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«Nella mia fucina forgio armi
e utensili dei Principi guerrieri»

STORIA - Mauro Fiorentini, archeologo anconetano laureato a Unimc, ha riprodotto in ogni dettaglio il corredo funerario di due tombe del VII secolo a.C attribuite rinvenute nel territorio di Matelica. Usa un metodo rigoroso e sperimentale: «Per ottenere lame in ferro quanto più comparabili ai reperti archeologici, ho riprodotto una forgia alimentata da carbone di quercia realizzato artigianalmente nel territorio maceratese dall’ultimo carbonaio di Cessapalombo»
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Fiorentini al lavoro su una forgia

 

di Francesca Marsili

«Per ottenere lame in ferro quanto più comparabili ai reperti archeologici, ho riprodotto una forgia alimentata da carbone di quercia realizzato artigianalmente nel territorio maceratese dall’ultimo carbonaio di Cessapalombo, perché solo con questo tipo di combustibile vegetale si raggiungono temperature oltre i 1.538 gradi, grazie alle quali si possono ottenere manufatti paragonabili agli antichi». E’ questo il rigoroso metodo che Mauro Fiorentini, uno tra i pochi archeologi sperimentali in Italia, racconta di aver utilizzato per ricreare oggetti qualitativamente paragonabili a quelli di 2600 anni fa.

Mauro Fiorentini

Utilizza ferro forgiato, metalli preziosi, legno e materiali esotici per ricostruire fedelmente armi, equipaggiamenti difensivi, monili ed utensili. E’ un viaggio nel tempo e nello spazio quello del 33enne anconetano Fiorentini, laureato nel 2011 in Gestione e Conservazione dei Beni Culturali all’Università di Macerata, con la passione per la ricostruzione di reperti archeologici. Profondo conoscitore del popolo Piceno, ha riprodotto in ogni dettaglio, il corredo funerario di due Tombe del VII secolo a.C. attribuite a “Principi guerrieri”, rinvenute nel territorio di Matelica tra il 1998 e il 2005, e considerate tra i più importanti ritrovamenti del panorama archeologico marchigiano. «Mi sono avvicinato all’archeologia sperimentale nel 2007, mentre frequentavo i corsi di Topografia antica del professor Umberto Moscatelli e grazie al quale, ho imparato il metodo di ricerca necessario per questa tecnica – racconta Fiorentini – Sono passato allo studio dei Piceni, perché affascinato da questa popolazione attorno alla quale in quegli anni, si stava consolidando un vivace dibattito tra gli studiosi. All’epoca erano disponibili numerose informazioni scientifiche, che costituivano un corposo nucleo di fonti, ma nessuno aveva ancora tentato un approccio sperimentale. Cosi, sedotto dalla notevole quantità e qualità dei beni rinvenuti nelle due antiche tombe di Matelica, ho deciso di costruirne delle copie». Dopo aver attentamente studiato misure e materiali degli oggetti messi a corredo nelle “Tombe dei Guerrieri Piceni” attraverso le pubblicazioni della Sopraintendenza, l’archeologo anconetano, ha iniziato le sue riproduzioni dalla forgia all’incastonatura. Un lavoro durato oltre dieci anni e che prosegue ancora in uno studio sempre più approfondito delle tecniche antiche ancora da scoprire. Della “Tomba principesca” rinvenuta nel 1998 a Passo Gabella di Matelica, la più antica, Fiorentini ha riprodotto lo scettro regale in legno con applicazioni in bronzo e l’affibbiaglio in bronzo e avorio con piccolissime papere in ambra.

Ricchissima di simboli di ruolo, rango e ricchezza quella del “Principe Guerriero” rinvenuta nel 2005 in località Crocifisso di Matelica, Fiorentini ne ha minuziosamente e fedelmente duplicato: la tunica riccamente guarnita di fibule in argento e ferro ageminato, la spada in ferro con manico in avorio impreziosito da bottoni in bronzo ed intarsi in ambra a suggello del suo ruolo di condottiero, gli alari in ferro per lo spiedo che testimoniano la ricchezza di un capo capace di offrire pasti a base di carne e il Cardiophylax (o disco corazza), protezione circolare posta sul petto realizzata in lino e cuoio indurito con un’applicazione in bronzo. «Essere un archeologo sperimentale, vuol dire ripercorrere, passo dopo passo, i materiali, le attività, i procedimenti che hanno segnato l’evoluzione della storia umana – spiega il giovane archeologo, che conosce benissimo i segreti di questa affascinante disciplina storica complementare all’archeologia classica. – Ricostruire un manufatto in archeologia sperimentale, vuol dire interdisciplinarità, significa intrecciare antropologia, archeologia e studio dell’habitat, cercando di ricostruirne il contesto che lo ha visto nascere, e svelare tutte quelle piccole o grandi sfumature che uno studio esclusivamente teorico non permetterebbe di portare alla luce». Racconta la sua esperienza da archeologo Fiorentini e non nasconde la delusione che lo ha portato a scegliere di continuare la professione come ricercatore indipendente.

«Dopo la laurea – spiega – ho avuto modo di lavorare come archeologo alle dipendenze di alcune cooperative del settore sia nel corso di alcuni scavi archeologici sia come archivista alla Soprintendenza di Ancona, ed in tutti i casi ho sperimentato cattive condizioni contrattuali come, per esempio, ricevere la paga fino a sei mesi dopo aver terminato il contratto o addirittura, in un caso, il dimezzamento dello stipendio a contratto già firmato e a lavoro avviato. Ho notato che, in questo campo, è usuale per le cooperative competere nel proporsi per gli appalti ribassando il proprio costo, il che ha in seguito ripercussioni in negativo sullo stipendio del lavoratore. Questo non mi avrebbe garantito la tranquillità economica necessaria a farmi una famiglia, ho così deciso di perseguire una carriera molto più concreta, continuando nello stesso tempo a ricavare moltissime soddisfazioni nel perseguire i miei studi di archeologia come ricercatore indipendente, supportato con entusiasmo dalla mia compagna Nicia». Attraverso i gruppi: “Arte Picena” prima e dal 2016 con la “MF riproduzioni storiche”, si propone ad enti e musei con l’obiettivo di far avvicinare quanto più possibile il grande pubblico all’affascinante mondo dell’archeologia, vista l’ovvia impossibilità di usare i preziosi reperti archeologici. I laboratori itineranti dei manufatti riprodotti da Mauro Fiorentini, non sono semplici messe in opera di ricostruzione storica ma costituiscono una fonte di informazioni attendibile dal grande valore didattico che permettere loro di comprendere in modo ottimale la storia e l’archeologia. Suo il libro “I guerrieri piceni” che tratta il popolo Piceno dal punto di vista dell’archeologia sperimentale. Molteplici le collaborazioni che l’archeologo anconetano ha al suo attivo con Comuni come Paestum, La Spezia, Urbisaglia, Grottammare e Perugia, solo per citarne alcuni e musei come quello archeologico di Fermo, quello della città di Ancona, delle Tombe Picene di Montedinove oltre alla partecipazione in un documentario sulle armi in onda sulla tv tedesca ed editoriali su riviste scientifiche.

Spiedi, alari e coltello

Forgia utilizzata per forgiare oltre 70 repliche di coltelli Piceni. Si notano il nero mantice a sacca, il pozzetto con la brace ed alcuni attrezzi.

Ricostruzione della spada principesca rinvenuta nella Tomba di Loc. Crocifisso di Matelica.

Riproduzione di una delle due fibule in argento atte a fermare il mantello, rinvenute nella Tomba di Loc. Crocifisso di Matelica.

A sinistra il ricchissimo affibbiaglio rinvenuto nella Tomba di Loc. Gabella di Matelica. A Destra la sua riproduzione.

 

Fibula in ferro con intarsi in bronzo come quelle rinvenute nella Tomba di Loca Crocifisso di Matelica

 

Riproduzione di Cardiophyalx a cui è fissato il sistema di sospensione della Spada

Asce Picene

Scettro originale rinvenuto nella Tomba di Loc. Gabella di Matelica

Ricostruzione di fibula con nucleo in ambra

Pendagli di corredo femminile

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