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L’assessore scrive a docenti e studenti:
«La rete sia strumento di costruzione
Non cadiamo in una solitudine depressa»

CORONAVIRUS - Nel pieno dell'emergenza sanitaria, Loretta Bravi si è rivolta, con una lettera, a ragazzi e prof che dovranno stare fuori dalle aule per i prossimi 10 giorni
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Loretta Bravi

 

«Cari studenti, cari colleghi docenti, non ho mai vissuto la politica come un arido adempimento di provvedimenti, atti, risorse da destinare, comunicazioni da dare. Dentro questo spazio permangono le ragioni dello stare insieme, dell’ascolto, della collaborazione nella visione e nella realizzazione del bene comune. In giorni così “provanti” vorrei condividere alcune riflessioni». Inizia così la lettera inviata dall’assessore regionale all’Istruzione Loretta Bravi a studenti e docenti che fino al 15 marzo dovranno stare lontano dalle aule a causa dell’emergenza Coronavirus.  «L’emergenza che stiamo vivendo – ha scritto  l’assessore – come è sempre accaduto nella storia, ci richiama e ci chiede di cambiare il nostro modo di essere. I medici si prendono cura con estrema dedizione della nostra salute, ci aiutano a fare prevenzione, ma noi prendiamoci cura della persona, fragile, vulnerabile, eppure grandiosa nelle sue risorse. L’attuale difficoltà non è – come sostiene qualche irresponsabile banalizzatore dogmatico – una maledizione, una iattura. E’ un momento difficile che non esclude però la nostra capacità di trovare il bene e l’utile nella condizione che ci è data. La sospensione delle lezioni non sarà allora tempo perso. Nell’istante stesso che comprendiamo la nostra fragilità, diventiamo più veri e completi, perché in noi si accende la ricerca di ciò che ci rafforza: la relazione, l’amicizia, lo studio, la fede, le passioni. L’imprevisto diventa allora la sentinella che ci avverte: prima di ogni questione educativa o economica c’è una questione culturale, di “postura” nel mondo. Siamo destinatari, trasformatori e non fruitori della realtà, a partire dall’utilizzo della tecnologia». Per l’assessore «La didattica a distanza, di cui adesso comprendiamo meglio l’utilizzo e il valore, ci inviti ad un rapporto corretto con la rete, con i nostri smartphone. Possono essere strumenti di distrazione, di dispersione, di dimenticanza, di allontanamento dalla realtà, ma possono divenire strumenti di costruzione, al servizio e non ostili all’uomo, come vorrebbe un’obsoleta diatriba. Le misure preventive ci chiedono giustamente di ridurre all’essenziale le relazioni? Facciamolo, ma senza piombare in una solitudine depressa o in un’attesa senza oggetto. Sui social, sui canali di dialogo con i ragazzi, soprattutto noi insegnanti, accompagniamo la loro riflessione, proponiamo loro ciò che è davvero capace di educarli, diamo una qualità a questa apparente pausa. I silenzi nella musica hanno la stessa importanza delle note. Nella nostra vita è così? Lancio anch’io una provocazione con un verso di Hölderlin: “Lì dove c’è il pericolo cresce anche ciò che salva”. Potrebbe essere valido anche in questa circostanza».



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