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Sul Conero un laghetto per il recupero
delle ‘tartarughe d’acqua’

PROGETTO - I proprietari di Trachemys non potranno procedere autonomamente per la liberazione dell'animale nella vasca contenitiva, ma dovranno preventivamente allertare il Parco e le autorità preposte
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Una trachemys

 

Un laghetto artificiale per il recupero e il contenimento della Trachemys, ovvero la tartaruga dalle orecchie gialle che comunemente poteva essere acquistata in un qualsiasi negozio per animali. Il progetto è stato richiesto e sostenuto economicamente dalla Regione Marche per la realizzazione di centri di recupero per specie alloctone. La Trachemys è la comune tartaruga d’acqua dolce che, fino a qualche tempo fa, veniva acquistata liberamente in ogni negozio per animali. Ma essendo stata riconosciuta come specie invasiva, non autoctona e particolarmente vorace e pericolosa per la conservazione della biodiversità italiana, nel 2017 è stato emanato un decreto legislativo che ne vieta la vendita e obbliga tutti i proprietari di Trachemys a dichiararne il possesso entro il 31 agosto 2019. Risultato: si sono verificati numerosi casi di abbandono in ambiente acquatico naturale, come ad esempio nei laghi di Portonovo creando gravi problemi all’equilibrio dell’ecosistema. Su richiesta della Regione Marche, che ne ha finanziato il progetto, il Parco del Conero ha realizzato, nella corte della sede dell’Ente a Sirolo, la vasca destinata ad ospitare gli esemplari di tartaruga abbandonati. Ovviamente i proprietari di Trachemys non potranno procedere autonomamente per la liberazione dell’animale nella vasca contenitiva, ma dovranno preventivamente allertare il Parco del Conero e le autorità preposte. Il laghetto di detenzione ha una superficie di circa mq 85 con due livelli di profondità. Questi serviranno a garantire uno spazio per il nuoto, con acqua più profonda, ed una zona perimetrale di basking (comportamento essenziale di questi animali per prendere il sole e quindi attivare il metabolismo). Attorno al laghetto, una fascia di ciottoli garantirà la mancata deposizione delle uova evitando così le riproduzione degli esemplari. Inoltre è stato realizzato un invaso più piccolo a finalità prettamente didattiche: sarà destinato ad ospitare fauna lacustre autoctona (rettili, tritoni, rane), che le tartarughe liberate distruggono.

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