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Anziana rapinata e uccisa,
ergastolo a Maurizio Marinangeli

TRIBUNALE - Pena massima per il 58enne chiaravallese accusato di aver accoltellato a morte la mattina del 17 luglio 2018 la vicina di Casa, l'85enne Emma Grilli, per poi rubarla quattro monili in oro. L'imputato ha ascoltato il verdetto in video conferenza dal tribunale di Pesaro
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Sul fondo, Marinangeli mentre entra in aula

 

di Federica Serfilippi

Omicidio di Chiaravalle: ergastolo a Maurizio Marinangeli. La sentenza è stata emessa poco fa dalla Corte d’Assise del tribunale di Ancona, dopo otto ore di camera di consiglio. Il verdetto è stato ascoltato dall’imputato in video collegamento dal tribunale di Pesaro, dove è recluso. Due le accuse riconosciute dai giudici: omicidio volontario premeditato e rapina aggravata, entrambi i reati commessi nei confronti di Emma Grilli, l’85enne uccisa a coltellate in casa sua, in via Verdi, a Chiaravalle. L’aggravante della premeditazione era stato contestato inizialmente dal pm Paolo Gubinelli e poi esclusa in sede di requisitoria. Da casa della vittima, la mattina del 17 luglio 2018, erano spariti 4 monili in oro, tra cui due fedi. Stando alla ricostruzione della procura, l’imputato li aveva subito rivenduti a un Compro Oro di Falconara, ottenendo 400 euro in contanti. Teatro dell’omicidio era stata la cucina della vittima, colpita con una sequela di fendenti. Uno, alla gola, era stato quello fatale. Aveva cercato di difendersi in tutto i modi. A ritrovare l’anziana era stato il marito Alfio Vichi. Inutili le richieste di soccorso. A stringere il cerchio attorno a Marinangeli, affetto da ludopatia, era stato il ritrovamento dei monili al Compro Oro.

I gioielli rubati alla vittima

Marinangeli ha sempre rigettato ogni accusa, sostenendo di non essere lui il killer dell’anziana. Aveva però detto di aver venduto lui i gioielli, preso da un albanese incontrato a Falconara e conosciuto con il soprannome di Tony.  Era stato arrestato dai carabinieri pochi giorni dopo il delitto. Per la difesa, all’appello mancherebbe la prova regina del delitto. Non ci sono impronte digitali sull’arma del delitto, un coltello da cucina, e non sono mai stati ritrovati gli abiti che il 58enne avrebbe utilizzato per compiere l’assassinio. Le motivazioni si potranno leggere entro 90 giorni. I difensori, gli avvocati Emiliano Carnevali e Raffaele Sebastianelli, faranno sicuramente appello. Prima del ritiro della Corte in camera di consiglio, Marinangeli ha fatto delle dichiarazioni spontanee, affermando ancora una volta la sua innocenza: «Voglio solo dire, prima che decidiate della mia vita, che in questa esperienza processuale non ho preso in giro nessuno. La detenzione in carcere prima, e questo processo poi, si sono rivelate per la mia vita, come una doccia d’acqua fredda. Passato lo shock iniziale (potete immaginare il contraccolpo dell’essere portato in carcere con delle accuse terribili, l’ostilità che mi è stata riservata e la sopraffazione che ho subito e sto subendo ancora), non ho infatti potuto sottrarmi dal dire tutta la verità e chiarire quei passaggi e quelle incomprensioni che possono aver alimentato i dubbi nei miei confronti. È vero, ho minimizzato su quelle cose che riguardano il mio rapporto con il gioco, ma sappiate che questa è una reazione che ormai fa parte del mio modo di essere ma, soprattutto, sappiate che questo non fa di me un assassino. Non giudicate la mia dipendenza, non c’entra nulla. Con quella farò i conti una volta uscito da questa pietosa vicenda, ha preso tutto, troppo, dalla mia vita. Giudicate piuttosto la mia persona e domandatevi se, in cuor vostro, posso essere capace di un fatto simile. Sono un padre, sono stato un marito e sono ancora un figlio, che non ha mai dimostrato una cattiveria come quella riservata alla famiglia Grilli, cui vanno ancora le mie più sentite condoglianze».

(servizio aggiornato alle 20,20)

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