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Covid-19, gli anconetani all’estero:
«A Londra prevale il social distancing,
ma a Berlino fanno i Corona party»

LE VOCI di chi si ritrova ad affrontare l'emergenza lontano dal proprio Paese e dalla famiglia. Il grido d'allarme viene soprattutto dalla Germania: «Non ci si è ancora resi conto della gravità della situazione. Le persone escono come se non ci fosse un'emergenza in corso». In Spagna applausi dai balconi agli operatori dell'emergenza
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Angelo Monaldi

 

di Federica Serfilippi

A Gran Canaria, ogni giorno alle 18, i residenti dell’isola escono sui balconi e si stringono in un «forte applauso rivolto agli operatori sanitari impegnati nell’emergenza Coronavirus». A Londra, nonostante siano ancora aperti pub e ristoranti, «sta prevalendo il buon senso e il social distancing», due linee guida che stanno svuotando a poco a poco il caos della City. A Berlino, la prescrizione di rimanere in casa  non sembra funzionare, perchè «ci sono tantissime persone in giro, soprattutto nei parchi. Non ci si è ancora resi conto della gravità della situazione». Sono le fotografie scattate da tre ragazzi della provincia di Ancona che da anni lavorano fuori dall’Italia. Da qualche giorno, con l’espansione del Coronavirus in Europa, sono costretti anche loro a vivere l’emergenza sanitaria arrivata nel nostro Paese quasi un mese fa. Ognuno alla prese con le direttive dei governi degli Stati dove si trovano, direttive che partono da quello che è diventato «il modello Italia» dice Angelo Monaldi, 32enne di Camerano che lavora a Gran Canaria con un’associazione culturale: «In Spagna scuole, università, bar e ristoranti sono chiusi dalla fine della scorsa settimana. Sono state interdette anche le spiagge. Si può uscire solo per necessità. Le misure sono in vigore fino al 29 marzo. Devo dire che c’è abbastanza rispetto delle regole, anche se i numeri stanno crescendo (oltre 17mila contagi e 700 morti, ndr). I primi casi accertati a Gran Canaria sono stati di un gruppo di donne italiane, venute in vacanza, ma qui la situazione al momento sembra essere sotto controllo. Come è passato sui media spagnoli quello che sta avvenendo in Italia? E’ stato dipinto come il caso tragico dell’Europa. Alla fine, il Coronavirus si è esteso ovunque ed è stato sottovalutato un po’ da tutti. Come in Italia, anche qui si canta dai balconi, per dare forza al personale sanitario. Sono soprattutto preoccupato per la mia famiglia. Proprio la lontananza alimenta la preoccupazione, anche se grazie alla tecnologia possa sentirla e vederla».

Michelangelo Neri Orliani

A Londra, invece, «le direttive governative – afferma Michelangelo Neri Orliani, 36enne anconetano che lavora come creativo nel mondo del cinema – cambiano di giorno in giorno perché la situazione si evolve molto velocemente, così come avvenuto in Italia. Di base, il governo ha consigliato la social distancing, di evitare di prendere i mezzi pubblici e andare nei ristoranti e nei pub che, comunque, sono ancora aperti. Come in Italia, la raccomandazione è quella di lavorare il più possibile da casa. Le scuole sono aperte, ma già si parla di chiuderle nelle prossime ore. Le persone sono preoccupate, ma ancora non c’è un’isteria totale. C’è sicuramente meno movimento in giro, soprattutto in centro dove alcuni bar e ristoranti hanno chiuso per la mancanza di clienti. Ecco, il governo si è mosso un po’ tardi, ma qui sta prevalendo il buon senso. Ho fiducia nel fatto che le persone seguano le regole e che le seguano meglio rispetto a quanto visto in Italia. Se sto pensando di tornare in Italia? Se si dovesse aprire una finestra quando il picco è terminato e qui la situazione probabilmente diventerà caotica, allora lo prenderei seriamente in considerazione, soprattutto per il servizio sanitario che l’Italia offre».

Lucia Collodet

A Berlino lavora come assistente veterinaria Lucia Collodet, anconetana di 31 anni: «qui ancora, purtroppo, non si scorge la paura. Addirittura, ieri, in un parco era in corso un ‘Corona Party’. Non ci si rende conto della gravità della situazione. Le scuole sono state tutte chiuse da lunedì, bar e ristoranti possono tenere aperti purchè si rispetti la distanza di sicurezza tra le persone, ma in fondo non è cambiato granché. Si vede molta gente in giro, quasi nessuno porta la mascherina o indossa i guanti. Il Coronavirus, almeno qui, è stato molto sottovalutato. All’inizio dell’epidemia in Italia,  giravano sui social anche vignette satiriche sulle misure adottate dal governo: sembrava tutto eccessivo per quella che era stata dipinta coma una banale influenza che poteva causare problemi solo alle persone anziane. Ieri, la Merkel ha detto che questa è la più grande sfida dalla Seconda Guerra Mondiale. Speriamo che i cittadini aprano finalmente gli occhi. Qui il problema non è il numero dei posti in terapia intensiva, ma la mancanza di personale sanitario. E poi, il tampone non lo fanno così facilmente. Devi rispondere a una serie di precisi requisiti. Sono preoccupata soprattutto per gli affetti che ho in Italia e che sento tutti i giorni. Vedo tanta paura negli occhi dei miei amici».

 

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