Femminicidio a Monte Roberto,
la procura ha chiuso le indagini:
«E’ stato omicidio premeditato»

DELITTO - Per l'uccisione della 49enne Sadjidee Muslija è in carcere il marito 51enne Nazif Muslija. L'aggressione avvenne con un tubo di ferro mentre la donna era a letto. La ricostruzione degli inquirenti che hanno concluso l'inchiesta: come ha ucciso e perché avrebbe pianificato il gesto

Nazif Muslija e Sadjidee Muslija

di Alberto Bignami

La Procura dorica ha chiuso le indagini sull’omicidio di Sadjidee Muslija, la 49enne macedone barbaramente uccisa nelle prime ore del mattino del 3 dicembre scorso a Pianello Vallesina, a Monte Roberto.

Il pm Rosario Lioniello ha firmato l’avviso di conclusione delle indagini a carico del marito della vittima, il 51enne Nazif Muslija, attualmente rinchiuso a Montacuto.
Con questo atto formale, la difesa dell’indagato, rappresentata dall’avvocato Mirela Mulaj del foro di Macerata, avrà ora 20 giorni di tempo per prendere visione di tutti gli atti depositati, presentare memorie difensive, produrre nuovi documenti o chiedere che il proprio assistito venga sottoposto a un nuovo interrogatorio.

La ricostruzione della procura mette dunque in fila i dettagli di una mattinata tragica, e contesta a Muslija accuse pesantissime tra cui l’omicidio aggravato dalla premeditazione e dai legami di parentela, oltre alla recidiva per precedenti maltrattamenti in famiglia.

I carabinieri sul luogo del femminicidio

Secondo le accuse, l’uomo avrebbe aggredito la moglie intorno alle 5, colpendola ripetutamente e con estrema violenza al capo e al volto, utilizzando un tubo metallico da edilizia lungo circa un metro, trovato poi vicino alla casa dove abitavano. La vittima, in quegli attimi, si trovava ancora a letto, in uno stato di totale vulnerabilità e senza alcuna via di fuga. I colpi violenti ne hanno causato la morte pressoché immediata.

I carabinieri sul luogo del femminicidio

Per il magistrato non si trattò dunque di un gesto d’impulso, ma di un vero e proprio piano studiato nei dettagli. La premeditazione contestata si basa infatti su diversi elementi come le minacce precedenti, l’assenza di un litigio e il piano di fuga.

L’avvocato Mirela Mulaj

Andando nell’ordine, Muslija aveva infatti già manifestato l’intento di uccidere la moglie sia ai parenti di lei sia ai carabinieri di Moie di Maiolati Spontini, che erano intervenuti nell’aprile, sempre dello scorso anno, per arrestarlo in flagranza e sempre per maltrattamenti.

L’aggressione è inoltre avvenuta nel sonno, escludendo l’ipotesi di un contrasto improvviso che potesse aver scatenato la violenza. Infine, l’omicida aveva pianificato minuziosamente la latitanza, accumulando cibo, denaro contante e masserizie per nascondersi nei boschi.

L’uomo era infatti fuggito nella fitta vegetazione di Matelica, nel Maceratese, in località Vocabolo Vinano, dove era stato scovato e arrestato dai carabinieri, dopo un tentativo di suicidio, solo grazie alla segnalazione fortuita di un cacciatore della zona.

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