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L’aquila imperiale resta al Comune:
c’è l’interesse culturale

ANCONA - La statua era stata sequestrata dalla procura in seguito alle indagini dei carabinieri del Nucleo tutela patrimonio culturale. Il tribunale del Riesame ha rigettato il ricorso dell'uomo che da anni deteneva, in buona fede, la scultura
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L’aquila imperiale

 

di Giampaolo Milzi

L’aquila in marmo pregiato che fino all’immediato Dopoguerra si trovata con una scultura gemella dietro il monumento a Traiano in via XXIX Settembre, ad Ancona, è sempre stata e resterà di proprietà del Comune ed è indubbiamente un bene monumentale di interesse culturale. Questo, in sintesi, il ragionamento che ha portato il Tribunale del riesame a rigettare il ricorso per il dissequestro dell’opera d’arte risalente al 1934 – messa sotto sigillo dai carabinieri del Nucleo tutela patrimonio culturale (Ntpc) il 18 gennaio scorso – presentato dall’avvocato Roberto Regni per conto del suo assistito, Paolo Quercetti, che deteneva da anni la preziosa scultura nel giardino della sua abitazione ad Ancona in zona Baraccola. Bocciata quindi la tesi dell’avvocato Regni, in quanto infondata la sua unica sostanziale argomentazione: l’aquila, 4 quintali di peso, non era mai stata definita di interesse culturale dalle autorità competenti, e non avendo mai il Comune manifestato alcun interesse per la stessa Quercetti ne sarebbe divenuto legittimo possessore per intervenuto usucapione. Le motivazioni della sentenza del Tribunale, ufficializzate venerdì scorso, pur sottolineando l’assoluta buona fede di Quercetti, evidenziano che il bene non può essergli restituito in quanto appartenente al patrimonio indisponibile del Comune.

L’aquila in pinacoteca

Inoltre legittimano il sequestro probatorio, ordinato dal sostituto procuratore Rosario Lionello, e le accurate indagini (forti di numerosi documenti e fotografie, queste ultime anche d’epoca) che hanno certificato che il bene corrisponde in tutto e per tutto all’originale. Ovvero ad una delle due aquile uguali, realizzate dal noto scultore anconetano Mentore Maltoni, per essere collocate, come avvenne, in cima a due pilastri in rilievo sulla parete di un elegante edificio eretto dal Comune nel 1934 nel tratto iniziale di via XXIX Settembre proprio per costituire un degno scenografico e prospettico sfondo alla statua bronzea dell’imperatore donata alla municipalità dorica da Mussolini. La cerimonia d’inaugurazione, in puro stile littorio, della sistemazione urbanistico-architettonica dell’area pubblica avvenne il 16 settembre 1934 con grande folla e alla presenza delle massime autorità, comprese quelle del regime fascista. Vale la pena ricordare la dinamica, che dopo tanti decenni, ha portato prima alla sparizione e poi al definitivo ritrovamento localizzativo di una delle due aquile osannanti la “romanità”. Secondo la ricostruzione, avallata dal pm, Quercetti aveva ereditato dal padre la scultura, che al padre era stata regalata da un amico che l’aveva “pescata” mentre era intento in operazioni di dragaggio dei fondali del porto poco dopo la fine del conflitto bellico. In mare ci sarebbe finita casualmente assieme ad altre macerie, dopo i bombardamenti aerei. Fondamentali, nella ricostruzione dell’intera vicenda, alcune pagine del libro “Ankon borderline” scritto nel 2015 dall’architetto e storico Massimo Di Matteo, dove l’autore raccontava di aver notato già nel 1995 l’aquila presso uno sfasciacarrozze all’Aspio. Notizia ignorata da tutte le autorità, tanto che solo tre anni fa gli inquirenti avevano cominciato ad interessarsi del caso. Quercetti, resosi conto della bellezza della scultura, l’aveva poi spostata dal suo esercizio all’Aspio e sistemata nel giardino della sua villetta. Avendone cura con grande passione e preservandola integra. Nello stesso ottimo stato in cui a gennaio l’hanno presa in consegna i “carabinieri della cultura”, guidati dal comandante Carmelo Grasso, dopo certosine ricerche. Va sottolineato che nei confronti di Quercetti, pur sempre dichiaratosi ignaro dell’originaria, prestigiosa collocazione dell’aquila imperiale, viene ipotizzato solo il reato di violazione del Codice dei Beni culturali (art. 176 del decreto legislativo 42/2000). Per un vero lieto fine di questa storia, fa ben sperare la promessa dell’assessore comunale alla Cultura, Paolo Marasca. Il quale ha assicurato che l’aquila romana, attualmente esposta in Pinacoteca municipale, tornerà dov’era oltre 70 anni fa, dietro la statua di Traiano, non appena sarà realizzata una moderna risistemazione dello spazio pedonale all’inizio di via XXIX Settembre.

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