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Strage in discoteca, il marito di Eleonora:
«Provo rabbia e voglio giustizia
Lei era il nostro leader»

TRAGEDIA DELLA LANTERNA - Le parole di Paolo Curi che proprio il 7 dicembre, data dell'evento con Sfera Ebbasta, avrebbe festeggiato l'undicesimo anniversario di matrimonio con la donna rimasta incastrata in mezzo alla folla impazzita. «Tanta gente ci sta aiutando, io vorrei solo mia moglie, ma non me la ridarà più nessuno»
martedì 8 Gennaio 2019 - Ore 07:24
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di Federica Serfilippi

«Quella notte ho perso la compagna di una vita e i miei figli la loro madre. Non basterà tutta una vita per star bene dopo quanto successo». Sconforto, dolore, rabbia del 43enne Paolo Curi, l’uomo che il 7 dicembre aveva raggiunto la Lanterna Azzurra con la figlia di 11 anni e la moglie Eleonora, morta nella calca della discoteca. In quella data festeggiavano l’anniversario di matrimonio e avevano promesso alla loro bimba più grande di portarla a vedere almeno un concerto all’anno. Dopo Alvaro Soler («a mezzanotte era tutto finito») al Mamamia, toccava a Sfera Ebbasta, il trapper mai salito sul palco della Lanterna. «Avevo comprato i biglietti sul web – racconta Paolo – ma quando sono arrivato ho capito di essere stato truffato. Il concerto non è iniziato alle 22.05 come c’era scritto sul biglietto. Ci siamo ritrovati all’interno di una vera e propria discoteca, ma siamo rimasti anche perché  il giorno dopo sarebbe stata festa. Anche per quello io ed Eleonora avevamo deciso di sposarci proprio il 7 dicembre». Attorno a mezzanotte e mezza, la calca che si fionda verso un’unica uscita. «È successo tutto in pochissimi minuti. All’improvviso ho sentito un forte odore di ammoniaca, no di peperoncino. Si faceva fatica a respirare, uno spray urticante non fa quell’effetto. Sono stato travolto dalla folla e trascinato via. Mia figlia ed Eleonora erano dietro di me di un paio di metri. In un attimo le ho perse di vista». «In quella tragedia – continua Paolo – abbiamo perso un leader. Per noi era un punto di riferimento dal punto di vista affettivo e organizzativo. Le vacanze di Natale sono state come una bolla. Il duro viene adesso. A un mese dalla tragedia, provo rabbia, sconforto ed esce anche la parte più egoistica di me quando mi domando: ‘perché proprio a noi’?». Sull’indagine in corso, coordinata da due procure: «Certo, voglio che sia fatta giustizia, ma non posso pensare al futuro e fossilizzarmi su quell’aspetto. Devo solo pensare al presente e a come poter andare avanti. In tanti ci vogliono aiutare e mi chiedono cosa possono fare. Io vorrei solo riavere indietro Eleonora».

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