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Il ‘caso Pesaro’ imbarazza i 5stelle
Fede bacchetta Frenquellucci:
«Conosce le conseguenze»

GIALLOROSSI - Il facilitatore per le relazioni interne del Movimento corre ai ripari dopo che la capogruppo ha accettato di entrare nella Giunta di Matteo Ricci (Pd): «Le nostre regole non prevedono alleanze a livello comunale con partiti politici. Eventuali accordi andrebbero fatti prima e seguendo le regole»
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Giorgio Fede

 

«Sulla situazione di Pesaro molta confusione tra livello nazionale e livello locale: le nostre regole non prevedono alleanze a livello comunale con partiti politici. No a strumentalizzazioni». Così il senatore Giorgio Fede, facilitatore per le relazioni interne del M5S marchigiano, sulla questione dell’assessorato offerto da Matteo Ricci, sindaco di Pesaro in quota Pd, a Francesca Frenquellucci, capogruppo del Movimento in Consiglio comunale. Un caso arrivato agli onori della cronaca politica nazionale, dato che i 5stelle (nonostante siano al governo con i dem), stanno cercando di smarcarsi dal partito per ritrovare una propria identità (e un proprio elettorato) in vista delle regionali. Ieri in tarda serata è arrivato anche il diktat di Vito Crimi, capo politico facente funzione del Movimento, che ha detto chiaramente: «L’ingresso in una giunta non a guida M5S è incompatibile con la permanenza all’interno del Movimento»

Frenquellucci inizialmente ha accettato la proposta, con tanto di post su Facebook e Ricci ha rilanciato oggi con la conferenza stampa per la nuova Giunta martedì. L’imbarazzo nel Movimento è palpabile. «Eventuali accordi andrebbero fatti prima – dice Fede a Frenquellucci – ma comunque seguendo le regole della forza politica in cui si milita. Altrimenti si tratta di altro, di iniziative personalistiche, certo permesse dalla legge, ma fuori dal sistema del Movimento 5 Stelle. E queste regole Francesca Frenquellucci dovrebbe conoscerle bene, per cui compirà le sue scelte consapevole delle conseguenze».

Il facilitatore pentastellato punta il dito poi contro Ricci: «In queste ore stiamo assistendo a evidenti strumentalizzazioni su quanto sta avvenendo a Pesaro. È curioso come anche politici di professione come il sindaco della città marchigiana, dal 1999 eletto ininterrottamente in varie cariche comunali e provinciali, facciano finta di non sapere come funzionano le elezioni per i diversi livelli istituzionali. A livello nazionale, in seguito alla legge elettorale scritta dal partito del sindaco di Pesaro (probabilmente con il fine di non poter far emergere una maggioranza chiara dopo le elezioni) ci siamo ritrovati in Parlamento come Movimento 5 Stelle come prima forza politica del Paese, e quindi in dovere di assicurare un Governo alla nostra Repubblica, come d’altronde aveva già dichiarato prima del voto del 4 marzo 2018 Luigi Di Maio».

Aggiunge il senatore: «A livello comunale, invece, c’è un sistema maggioritario, ci si candida per fare il sindaco, chi perde sta all’opposizione. A livello nazionale o si fa un accordo o non si può fare un Governo, e i cittadini sarebbero costretti a tornare al voto, teoricamente all’infinito. Nei Comuni ciò non può avvenire: senza il Movimento i cittadini pesaresi avrebbero comunque un sindaco e una giunta ad amministrarli. Poi se il sindaco è a corto di proposte e vuole prendere quelle del Movimento, ritenendole di qualità, bene, del resto i nostri consiglieri votano sempre ed ovunque le buone proposte che condividono. Evidentemente all’amministrazione pesarese non mancano i numeri in maggioranza, bensì le buone idee, e dunque sposano quelle della nostra opposizione. In tal senso l’offerta di un assessorato ci sembra quindi una coperta per nascondere il vuoto programmatico e la carenza di competenze della sua giunta».

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