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Traffico di droga dalla Campania:
sette condanne, ma cade
l’associazione a delinquere

ANCONA - In totale hanno subito pene complessive che sfiorano i 40 anni di reclusione, ma per gli imputati che ne rispondevano è caduta l'accusa più grave contestata dalla procura. Il processo trae origine della maxi operazione "Damasco" che nel 2016 aveva portato i carabinieri ad operare sequestri e perquisizioni tra l'Anconetano e il Pesarese per identificare la gang dedita al traffico di droga in tutte le Marche
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I panetti di hashish sequestrati dai carabinieri a marzo 2016 durante l’operazione Damasco. Lo stesso stupefacente, marchiato con il numero “5”, è stato ritrovato ai nuovi boss della Vallesina, arrestati dai carabinieri a ottobre 2017

 

La procura aveva chiesto per i nove imputati pene complessive per circa cento anni di reclusione. Il collegio penale, invece, ne riconosciuti meno della metà, facendo cadere il reato associativo, contestato alla maggior parte delle persone finite alla sbarra.  È terminato con sette condanne e due assoluzioni il processo scaturito dall’operazione “Damasco”, coordinata dalla Dda di Ancona ed eseguita dai carabinieri di Ancona e Pesaro nel 2016. Aveva portato a perquisizioni ed arresti nelle due province, stroncando quello che per la procura era un traffico di stupefacenti ben organizzato e attivo in quasi tutte le Marche, capitanato secondo le accuse da due fratelli di origine siciliana, Salvatore e Vittorio Fontana. Da quell’indagine sono scaturite più tranche procedurali. La più importante, per numero di imputati e reati (erano 136 i capi d’imputazione), è terminata questa mattina. Tra le contestazioni iniziali, a vario titolo, c’erano l’associazione a delinquere finalizzata al traffico di droga, spaccio di stupefacenti, detenzione illegale di armi ed estorsione. Nelle sette condanne, la più pesante è stata inflitta a Salvatore Fontana: 14 anni. Il fratello Vittorio dovrà scontare 4 anni e 11 mesi di reclusione. Per lui, la magistratura aveva chiesto una pena di 26 anni e 8 mesi di carcere. Per Vincenzo Fabbricatore la pena stabilita dal collegio è di 10 anni e 8 mesi,  per Giuseppe Sanfilippo 5 anni e 8 mesi, per Marianeve Esposito 2 anni e 2 mesi. Condanne minori, con sospensione condizionale della pena, per altri due imputati: 9 mesi a Thomas Profili e un anno e 5 mesi a Michele Caccamisi. In cinque hanno preferito farsi giudicare con riti alternativi davanti al gup anzichè finire in dibattimento.  Secondo le accuse, la centrale dello spaccio sarebbe stata la Vallesina, luogo di smistamento dei carichi di droga che potevano arrivare dalla Campania. Quello individuato dalle indagini come il “corriere” è stato giudicato separatamente ed è stato condannato a 8 anni di reclusione in abbreviato. Si trattava, stando alle indagini, di droghe leggere ma anche di cocaina. Le menti del giro sarebbero stati i fratelli Fontana, entrambi attualmente reclusi in carcere. Nei traffici, eseguiti a partire dal 2014, c’era finito anche un collaboratore di giustizia legato alla mafia catanese, residente all’epoca dei fatti nel Pesarese e ritenuto il promotore dell’attività illecita nella zona di Fano, dove avrebbe operato anche Fabbricatore. Proprio dall’osservazione dei suoi movimenti erano partite le indagini, coordinate per la parte del nord delle Marche dal pm Valeria Cigliola e per Ancona dal sostituto procuratore Mariangela Farneti. Da quanto contestato, gli stupefacenti venivano smerciati attraverso pedine disseminate sul territorio. Stando all’accusa iniziale, sarebbero state anche perpetrate delle estorsioni ai danni di chi non pagava debiti di droga.  Alla fine, il collegio ha riconosciuto solo un episodio estorsivo avvenuto nel maggio 2015. Stessa cosa per la detenzione di armi, riconosciuta solo a Salvatore Fontana che, all’epoca delle indagini, aveva confessato il possesso di una Glock. Gli imputati erano difesi dagli avvocati Michele Zuccaro, Nicola Cagia, Francesca Petruzzo, Alessandro Sorana, Francesco Scaloni, Claudio Fusco e Giuseppe Croce. Hanno sempre rigettato la contestazione dell’associazione a delinquere. Novanta giorni per le motivazioni.

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