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Truffa del vescovo broker,
dissequestrati beni di un’indagata

INDAGINE - La donna maceratese è coinvolta nell'indagine perché aveva avuto un ruolo amministrativo in una delle società coinvolte nell'indagine. Il Riesame ha revocato la confisca delle sue proprietà
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Truffa del vescovo broker, dissequestrati i beni dell’indagata maceratese, confermati invece quelli per gli altri componenti del presunto sodalizio. Nove in tutto i presunti componenti dell’associazione per delinquere. A capo Massimiliano Muzzi, conosciuto come Max of Strichen, XVII barone di Strichen, un romano che nel 2016 aveva fondato al castello di Petroro un’abbazia ortodossa. Secondo le indagini della Guardia di finanza di Roma sarebbe lui a capo di un’organizzazione criminale che, attraverso una fitta rete di promoter, avrebbe intascato i soldi di ignari investitori per finanziare le proprie attività imprenditoriali.

L’avvocato Andrea Netti

A scoperchiare la presunta attività illecita le Fiamme gialle con l’operazione chiamata Mediterraneo. Una indagine che è arrivata anche a Macerata e ad Ancona, dove vivono due delle persone indagate. Nei loro confronti erano stati disposti sequestri per 22 milioni di euro.  A Macerata è indagata una donna che aveva un ruolo amministrativo in una delle società finite sotto la lente della Finanza. Martedì a Roma si è svolta l’udienza di Riesame per i sequestri effettuati verso i 9 indagati. L’unico accolto è stato proprio quello della maceratese, assistita dagli avvocati Andrea Netti e Valentina Romagnoli. Il giudice ha disposto il dissequestro di tutti i beni, dei conti, delle auto, delle partecipazioni nel gruppo.

Truffa milionaria del “vescovo” broker: blitz e sequestri ad Ancona e a Macerata

 

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