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Strage della Lanterna Azzurra,
indagato il sindaco di Corinaldo
Il locale era un «magazzino agricolo»

SOTTO INCHIESTA il primo cittadino e altre sette persone, tra cui i membri della Commissione di vigilanza che nel 2017 concesse l'autorizzazione al locale. Disastro colposo, cooperazione in omicidio colposo, lesioni colpose e falso i reati contestati a vario titolo. Il totale degli indagati sale così a 17. Questa mattina, il sequestro preventivo del locale su ordine del gip
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La rampa esterna del locale

Il sindaco Matteo Principi

 

di Federica Serfilippi

Tragedia della Lanterna Azzurra, nuovi indagati e ulteriori reati contestati, tra cui il disastro colposo e il falso ideologico. Tra le persone finite sotto inchiesta ci sono anche il sindaco di Corinaldo Matteo Principi, presidente della Commissione di Vigilanza che nell’ottobre 2017 aveva rilasciato la licenza di pubblico spettacolo alla Magic srl, società che gestiva la Lanterna al momento della tragedia. Indagati anche gli altri cinque membri della Commissione e due ingegneri.  In totale, i nuovi indagati sono otto, da aggiungere ai nove della prima tranche (gestori del locale, proprietari dell’immobile, addetto alla sicurezza della serata). Per tutti le ipotesi di reato sono cooperazione in omicidio colposo e lesioni – anche gravi – inflitte a 197 persone. C’è anche la nuova formulazione di disastro colposo aggravato per tutti e 17 gli indagati. Per i sei della Commissione è stata aggiunta l’ipotesi di falso ideologico in atto pubblico. Oltre al sindaco di Corinaldo l’avviso di garanzia è stato recapitato a Rodolfo Milani (rappresentante del Comando provinciale dei vigili del fuoco), Francesco Gallo (rappresentante dell’Asur Area Vasta 2 Senigallia), Massimiliano Bruni (perito esperto in elettronica), Stefano Martelli (responsabile del Servizio di polizia locale dell’Unione) e Massimo Manna (responsabile dello Suap). La procura ipotizza per loro il fatto di aver falsamente attestato, con il verbale della Commissione del 12 ottobre 2017, la sussistenza delle condizioni previste dalla legge per rilasciare la licenza di pubblico spettacolo alla Magic. Tra le altre cose, sostiene la procura, avrebbero omesso di riscontrare l’assenza di certificato di agibilità edilizia dell’immobile, classificato come magazzino agricolo. Per quanto riguarda gli ingegneri, sono finti nel mirino della procura Francesco Tarsi, consulente della Magic nel 2017, e Maurizio Magnani, che nel 2014 lavorava per la famiglia Micci, proprietaria dell’immobile. Stando a quanto contestato dalla procura, gli ingegneri avrebbero prodotto (in un due tempi diversi, 2014 e 2017) documenti che attestavano falsamente i valori di portata e ricambio d’aria del locale, finalizzati al computo della capienza massima consentita. Tarsi divide l’ipotesi di reato di falso ideologico con Francesco Bartozzi, legale rappresentante della Magic. Magnani, invece, con i componenti della famiglia Micci.

Il momento in cui ha ceduto la balaustra fuori dalla discoteca

I nuovi indagati hanno ricevuto l’avviso di garanzia con la notifica  di accertamento tecnico irripetibile su alcuni dispositivi elettronici che erano stati sequestrati ai primi inquisiti subito dopo la tragedia dello scorso 8 dicembre. Questa mattina, intanto, i carabinieri del Nucleo Investigativo e del Reparto Operativo hanno dato esecuzione a un provvedimento di sequestro preventivo del locale ordinato dal gip Carlo Cimini. La misura cautelare è stata chiesta perchè gli inquirenti hanno evidenziato gravi carenze della struttura, che la rendono inidonea alla destinazione a locale di pubblico spettacolo e tale da non garantire, in caso di emergenza, le necessarie condizioni di sicurezza. Tra l’altro, sostiene la procura, l’immobile risulta tuttora classificato come “magazzino agricolo”, poiché il suo cambio di destinazione d’uso non è mai stato formalmente rilasciato. Non è mai stato, di conseguenza, rilasciato alcun certificato di agibilità urbanistica ai sensi dell’art. 24 DPR 380/2001. L’immobile, inoltre, insiste in area urbanisticamente incompatibile con una destinazione d’uso a locale di pubblico spettacolo. Secondo quanto riscontrato dalla procura, l’’uscita di sicurezza interessata dall’accadimento dei fatti dell’8 dicembre 2018 è risultata strutturalmente e funzionalmente inidonea allo scopo. Tra le difformità accertate,  le due balaustre (di fattura artigianale e in stato di ossidazione avanzata, inglobate in vegetazione rampicante) non sono idonee a sopportare le sollecitazioni delle azioni di spinta, derivanti da un rapido deflusso del pubblico in situazioni di emergenza.

(servizio aggiornato alle 19)

 



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