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Crac Banca Marche,
Cesarini ai giudici:
«Era Bianconi a decidere tutto»

IL PROCESSO - In aula ad Ancona, presente anche l'allora direttore generale, la testimonianza dell'ex componente del cda tra il 2012 e il 2013: «I vice direttori avevano poca autonomia rispetto ai vertici generali e nel consiglio di amministrazione non c'era dialettica»
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Massimo Bianconi

 

di Federica Serfilippi (foto di Giusy Marinelli)

«I vice direttori avevano poca autonomia decisionale rispetto ai vertici generali della banca. Nelle riunioni del consiglio di amministrazione c’era poca dialettica. Tutta la direzione era accentrata su Massimo Bianconi». Sono alcuni passi della testimonianza resa da Francesco Cesarini, componente del cda di Banca Marche dall’aprile 2012 al giugno 2013. Il professore ordinario della Cattolica di Milano ed ex presidente di Unicredit, del Banco Ambrosiano e della Banca Agricola Milanese era entrato all’interno dell’istituto di credito marchigiano come consigliere indipendente su invito della Fondazione Carima e ne era poi uscito dopo aver dato le dimissioni, accompagnate da un promemoria che riguardava anche lo stato di salute della banca. Questa mattina, l’82enne Cesarini, è salito sul banco dei testimoni per rendere conto della sua attività. E lo ha fatto proprio davanti a quello che per un periodo è stato il suo direttore: Massimo Bianconi. L’ex manager, un po’  a sorpresa, ha preso parte all’udienza che lo vede imputato assieme ad altre 12 persone per il crac di Banca Marche. Non era mai comparso in tribunale per questo processo.

Il prof. Cesarini

Discorso diverso, invece, per il filone della corruzione tra privati, a cui non s’era sottratto alla vista del collegio penale. In molti punti della testimonianza, si è fatto riferimento al promemoria redatto da Cesarini:  «Avevo notato come all’interno del cda ci fosse poca dialettica. I vice direttori generali (allora erano Vallesi, Giorgi e Cavicchia, ndr) avevano scarsa autonomia rispetto ai vertici generali. Parlavano pochissimo ed erano coerenti con le proposte che venivano presentate al consiglio». Incalzato dall’avvocato Corrado Canafoglia (rappresentante della quasi totalità delle parti civili, 3400 in tutto),  Cesarini ha poi ammesso: «La direzione era accentrata su Bianconi». Il professore ha anche commentato la lettera firmata dal governatore di Bankitalia Ignazio Visco e fatta arrivare a Banca Marche a inizio 2012. Poco dopo sarebbe stato votato l’aumento di capitale. «Era una lettera ultimativa. Se l’istituto non avesse risolto i suoi problemi, sarebbe potuto emergere il commissariamento. Veniva dato il suggerimento di affidare in tempi brevi un co-direttore al direttore generale. In quella lettera, poi, c’erano giudizi pesanti sulle valutazioni del credito».

 

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