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Parco del Cardeto, voragine ai Cappuccini,
quintali di terra precipitati
in una cantina-magazzino

ANCONA - Nuova bega per il parco cittadino dopo il crollo delle mura storiche all'arco di Belvedere Neruda chiuso da gennaio. Lo smottamento nella zona poco sopra l'Anfiteatro romano. Area subito isolata dal Comune, ma i lavori “underground” saranno molto complessi
venerdì 1 Marzo 2019 - Ore 20:49
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La voragine apertasi al parco del Cardeto in zona Cappuccini

 

 

di Giampaolo Milzi

Una voragine, profonda. Con l’aggravante che una gran massa di terra è andata a riempire una porzione di una cantina sottostante dove sono conservati reperti storici e archeologici. La malasorte, favorita forse da un deficit di manutenzione ormai acclarato, è tornata a colpire nel parco del Cardeto-Cappuccini. È successo, o almeno l’sos è scattato, il 4 febbraio scorso, lungo uno stradello panoramico che corre lungo la scarpata del colle Cappuccini parallelamente all’area – a quota un più bassa – coi resti dell’Anfiteatro Romano. Un incidente che segue quello di gennaio, quando sul versante opposto del colle erano crollati massi dal tratto di mura del XVI secolo in cui si apre l’Arcone del Belvedere Neruda, principale accesso a tutta la zona verdeggiante nel cui cuore più alto s’innalza il Vecchio Faro ottocentesco.

Gli addetti dell’Ufficio tecnico comunale hanno delimitato con teloni di plastica rigida arancione e con paletti tutta la porzione di suolo attorno al grosso buco nero, interrompendo il percorso pedonale sterrato. Un primo intervento, di pronto soccorso. «Infatti dovremo lavorarci ancora, perché la zona è in area parco, aperta al pubblico, mica la situazione può restare così − spiega l’ingegnere Giorgio Calavalle, delle unità operative Ufficio municipale infrastrutture stradali, parchi, giardini e frana − e le operazioni che ci aspettano sono particolarmente complesse«. Perché? «Perché è impossibile, per ovvi motivi, intervenire da sopra. Dovremo farlo dalla cantina sottostante, alla quale si accede da un cunicolo che parte a margine del sito archeologico. E dovremo quindi prima aspettare l’ok e i lavori della Soprintendenza unica delle Marche». Sul posto, infatti, il giorno di quello che in termini tecnici si definisce uno “sgrottamento”, – oltre all’ing Calavalle con un suo geometra di fiducia – era arrivata per valutare la situazione anche Maria Raffaella Ciuccarelli, archeologa funzionaria di zona della Soprintendenza. La cui ditta incaricata dovrà sgomberare la cantina dall’ingente quantità di terra e zolle precipitata giù e ripristinare il fondo dell’ambiente ipogeo e l’agibilità dello stesso. Poi tornerà in azione il Comune. Calavalle: «Solo allora potremo installare un cantiere nella cantina, usare delle pompe rigide per soffiare in alto fino ad un’altezza di 5-6 metri del materiale speciale più leggero ma più stabile della terra (di tipo da definire, probabilmente argilla espansa o cemento particolare, ndr.), materiale con il quale degli operai, su impalcature, tapperanno il buco. Quindi rimuoveremo la recinzione e ripristineremo le condizioni originarie del prato in modo definitivo». Non si ha notizia di danni ai reperti storici e archeologici conservati nella cantina-magazzino.
Spesa prevista, solo per l’intervento municipale, circa 10mila euro. Ottimista sui tempi di fine operatività il funzionario Calavalle: «Fine marzo, penso. Contestualmente monitoreremo tutta la zona in superficie per verificare se esistono rischi di sgrottamenti, cedimenti o smottamenti in altri punti». Giustificato, l’ottimismo sulla tempistica dell’intervento complessivo, dal fatto che l’area del parco interessata dall’indicente – favorito probabilmente da piogge e vento – è di competenza comunale. Al contrario del grosso guaio d’inizio anno al Belvedere Neruda. Il tratto di mura dell’Arcone che ha ceduto fa parte, infatti, della cinta fortificata del Bastione del Cassero, realizzato intorno alla fine degli anni ’30 del ‘500 su progetto dell’architetto Antonio da Sangallo il Giovane. Un sito monumentale di proprietà e competenza del Demanio. L’ingresso è sbarrato dal 25 gennaio. Dal Demanio al Comune ancora nessuna comunicazione ufficiale sul quando si potrà passare di nuovo sotto l’Arcone del belvedere, ingresso principale a tutta l’area-vetta del colle Cappuccini e al Vecchio Faro. Proprio in Comune, un incontro di vertice indetto dall’assessore alle Manutenzioni, Stefano Foresi, per fare il punto della situazione è stato rinviato per ben due volte. Si sa che si terrà a breve. E si spera che a breve partano i lavori dell’agenzia demaniale. Perché attualmente l’area del Vecchio Faro può essere raggiungibile, sempre a piedi, solo da via Del Faro o dall’ingresso di via Birarelli, quello che porta, appunto, anche alla zona funestata dallo sgottamento del 4 febbraio. Soluzioni secondarie. E il 22 aprile c’è già in programma l’anteprima della II edizione della manifestazione ricreativo-culturale “Fargo” organizzata dall’associazione Nie Wiem, col bar proprio sotto Il Faro. Mentre il 17 maggio dovrebbero visitare tutto il parco del Cardeto-Cappuccini gruppetti di crocieristi sbarcati al porto in occasione del primo approdo della stagione turistica dei traghetti Msc.
Tutta l’area del Vecchio Faro, compreso il versante che dà sull’Anfiteatro romano, necessita da anni di una rimessa a nuovo radicale: altissime erbacce e piante infestanti da tagliare, stradelli da ripulire, transenne di legno corrimano da aggiustare, per non parlare dell’assenza di pubblica illuminazione in molti, troppi luoghi.

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