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Torrette, lamentele per la qualità del cibo
«L’obiettivo è tornare quanto prima
a preparare i pasti nella nuova cucina»

ANCONA - L'intervento dell'azienda Ospedali riuniti dopo l'articolo di Cronache Ancona sul cibo servito nei reparti da una ditta di catering, il provveditore Giammarini ammette criticità e rilancia: «Con la fine dei lavori di ristrutturazione torneremo a cucinare in ospedale e con il sistema del vassoio personalizzato»
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L’ospedale regionale di Torrette

 

di Giampaolo Milzi

Il vitto per i degenti dell’ospedale regionale di Torrette molto spesso è una “sbobba” difficile da buttar già, insapore e inodore, come fosse  un bicchier d’acqua con una medicina. All’indomani delle criticità del servizio, riportate in un articolo di Cronache Ancona (leggi), non si fa attendere qualche chiarimento da parte dell’azienda Ospedali Riuniti, che affronta anche il tema delle prospettive per la nuova operatività della cucina della più grande e moderna struttura sanitaria delle Marche, chiusa dal lontano 2013 per lavori di adeguamento. Emanuele Giammarini, dirigente del Provveditorato, dopo essersi consultato con la direzione generale, ammette in una nota che in base alle indagini svolte periodicamente di “custode satisfaction”, dalle stesse emergono «alcune criticità in larga parte connesse al sistema dei pasti pronti in legame refrigerato», comunque i risultati evidenziano «un quadro complessivo di ristorazione di livello più che accettabile». Al contrario di quanto risulta dalle interviste ai pazienti effettuate dagli operatori dello sportello (presente nell’ospedale) del’associazione Tribunale della Salute e dalle segnalazioni che gli stessi ricevono quotidianamente proprio da pazienti e relativi familiari. «In moltissimi casi le segnalazioni denunciano cibo immangiabile, la carne, in particolare, resta nei piatti, secca e dura, lo stesso vale per la pasta e il riso, mollicci e scotti», aveva dichiarato Ferruccio De Cadilhac, presidente del Tribunale. Il quale aveva rimarcato anche che «noi dell’associazione, rigirando le segnalazioni all’Ufficio relazioni con il pubblico (Urp) troviamo spesso un muro di gomma».
Il deficit di gusto, i grossi dubbi sulla fornitura di alimenti di prima scelta, sono via via cresciuti da sei anni a questa parte, quando l’azienda ha chiuso l’ampia sala cucina dell’ospedale, esternalizzando il servizio vitto, servizio che poi da tre anni è stato appaltato alla “Serenissima” di Rovigo, azienda attiva in campo nazionale in particolare nel catering.

Il menu

«La Serenissima fornisce pasti pronti in legame refrigerato e in atmosfera protetta due volte la settimana al centro della Baraccola», ha scritto il Provveditore dell’azienda Ospedali riuniti, confermando quanto riportato da Cronache Ancona. Pasti pronti, cioè precotti e già conditi, che, una volta arrivati da Rovigo, vengono trasportati dalla Baraccola all’ospedale. Dove, nell’ex cucina, c’è chi alza le mani davanti all’evidenza che, in definitiva, «a differenza della situazione pre 2013, quando il cibo lo acquistavamo direttamente noi da fornitori di fiducia, preparavamo i piatti con pazienza, gusto e passione, avevamo anche un macelleria interna, con l’esternalizzazione si tratta comunque di un vitto di tipo industriale, un catering, non paragonabile a sette anni fa, le confezioni non le apriamo, ci limitiamo ad inviarle ai reparti secondo le esigenze», come ha spiegato Marzia Spegne, responsabile della cucina che fu. «L’attuale organizzazione prevede la completa tracciabilità di tutti gli alimenti e ingredienti forniti e del mantenimento della catena del freddo – precisa Giammarini – L’organizzazione aziendale prevede che ogni segnalazione ricevuta dall’Urp venga contestualmente trasmessa agli uffici competenti per la gestione, in questo caso il Servizio di dietetica o il gruppo Haccp aziendale. L’Azienda per garantire la sicurezza alimentare e tutelare la salute dei pazienti già dal 2016 ha stipulato una convenzione con l’Izsum sede di Pesaro – prosegue il provveditore – che effettua regolarmente ispezioni igienico sanitarie, campionamenti e analisi di laboratorio». E ancora: «Le strutture preposte alla supervisione e al controllo della ristorazione ospedaliera (Servizio di dietetica, Igiene ospedaliera, Direzione medica) sono costantemente impegnate a controllare l’andamento del servizio e intraprendere gli opportuni interventi migliorativi che si rendono necessari di volta in volta».

Il governatore Luca Ceriscioli, che ha la delega alla Sanità

Fatto sta che tali interventi migliorativi del servizio non sembrano ancora essere percepiti come tali dall’utenza. Tanto che dei 2000 pasti completi e precotti (quota massima variabile al ribasso), di cui 1460 per i degenti (730 per pranzo, 730 per cena) e 530 per la mensa riservata ai dipendenti dell’ospedale «troppi non vengono consumati dai ricoverati e vengono buttai via», sottolinea il Tribunale della Salute. E anche a mensa si è registrato un calo di richiesta da 500 a 400 pasti. Qualche conferma in più dai diretti interessati? Dopo la pubblicazione del primo articolo su Cronache Ancona, Facebook è stato indondato da critiche e lamentele sul “catering sbobba”. Giuseppina Hinna: «Sono veramente nauseata e disgustata, una cosa inaccettabile. Un cibo a dir poco schifoso. Sono ricoverata in divisione ortopedica, per fortuna mi dimettono martedì 7 maggio. E pensare che quando sono stata ricoverata all’ospedale di Senigallia ho mangiato benissimo». Paolo Giampaoli, dimesso dal reparto di medicina generale il 3 maggio: «Il peggio è il pesce lesso, si sente la puzza già quando lo portano col carrello dal corridoio. La carne? Son riuscito a buttar giù un polpettone acquoso per metà freddo e per metà caldo. E nell’acqua sguazza anche il riso della cosiddetta minestra, davvero insapore. Molte volte sono costretto ad accontentarmi di un panino al formaggio». La buona notizia, annunciata dal provveditore? L’azienda si pone come «obiettivo primario di ritornare quanto prima a preparare i pasti direttamente nella nuova cucina centrale ristrutturata in legame fresco caldo e con il sistema del vassoio personalizzato, soluzione che ancor più metterà al centro la persona ricoverata con i suoi bisogni nutrizionali e gusti personali con miglioramento della qualità percepita».  Il provveditore Giammarini ricorda che «l’attuale situazione è quindi temporanea, destinata a cessare nel breve/medio periodo». Ma quando riaprirà la cucina, pur con personale proveniente da azienda esterna? Giammarini: «I lavori di ristrutturazione della cucina sono conclusi e in fase di collaudo. I tempi si sono protratti oltre il previsto per la necessità di varianti al progetto e l’esecuzione di lavori complementari non previsti inizialmente. La nuova procedura di gara per l’esternalizzazione del servizio di ristorazione, che prevede anche la ristrutturazione della zona dispensa/spogliatoi/celle frigorifere, lavori non compresi nel precedente appalto, è prevista nella programmazione aziendale, e si prevede avvio entro 3-4 mesi, comunque entro il 2019. Considerati i tempi di gara e di start up del nuovo appalto si auspica un avvio a regime entro il 2020». Dopo sei anni «di alcune criticità legate al sistema pasti pronti (precotti, ndr.)», come ammesso dallo stesso provveditore, ci sarà da pazientare dunque ancora un anno.

Raffica di lamentele dei pazienti: «A Torrette cibi immangiabili, il catering parte da Rovigo»

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