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Ricorso accolto, il Rio può riaprire:
«Non c’entriamo con la morte
della ragazza irlandese»

ANCONA - Il Tar ha sospeso il provvedimento firmato dal questore che aveva fatto chiudere il locale per 20 giorni dopo il decesso della 30enne Mairead Breffni O'Connor, caduta in mare mentre tornava allo yacht su cui lavorava. E' stato dimostrato che non era entrata nel locale ubriaca. Il titolare, Nicolas Mobili: «E' stato un trauma non poter lavorare»
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Da sinistra Mobili e gli avvocati Battistoni e Miranda

 

di Federica Serfilippi

Il Tar dà ragione al Rio Club: la discoteca può riaprire. I giudici del tribunale amministrativo hanno sospeso la chiusura di venti giorni decretata il 4 dicembre dal questore Claudio Cracovia. Il provvedimento era stato adottato dopo le indagini portate avanti dalla Squadra Mobile in merito alla morte di Mairead Breffni O’Connor, la 30enne irlandese annegata dopo essere scivolata dalla passerella dello yacht su cui lavorava come hostess e ormeggiato al cantiere della Isa Yachting. Secondo la questura, la donna era entrata ubriaca al locale di Marina Dorica assieme ad alcuni colleghi per poi uscirne con un andamento traballante, tipico di chi ha alzato il gomito. Il provvedimento del questore è stato impugnato dai legali Federica Battistoni e Maurizio Miranda. Sono stati prodotti documenti, testimonianze, video e foto che hanno contrastato la tesi della polizia. Mairead, la notte del 23 novembre, era lucida. Lo dimostrano le parole dei dipendenti della discoteca di Marina Dorica, ma anche le foto scattate dal fotografo ufficiale del Rio Club. L’hostess non sembrava essere ubriaca. Se lo fosse stata, in primis non sarebbe stata fatta entrare dagli addetti che controllano gli ingressi. In secondo luogo, sarebbe intervenuto il personale adibito al primo soccorso se la 30enne si fosse sentita poco bene. Nulla di tutto questo, per la direzione del locale, è avvenuto.

Mairead al Rio Club con gli amici

Stando a quanto si legge nel decreto del Tar, la sospensiva è stata concessa soprattutto per due motivi: il grave danno economico che il locale subirebbe nel caso di una chiusura di venti giorni e la mancanza di precedenti o avvisaglie che possano aver portato le forze dell’ordine ad intervenire al Rio Club prima del caso di Mairead. I giudici del Tar sostengono «che non sono addotti dalla questura precedenti di sorta a carico della ricorrente e che la stessa afferma di avere rispettato le prescrizioni di cui al protocollo d’intesa territoriale in materia di sicurezza delle discoteche firmato in data 16 giugno 2019». Per l’8 gennaio è stata fissata un’altra udienza al tribunale amministrativo dove si entrerà nel merito della questione per valutare la legittimità o meno del provvedimento del questore. Intanto, il Rio riaprirà sabato (14 dicembre). Nicolas Mobili, titolare della discoteca: «Non lavorare è stato un trauma. C’è stato un danno per l’interruzione dell’attività, ma anche dal punto di vista psicologico. Per non parlare della perdita di immagine per una discoteca che fa di tutto per essere pulita, dalla selezione all’ingresso fino alle domeniche dedicate ai minorenni dove non vengono serviti alcolici. Con la morte di quella povera ragazza non ci entriamo». 

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