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Calo dell’export,
meno 11,6% nell’Anconetano

CRISI CORONAVIRUS - In forte perdita meccanica, moda e agroalimentare. La Cgil: «Aggiungendo a questi dati quelli su produzione industriale, previsioni del Pil, consumi e occupazione il quadro che ne deriva è di enorme preoccupazione»
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operaio

 

Calo del 10 percento delle esportazioni nelle Marche: un perdita nel primo trimestre, di 254 milioni di euro per le aziende (esclusi i settori della farmaceutica e della produzione di navi e imbarcazioni). Nell’Anconetano -11,6%. I dati, forniti dalla Cgil, sono dell’Istat. «I volumi complessivi di export nelle Marche nel primo trimestre dell’anno ammontano a 2,2 miliardi, con una perdita di 254 milioni pari a -10,2%. Dunque è pesantissimo l’effetto economico che l’emergenza Covid-19 ha prodotto sulle imprese e sull’export marchigiano – dice la Cgil –. Decisamente più contenuta la contrazione delle esportazioni a livello nazionale (dove il calo ha interessato 12 regioni) e nelle altre regioni del Centro dove si registrano perdite rispettivamente del l’1,9% e dell’1,5%». Meccanica e sistema moda risultano particolarmente penalizzati. In particolare la meccanica perde volumi di export per un valore di 118 milioni di euro, pari a 10%. Il sistema moda perde invece 106 milioni di euro, pari a  meno 17 percento, più della metà dei quali persi dal settore calzaturiero (-17%). In forte perdita anche l’agroalimentare con 9 milioni di export in meno (11%) e la gomma-plastica, con 7 milioni in meno (-5,4%). Tiene invece il mobile con un incremento di +1,4%.

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Daniela Barbaresi

Penalizzate tutte le province marchigiane: Ancona perde 103 milioni di euro di export (-11,6%), Pesaro Urbino ne perde 54 milioni (-8,3%), Macerata 51 (-12,1%), Fermo 26 milioni (-8,7%) e Ascoli Piceno 20 (-8,8%). «Il peggioramento della domanda internazionale e le misure di contenimento dell’epidemia da Covid-19 adottate in Italia e nei principali Paesi partner hanno determinato un’eccezionale contrazione dell’export, ma non va dimenticato che per le Marche, anche il 2019 si era chiuso in maniera preoccupante» dice Daniela Barbaresi, segretaria generale della Cgil Marche. Sempre con l’eccezione di farmaceutica e nautica, nel 2019 i volumi complessivi di export marchigiani, avevano registrato una perdita del 2,8% rispetto al 2018. Tra i settori marchigiani con il segno meno nel 2019 si rilevano quello della moda (-9,1%), del mobile (-3,0%) e della produzione di elettrodomestici (-1,6%), mentre complessivamente la meccanica aveva registrato un incremento significativo ( più 6%), cosi come agroalimentare (+6,2%). Sostanzialmente stabile invece la gomma-plastica. «Se a questi dati si aggiungono quelli su produzione industriale, previsioni del Pil, consumi e soprattutto occupazione – aggiunge Barbaresi – il quadro che ne deriva è di enorme preoccupazione per la tenuta economica e sociale della nostra regione. È necessario che le risorse stanziate per attenuare gli effetti della pandemia vengano utilizzati con una chiara idea di prospettiva affrontando i nodi strutturali del nostro sistema produttivo, dalle infrastrutture, alla dimensione e capitalizzazione delle imprese, dall’innovazione tecnologica e digitalizzazione, alla qualificazione e valorizzazione del lavoro. Occorre anche ripensare l’attuale modello di sviluppo. Le risorse stanziate a livello europeo, nazionale e regionale sono importanti e non possiamo permetterci di disperderle in mille rivoli ma finalizzarle per garantire prospettive solide basate sulla sostenibilità economica, sociale, ambientale, cogliendo tutte le opportunità delle nuove tecnologie digitali».

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