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Accertamenti Tari 2014-2017,
Mariani: «Sbagliato il metodo
perché penalizza le famiglie»

OSIMO - Il coordinatore cittadino di Fratelli d'Italia rileva che, come accaduto in passato, se le superfici imponibili dichiarate dal contribuente non corrispondono a quelle risultanti dagli atti catastali, il Comune di Osimo, anziché instaurare i dovuti controlli sul posto e un contraddittorio preferisce notificare direttamente l’atto giudiziario
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Nelle cassette della posta degli osimani stanno arrivando in questi giorni gli accertamenti tributari Tari, per le bollette dei rifiuti erroneamente pagate dagli anni 2014-2017. Sono gli avvisi destinati agli utenti morosi che precedono, per legge, le cartelle esattoriali vere e proprie per la riscossione coattiva dei crediti. Ne da notizia il coordinatore cittadino di Fratelli d’Italia, Maria Grazia Mariani che contesta non il provvedimento anti evasione tributaria quanto il metodo adottato dal Comune per incassare le somme non versate ma eventualmente dovute all’erario. «In questi giorni tantissimi contribuenti osimani stanno ricevendo cartelle di accertamento Tari.- scrive in una nota la Mariani – Se le superfici imponibili dichiarate non corrispondono a quelle risultanti dagli atti catastali, il Comune di Osimo, anziché instaurare i dovuti controlli sul posto ed un contraddittorio con il contribuente preferisce notificare direttamente l’atto giudiziario. Un metodo veloce, utile a quadrare il bilancio comunale, seppure solo sulla carta. Spesso l’evasione è di pochissimi metri quadrati, ma al tributo si aggiungono gli interessi e le sanzioni . Per cui un “presunto evasore” di mq. 10 dovrà pagare circa 10 euro di tassa e 50 euro di sanzioni per ogni anno di ‘presunta evasione’».

Maria Grazia Mariani

La coordinatrice di FdI specifica di utilizzare il termine ‘’presunto’ «perché non tutti i locali sono soggetti a tassazione. Infatti la legge individua espressamente i locali esenti o comunque non soggetti alla tassa o per la loro natura o per il particolare uso o perché risultano in obiettive condizioni di non utilizzabilità. Chiaro che per un accertamento corretto è necessaria una concreta verifica dei locali. In assenza di controllo le superfici imponibili sono ‘potenzialmente’ errate. Un metodo già sperimentato dal Comune di Osimo nel 2017 quando una pioggia di avvisi sono stati recapitati a quasi 300 attività produttive per presunte evasioni Tari che dopo mesi e mesi di lavoro si sono rivelati errati per oltre il 70%. Un metodo quindi sbagliato e che ha costretto tante aziende a spese inutili per avvocati e commercialisti. Un metodo che il sindaco Pugnaloni ha dichiarato non si sarebbe più ripetuto. Invece sono trascorsi appena due anni e ci risiamo, con un’ aggravante: la violazione del contraddittorio. Questo comporta l’impossibilità per il contribuente di presentare osservazioni e ridiscutere la bontà dei dati accertati prima dell’emissione dell’avviso di accertamento».

In questa situazione, secondo Maria Grazia Mariani, con l’atto giudiziario in mano «il contribuente ha due strade: pagare o rivolgersi ad un libero professionista per il contenzioso. Questa volta sono coinvolte centinaia di famiglie che non hanno disponibilità economiche per difendere i propri diritti. Il professionista va pagato ed il compenso spesso supera l’importo da pagare che, seppur di poche centinaia di euro, in moltissimi casi mette a dura prova il bilancio familiare. È per questo che chiedo alle associazioni dei contribuenti di intervenire coinvolgendo anche il Garante del contribuente».

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