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Guida senza revisione, agli agenti:
«E’ l’auto di mio figlio morto,
così lo sento ancora vicino»

OSIMO - La storia di un 84enne, fermato per un controllo dalla polizia locale nei pressi del semaforo per Padiglione. La vettura risulta ancora intestato al figlio, morto nel 2018. Non sono scattate multe
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La Polizia locale di Osimo

 

di Talita Frezzi

Trovato alla guida di un’auto senza revisione e intestata al figlio scomparso nel 2018. Ma per l’anziano conducente, un 84enne osimano, non ci sono state contravvenzioni o sequestri, bensì umana pietà da parte dei due agenti della Polizia locale di Osimo che domenica pomeriggio lo hanno fermato per un controllo stradale di routine. La storia è di quelle toccanti, che mette le tragedie umane di fronte a fredda burocrazia e obblighi di legge, ma che mostra il lato umano degli operatori di polizia che incontriamo per strada, padri, mariti, figli a loro volta. E’ successo domenica verso le 18,30 sulla strada provinciale 361, nei pressi del semaforo per Padiglione, direzione Macerata-Ancona. Un assistente della Polizia locale  e un agente  intimano l’alt a una Atv Opel monovolume condotta da un anziano. Dal controllo emergono delle irregolarità: la vettura era senza revisione e vi erano altre piccole violazioni, oltretutto il veicolo risultava intestato a un uomo deceduto da due anni. Nel chiedere spiegazioni, gli occhi dell’anziano si fanno umidi. Tutto il suo dolore straripa, sebbene carico di dignità: quell’auto era del figlio, morto a causa di una terribile malattia nel 2018. «La uso perché così mi sembra di averlo ancora vicino», ha sussurrato, mentre raccontava di quella terribile malattia che pochi mesi dopo si era portata via anche la moglie. Guidarla era come se il figlio gli fosse ancora accanto, c’era il suo odore, c’erano le sue cose dentro. Quella quotidianità che gli era stata strappata troppo presto. L’anziano padre la usava sempre per lo stesso itinerario, un tragitto breve quello che dalla sua casa vuota conduce al cimitero di Osimo dove riposavano i suoi cari. Mossi a pietà e comprensione, i due agenti si sono riservati di fare accertamenti d’ufficio e hanno lasciato tornare a casa il poveretto, che non ha chiesto sconti, ma solo di capire perché tenesse tanto a quella macchina e di non portargliela via.

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