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La perizia inchioda l’untore Pinti:
«Ha infettato l’ex compagna e
la madre di sua figlia»

ANCONA - Sono state le risultanze degli accertamenti disposti dal giudice a rilevare lo stesso ceppo virale presente nel sangue dell'indagato, della compagna defunta e dell'ex fidanzata, Romina, che due due settimane fa ha voluto raccontare la sua storia a Le Iene
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Claudio Pinti

 

di Federica Serfilippi

Claudio Pinti ha prima infettato Giovanna Gorini, madre di sua figlia e morta per una patologia tumorale causata dall’Hiv, poi Romina, la donna che lo scorso maggio lo ha denunciato dopo aver scoperto di aver contratto il virus. È questo quanto emerso della perizie disposte dal gip Carlo Cimini e discusse questa mattina durante un incidente probatorio che si è tenuto in tribunale per cristallizzare eventuali prove prima che si arrivi a processo. Gli accertamenti peritali erano stati affidati all’infettivologa Cristina Mussini, del Policlinico di Modena, e alla professoressa Francesca Ceccherini-Silberstein, virologa dell’Università di Tor Vergata di Roma. Per comparare il virus contratto dalle due donne e dall’ex autotrasportatore, da cinque mesi in carcere, le specialiste hanno eseguito tre differenti test genetici basandosi sulle cartelle cliniche a loro disposizione.

Romina, l’ex fidanzata di Pinti

Tutti hanno dato lo stesso risultato, ovvero che esiste una coincidenza tra il ceppo di trasmissione di Pinti e quello delle due vittime. La prima compagna aveva scoperto di avere l’Hiv nel 2009, Romina nel maggio 2018. Pinti avrebbe contratto il virus almeno dieci anni fa. Inoltre, si è fatta anche luce sulla morte di Giovanna, ex convivente del 36enne e madre di sua figlia, per fortuna nata sana. La donna è morta nel giugno 2017 per una patologia tumorale sviluppata a seguito di una grave immunodeficienza causata dalla contrazione del virus dell’Hiv, sostanzialmente mai curato. L’ipotesi della procura è che le teorie negazioniste di Pinti sulla non esistenza della malattia possano aver spinto l’ex convivente a non sottoporsi alle terapie per tenere a freno la carica virale e dunque sotto il controllo l’Hiv. Proprio a causa della morte di Giovanna, il 36enne è anche indagato per omicidio volontario aggravato. Parte offese per questa tranche sono la sorella della defunta e la madre, rappresentate dagli avvocati Elena Martini e Cristina Bolognini. Per quanto invece riguarda il capitolo di Romina, la donna che ha dato il via alle indagini, “l’untore” deve rispondere di lesioni personali gravissime. La parte lesa è sostenuta dagli avvocati Mario e Alessandro Scaloni. Pinti, relegato nel carcere di Rebibbia, è difeso dal legale Alessandra Tatò. Dopo la discussione delle perizie, il prossimo step dell’inchiesta sarà probabilmente quello della chiusura delle indagini.



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