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Sotto la tunica, un angioletto e
una croce marchiati a pelle:
il segreto di “Suor Tattoo”

ANCONA - È l'eccezionale ed assidua cliente del tatuatore Corrado Cingolani. La religiosa si reca nello studio di corso Garibaldi circa una volta al mese per farsi imprimere piccole e poco vistose immagini sacre sulla pelle. Un vezzo che a volte la sorella vive con senso di colpa
mercoledì 10 ottobre 2018 - Ore 19:30
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Il tatuatore Corrado Cingolani

 

Lo studio di tatuaggi “Pmp my skin tattoo & piercing”

 

di Giampaolo Milzi

(foto di Giusy Marinelli)

Sotto il vestito niente, anzi, sotto la tonaca niente di particolare. E invece no. Svestito l’abito lungo – con le due strisce di stoffa pendenti sul davanti, la cocolla che le copre le spalle, e naturalmente il velo – lei, probabilmente, ogni tanto, la sera, si compiace di svelare a se stessa il suo segreto, magari guardandosi con soddisfazione allo specchio. Segni minuti, tracciati ad arte con l’inchiostro in modo indelebile, prendono vita e luce su una scapola, lungo la schiena, ad ornare una caviglia. Un paio di angioletti, qualche croce di foggia diversa, brevi scritte che citano frammenti di un Vangelo. Tracciati ad arte, va ribadito, al riparo da sguardi indiscreti e in situazione di pieno relax e raccoglimento, dal giovane Corrado Cingolani, nella sala del “Pmp my skin tattoo & piercing”, lo studio che ha aperto con crescente successo da una decina d’anni ad Ancona, in corso Garibaldi 51.

Un esempio di tatuaggio sacro

È “Suor Tattoo” (il nome è di fantasia, per tutelarne la privacy), una sorella molto speciale, legatissima alla sua opera di apostolato, ma con una grande passione, quella per i tatuaggi, in particolare a soggetto sacro. «Una passione vera, è mia cliente da almeno un paio d’anni − racconta Corrado Cingolani −. Certe volte più assidua, altre meno, ormai siamo diventati amici, capita che passi qui solo a salutarmi o per prendere un appuntamento». Un’occasione in più, per Corrado, per dare nuovo sfogo al suo estro. Tanto che proprio per dar piena soddisfazione all’originale “sorella” si sta specializzando via via anche nel tatuaggio religioso. «Tatuaggi piccoli, minuti, tutti in bianco e nero, nulla di eccezionale o appariscente, per carità, che imprimo in parti del suo corpo di solito sempre coperte − continua Cingolani −. Io naturalmente non ci trovo nulla di male, anzi». E lei? «Beh, è sempre una suora. Una volta mi ha confidato che qualcosa di male, quando si guarda a fondo nella coscienza, ce lo trova. In fondo, come la maggior parte dei religiosi e delle religiose cattolici, dei fedeli più praticanti, pensa che marcarsi lo pelle sia un peccato, un segno del diavolo. Uno stereotipo duro a morire. E allora le viene il senso di colpa, va a confessarsi e si mette l’anima in pace».
Al “Pmp my skin” “Suor Tattoo” arriva dopo aver percorso un breve tratto in autobus, abita in una zona piuttosto centrale della città. Età intorno ai 45 anni ben portati, si presenta in abiti civili, col sorriso sempre stampato sulle labbra, si accomoda sulla poltroncina e arricchisce la sua collezione. «In tutto fino ad ora le ho fatto sette tatuaggi, solo uno non ha a che fare con la sua fede, ha voluto che le tracciassi le iniziali del nome e cognome di una familiare – racconta ancora Cingolani –. Per me è un piacere lavorare con lei. È un tipo allegro, gioviale, chiacchierona, per nulla bigotta, ha le sue idee ma è aperta a quelle degli altri». In che senso? «Parliamo un po’ di tutto, da temi d’attualità a temi politici, di mal’amministrazione, fino alle problematiche che riguardano la famiglia e la sessualità. Certo, su certe cose non siamo per nulla d’accordo. Io sono iper laico, lei concepisce la famiglia in senso classico, l’atto sessuale come finalizzato solo alla procreazione». Insomma, una suora qualunque, legata alla teologia, ai dogmi, agli insegnamenti della Chiesa. Se non fosse per quel segreto, che talvolta vive come un vizietto.
Un peccatuccio che “Suor Tatoo” ha comunque rilevato ad alcune consorelle. E con suo sommo stupore ha scoperto che sì, anche loro sono attratte dal tatuaggio, ma non hanno mai trovato il coraggio di trasgredire. «In media viene da me una volta al mese, per le è una specie di rito, d’estate non s’è fatta vedere e mi aspetto di ritrovarmela in studio presto», conclude Cingolani.
Ma in fondo, ormai nel terzo millennio, il tatuaggio sta via via scrollandosi di dosso l’aurea di tabù anche negli ambienti clericali. Del resto fin dalla metà del XIV secolo, furono i calzolai ambulanti che giravano nei pressi della Santa Casa di Loreto a sviluppare l’arte della “marcatura” sacra. Una tradizione mai sopita e che, anzi, negli ultimi anni, ha ripreso vigore, quasi come una moda. E anche certi passi della Genesi biblica benedicono il tatuaggio, in particolare il segno del Tau, rappresentativo della croce di Cristo. Chissà, forse, la prossima volta, “Suo Tattoo” avrà fatto proseliti. Entrerà nello studio di Corrado Cingolani con un’amica, suora anche lei, rassicurandola mentre prova l’ebbrezza di un “angioletto a pelle”. Senza poi dover scomodare il prete confessore.

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