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«Ha urlato “sto male”
poi ha provato a sgozzare l’amico»
Il racconto choc della notte folle

LA TESTIMONIANZA di una cameriera del ristorante dove il 19enne di Falconara ha creato il caos per poi correre verso il lago, tentare di farsi investire e gettarsi dal ponte. «Per fortuna sono riusciti a bloccarlo, stava puntando alla gola dell'altro». La ricostruzione delle complesse operazioni di salvataggio
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Castreccioni, parcheggio del ristorante Lo Smeraldo

 

di Leonardo Giorgi

Un ragazzo che entra scalzo nel ristorante e dice di stare male. L’amico che lo accompagna e gli dice di stare tranquillo. Le minacce al personale. Il cellulare scagliato via. Il coltello preso in mano e la pugnalata all’amico. Il titolare e un cameriere che lo bloccano e riescono a disarmarlo. «Per fortuna sono intervenuti in tempo, voleva sgozzare l’amico», racconta una testimone.  Il ragazzo che poi scappa verso il ponte, si getta sotto un’auto e si butta nelle gelide acque (leggi l’articolo).

Una notte di dicembre di pura follia al lago Castreccioni di Cingoli. Francesco Freddi, 19enne di Falconara, è stato arrestato questa mattina all’ospedale Torrette di Ancona dopo essere stato tratto in salvo dall’acqua. L’accusa che lo tratterrà ai domiciliari è quella di tentato omicidio dell’amico 24enne, di origine romena, residente a Osimo. I due non sono in pericolo di vita, ma ancora sotto choc. Il 19enne e il suo amico stavano passando la notte a Cingoli, in una camera matrimoniale del bed & breakfast del rinomato ristorante Lo Smeraldo. Nella loro camera sono stati trovati 25,5 grammi di hashish e 0,9 di marijuana.

Il pilone illuminato è il punto in cui si è aggrappato il giovane dopo essersi gettato nell’acqua

La follia è iniziata intorno all’una di notte. «Stiamo mangiando tranquillamente insieme ai proprietari – racconta una cameriera del ristorante – quando a un certo punto, nella sala, entrano due ragazzi scalzi». Ma la situazione non sembra ancora critica. «Sono molto pacati, inizialmente non sembrano sotto l’effetto di stupefacenti. Poi a un certo punto il ragazzo più giovane inizia a lamentarsi: “sto male, sto male, chiamate il 118”. Noi del personale ci siamo appena seduti a tavola. Intanto il ragazzo, che ha il telefono in mano, continua a dire “sto male, mi sono fumato una canna e sto male, c’ho gli svarioni”». Nel giro di pochi secondi, l’atteggiamento del giovane diventa sempre più strano. «L’amico intanto prova a calmarlo. “Stai tranquillo fra, ti ha solo preso male”, cose del genere». Ma il 19enne si fa improvvisamente aggressivo. «Prima ci dice “Eh un ragazzo della vostra età sta male e voi lo prendete per il culo?” poi si rivolge a una mia collega e le dice “Tu mi hai inculato la vita”. Ma in realtà tutto questo è successo in pochissimi secondi. I titolari già lo rassicurano dicendo che stanno per chiamare il 118». Il ragazzo però perde lucidità ad ogni istante che passa e «se la prende con il suo amico. Gli dice “Allora sei stato tu a fregarmi la vita” con forte accento anconetano. In un attimo getta via il telefono che ha in mano, prende un coltello dal tavolo e tira un fendente all’amico, colpendolo al torace. Noi stiamo tutti a pochi centimetri dalla scena e io scappo via». La furia del ragazzo è arginata dal provvidenziale intervento di uno dei camerieri e del titolare del ristorante. I due riescono a togliere il coltello dalle mani del 19enne. «Per fortuna sono riusciti a bloccarlo, stava puntando alla gola dell’altro». A quel punto, mentre l’amico viene soccorso dal resto del personale della struttura, comincia a correre all’impazzata ed esce verso la strada. «Non ho mai visto correre nessuno così – parla la ragazza che ha assistito alla scena -, per di più scalzo. In pochi attimi è arrivato a metà del ponte del lago». Dal ristorante alla parte centrale del ponte, seguendo la strada, ci sono circa 500 metri di distanza. «Noi a quel punto ci siamo occupati di prestare soccorso al ragazzo ferito e chiamare 112 e 118. Del ragazzo che è andato verso il lago non abbiamo visto e saputo più niente».

Ambulanze vicino la riva del lago

Nel frattempo un’auto sta percorrendo il viadotto che sovrasta il lago di Castreccioni e collega la frazione di Moscosi di Cingoli alla strada provinciale tra Apiro e il capoluogo del Balcone delle Marche. E’ una notte stellata e senza nebbia, ma il conducente lo vede solo all’ultimo: un ragazzo sbuca dal lato della carreggiata e si getta sull’asfalto, con l’intento di farsi investire. L’auto frena di scatto e riesce miracolosamente a evitare di investire il giovane, colpendolo solo leggermente. Il ragazzo cade a terra, ma si rialza immediatamente e si avvicina al bordo del ponte. Scavalca la barriera di protezione e il conducente dell’auto non può far altro che guardarlo saltare nell’acqua del lago. L’uomo a bordo della vettura non ci pensa un attimo e chiama immediatamente il 118. Insieme a lui si avvicinano anche altri passanti e, poco dopo, i primi soccorritori ad arrivare, i volontari della Piros di Apiro con la loro ambulanza. Se ne accorgono subito: il ragazzo è vivo. Non lo vedono ancora benissimo, ma lo sentono urlare di dolore. Nel freddo delle acque di Cingoli, in pieno dicembre, il ragazzo si aggrappa al bordo di uno dei piloni del lago. Dopo la ristrutturazione del viadotto infatti, le colonne che sorreggono il viadotto sono dotate di una barriera metallica che proteggono la struttura in cemento armato dall’acqua. E’ a questa barriera che il ragazzo si appende ed evita di sprofondare. Le luci si accendono sul pilone e lo vedono. Francesco sembra stare abbastanza bene fisicamente, ma è evidentemente sotto choc, è disperato ed è spaventato. Riesce a dire il suo nome. I soccorritori lo sentono. Ci parlano, lo confortano, lo fanno stare sveglio e gli chiedono di resistere perché qualcuno, in qualche modo, sarebbe venuto a prenderlo. «Dai Francesco!», «Francé daje», «Come stai Francesco?».

L’ambulanza della Piros e i carabinieri davanti il bed & breakfast dove alloggiavano i due ragazzi

Negli stessi istanti, dall’altra parte del ponte, il ragazzo accoltellato viene soccorso dal 118. Non è in pericolo di vita, è spaventato, ma la ferita non è profonda. L’ambulanza della Piros lo porta a Jesi. Arrivano anche i carabinieri nel ristorante. Salgono verso la camera dei due ragazzi anconetani, aprono la porta e dentro, sopra un tavolo, trovano un campo di battaglia di droghe, sigarette spezzate, tabacco. C’è diversa marijuana. C’è un sacchetto di plastica e dentro ci sono più di 25 grammi di hashish. La storia comincia a farsi più chiara. Forse un gioco finito male, forse un brutto “trip”. In bagno, trovano anche un coltello di grandi dimensioni. Intanto Francesco, passata più di un’ora, è ancora in acqua.

Aggrappato a quel pilone, il ragazzo non ha più le forze. La sua voce si sente di meno, la testa sta andando sott’acqua. Sono momenti drammatici. Arrivano i vigili del fuoco, i carabinieri, il 118, ma il recupero non è facile. Anche i genitori del ragazzo assistono inermi alla scena. A quel punto, due uomini, tentano l’azzardo. Uno dei due, l’ex maresciallo di Apiro, Raffaele Verna, decide di salire su una barchetta a remi sulla riva del lago. Ad accompagnarlo, un ragazzo del posto. I due, illuminati dalle torce e dal bagliore costante delle decine di sirene blu arrivate al lago, remano verso il pilone. La voce di Francesco non si sente in più. Dal ponte non lo vedono: «E’ andato sotto! E’ andato sotto!». Il ragazzo sta annegando. Le braccia non hanno più le forze. I due continuano a remare con foga. Si avvicinano al pilone al centro del lago. Francesco è in acqua. E’ ancora vivo, ma la situazione è critica. I due lo caricano sulla barca e remano verso la riva, dove i paramedici del 118 stanno aspettando. Con cura, il ragazzo viene preso in braccio dai soccorritori e viene stabilizzato. Sotto i bagliori blu, quattro paramedici lo mettono sulla barella e salgono la collina che da una delle sponde del lago arriva su uno spiazzale dove è parcheggiata l’ambulanza. «Daje Francé!» si sente urlare da qualcuno dei soccorritori. Il ragazzo torna in sé. Vede la madre, la chiama: «Mamma!». E’ vivo. Viene caricato nel mezzo, l’ambulanza lo porta a Torrette. E’ in grave stato di ipotermia, ma è fuori pericolo.
La notte di follia è finita. Sale il sole, il ragazzo è in ospedale. Dovrà restarci per un po’. Si presentano i carabinieri, lo arrestano per tentato omicidio.

Notte di follia a Castreccioni, il 19enne arrestato per tentato omicidio

Notte di follia: accoltella un amico, tenta di farsi investire e poi si butta nel lago

 

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