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Untore dell’Hiv, Pinti resta in carcere
Si cerca la rete delle vittime
in pc e cellulari

ANCONA – Al lavoro l'analista forense Luca Russo su tre computer, due smartphone, un tablet e quattro chiavi Usb sequestrate all'autotrasportatore accusato di aver diffuso il virus
martedì 19 giugno 2018 - Ore 16:19
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Claudio Pinti

Una rete di oltre 200 potenziali vittime, donne e uomini, tutti caduti inconsapevolmente nella “trappola” dell’untore. Si scava in una mole incredibile di dati tra profili social, chat e messaggi per cercare di contattare e ricostruire i rapporti avuti dal 2009 ad oggi da Claudio Pinti, il 35enne accusato di lesioni personali dolose gravissime. Sieropositivo all’Hiv da nove anni, l’uomo non solo nega di aver contratto la malattia, ma sostiene di non credere nell’esistenza del virus e perciò viene definito un “negazionista”. Così, agganciando sul web i suoi partner per incontri occasionali non protetti, avrebbe potuto diffondere la malattia ad oltre 200 persone, anche madri di famiglia. Trovarli significa curare e arginare i danni potenziali dell’Hiv, ma anche ascoltare vittime utili all’impianto accusatorio. Da oggi è al lavoro l’analista forense Luca Russo, incaricato dalla procura di cercare ogni possibile contatto utile a ricostruire le relazioni avute da Pinti. Si scava in ben tre computer, due smartphone, un tablet e quattro chiavette Usb per cercare ogni informazione utile. Russo avrà 60 giorni di tempo per poter consegnare la sua relazione. Intanto Pinti resta recluso a Montacuto per ordine del gip Carlo Cimini. Respinta la richiesta di scarcerazione avanzata dall’avvocato del 35enne, Maria Alessandra Tatò, nell’ordinanza di custodia cautelare disposta dal magistrato si fanno riferimento alle abitudini sessuali compulsive dell’autotrasportatore, unito al suo credo negazionista, che rappresentano un’alta possibilità di recidiva. Si attendono però nuovi riscontri clinici che potrebbero portare alla scarcerazione di Pinti in favore degli arresti domiciliari a Montecarotto, dove vive con i genitori, nel caso le analisi del sangue e l’avanzamento dell’Hiv dovessero decretare l’incompatibilità con il regime carcerario. Alla questura e agli investigatori nel frattempo sono arrivate le prime segnalazioni, dopo l’appello diffuso dal dirigente della squadra mobile di Ancona Carlo Pinto, di persone che affermano di aver riconosciuto e aver avuto rapporti con il presunto “l’untore”. Il 35enne è stato denunciato dalla sua ultima ex fidanzata, a cui l’uomo ha confessato di aver consumato circa 228 rapporti non protetti negli ultimi anni. Sulla partner coetanea, Pinti avrebbe esercitato una influenza psicologica notevole, spingendola a non assumere farmaci per contrastare l’Hiv, forte della sua convinzione negazionista. Ma le accuse rivolte a Pinti potrebbero anche aggravarsi: gli investigatori infatti si concentrano anche sulla scomparsa della ex moglie del 35enne, morta per cause naturali che potrebbero essere state scatenate o diretta conseguenza dal virus dell’Aids.

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