbero anche arrivati a togliere a lei e alla sua piccina documenti e passaporto per impedire loro di tornare in patria. Il sequestro della piccola sarebbe scattato tra l’aprile e il maggio 2017. Per venti giorni, padre e figli avrebbero tenuto segregata la minore costringendo la madre a pagare due mila euro come garanzia per la restituzione della piccina. I due fratelli avrebbero anche abusato sessualmente della 24enne. Era stata lei, dopo aver riabbracciato la figlia, a denunciare tutto ai carabinieri di Falconara. Il 49enne è assistito dall’avvocato Filippo Paladini che per il suo assistito ha già annunciato il ricorso in appello. I suoi figli sono tutelati dal legale Eugenio Tummarello.

«Hanno sequestrato mia figlia e costretto a prostituirmi»: in tre sotto accusa

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