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Ancona si candida
a capitale italiana della cultura

LA SINDACA Valeria Mancinelli ha presentato, lo scorso dicembre, la manifestazione d'interesse. Entro il 2 marzo dovrà seguire il dossier di presentazione. Marasca: «Dobbiamo mostrare come la cultura sia una grande possibilità di crescita di civiltà e, per farlo, ci mettiamo in gioco»
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Ancona

 

Ancona si candida a capitale italiana della cultura per il 2021. Lo scorso dicembre, la sindaca Valeria Mancinelli ha presentato la manifestazione di interesse, a cui dovrà seguire, entro il 2 marzo 2020, il dossier di presentazione della candidatura. La città dorica ci aveva provato già nel 2018, salvo poi ritirare la candidatura per lasciare spazio a Macerata, capoluogo di una provincia ferita dal recente sisma. «Abbiamo candidato Ancona per molte ragioni – fa l’elenco l’assessore alla Cultura Paolo Marasca -: la prima è la progressiva crescita della città sul piano culturale, confermata dai dati nazionali e della quale dobbiamo ringraziare un territorio straordinariamente ricettivo sia sul piano della proposta, sia sul piano della domanda di cultura. La seconda, è il fatto che Ancona, capoluogo di una Regione straordinaria sul piano del patrimonio e dell’innovazione culturale, è sede di istituzioni culturali di grande prestigio e in continuo sviluppo, come il nostro teatro, uno dei 16 di rilevante interesse culturale d’Italia, una collezione museale importantissima, La Mole, che ha avuto uno sviluppo impressionante ed è ancora a metà del suo cammino. La terza, è il fermento culturale, in particolar modo giovanile, degli ultimi anni, con un’intraprendenza e una capacità di innovazione di grande portata per quel che concerne i festival che nascono dal territorio, con una spinta e un desiderio che la città ancora non aveva mai conosciuto e che noi dobbiamo assecondare e alimentare, anche attraverso la candidatura a Capitale italiana della cultura».

L’assessore Marasca

A queste l’assessore aggiunge «una quarta ragione, particolarmente significativa: il bando a Capitale Italiana della cultura contiene le stesse parole d’ordine che abbiamo tenuto avanti a noi come stelle guida in questi anni, e che ci guidano tuttora, ovvero trasversalità, giovani, tolleranza, rapporto con l’altro, cura, cultura intesa come possibilità e come innovazione, produzione, creatività connessa con l’impresa. A brevissimo contatteremo gli operatori e le realtà del territorio per allargare la platea degli attori coinvolti, sapendo di avere tutte le carte in regola per competere, ma anche sapendo che si tratta di un inizio, e che tante cose sono ancora da fare». Ed ancora: «il Porto Antico, La Mole, i grandi festival come Kum! e La mia generazione ed i festival di altissimo livello del territorio, la produzione e la programmazione teatrale e musicale, l’immensa storia di una città che vanta 2400 anni dalla fondazione, ma soprattutto un approccio contemporaneo al settore culturale, che privilegia le speranze dei giovani, il desiderio di comunità e il rapporto con l’altro, sono dunque i cardini su cui poggia la candidatura di una grande città di porto. Dobbiamo mostrare come la cultura sia anzitutto una grande possibilità di crescita e di crescita di civiltà. Per farlo, ci mettiamo in gioco», conclude Marasca.

(Redazione CA)

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