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Covid, gli studenti in piazza:
«No alle classi pollaio
e più tutela per noi giovani»

ASCOLI - Una delegazione di ragazzi delle superiori, coordinati dal Fronte della Gioventù Comunista, ha manifestato contro il sovraffollamento di aule e autobus, in cui riuscire a mantenere il canonico metro di distanza appare sempre più un’utopia. Didattica a distanza, alternanza scuola lavoro e carenza di supporti tecnologici altri argomenti al centro della protesta
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di Federico Ameli

Venerdì mattina un po’ insolito per piazza del Popolo e i suoi abituali frequentatori, che a partire dalle 9 si sono ritrovati in compagnia di un manipolo di studenti armati di megafono, striscioni e, più di ogni altra cosa, tanta voglia di farsi sentire.

Una cinquantina di studenti delle scuole superiori della città si sono infatti dati appuntamento nel salotto cittadino per esprimere il proprio dissenso nei confronti dei provvedimenti fin qui adottati da Governo, presidi e società di trasporto pubblico per arginare la diffusione del virus tra i banchi di scuola, aderendo alla forte presa di posizione a livello nazionale da parte di movimenti studenteschi e sindacati nei confronti di un sistema scolastico comprensibilmente ancora in fase di rodaggio, ma che ha già lasciato intravedere le prime importanti falle (come nel caso del trasporto extraurbano).

La manifestazione, organizzata dal Fronte della Gioventù Comunista, ha visto in prima fila una forte rappresentanza del liceo artistico “Osvaldo Licini” di Ascoli, ma anche i ragazzi degli altri istituti non hanno certo fatto mancare il loro apporto alla causa, attirando l’attenzione di passanti più o meno sensibili a certe tematiche.

Qualche minuto di pazienza per studiare la disposizione ideale in ottemperanza alle norme anti-contagio – in fondo siamo qui per questo – e si parte.

«Chiediamo di rientrare a scuola in totale sicurezza – esordisce una delle studentesse più carismatiche del gruppo – in modo forte e chiaro a questo Governo che mette a rischio la salute di studenti e insegnanti, continuando a garantire gli interessi dei padroni.

I contagi sono in aumento in tutta Italia e il ritorno alla didattica a distanza nella maggior parte dei casi comporta inevitabilmente la perdita del diritto allo studio».

Uno dei temi più caldi è quello delle cosiddette “classi pollaio”, con le aule che, talvolta già al limite negli scorsi anni scolastici, troppo spesso risultano inadeguate ad accogliere gli studenti secondo quanto previsto dalle recenti norme in materia di distanziamento sociale.

«Vogliamo aule più capienti per far fronte a questa situazione: la crisi devono pagarla i padroni, non certo gli studenti o i lavoratori. La nostra salute e il nostro futuro sono più importanti dei loro interessi.

Parliamo di classi di 25-30 ragazzi raccolti in spazi rimasti sostanzialmente invariati, un’evidente carenza strutturale del sistema scolastico italiano.

Diciamo no anche alla manodopera gratuita nell’ambito dell’alternanza scuola-lavoro, che non è altro che un modo per far aumentare i contagi negli interessi delle aziende.

Ancor prima dell’avvento del virus, in certi ambienti si andava già incontro a rischi molto seri.

L’unica risposta possibile era un piano di investimenti seri in materia di edilizia scolastica, abbinato alla copertura dei posti vacanti nel personale docente con l’obiettivo di ridurre le classi a 15 alunni, mentre le nuove assunzioni disposte dal ministro Azzolina non basterebbero neppure per la sola Lombardia».

Non appena viene tirata in ballo la Azzolina, dalle retrovie si alza un timido coro in suo “onore”: «Ministro Azzolina, ma quale avanzamento, le videolezioni sono un fallimento!». Quella che ne viene fuori non è proprio una performance da stadio, ma con il passare dei minuti, una volta scaldata la voce, gli scioperanti prendono sempre più coraggio e i risultati non tardano ad arrivare.

Si va da un generico botta e risposta: «Dove sono gli studenti? In piazza!», al ben più minaccioso: «La nostra protesta non è una passeggiata, ogni scuola sarà una barricata», mentre al megafono si alternano le testimonianze di alcuni dei presenti.

A finire nel mirino del secondo studente chiamato ad arringare alla folla è la famigerata didattica a distanza, croce e delizia degli ultimi mesi di scuola. «Il sistema scolastico italiano soffre di carenze generalizzate a livello di supporti informatici.

Le Lim (lavagne interattive multimediali, ndr) non sono presenti in tutte le classi e solo gli istituti con una valida strumentazione e con più contributi a disposizione hanno potuto portare avanti con successo la didattica a distanza, che ha tagliato fuori dal diritto allo studio un milione e mezzo di studenti sugli otto totali».

Sui cartelli che i ragazzi tengono orgogliosamente in mano si possono leggere slogan che sintetizzano la loro posizione in merito alle disposizioni delle istituzioni sul contenimento dell’emergenza sanitaria tra i banchi, non sempre accolte con favore tra i presenti.

Un anonimo negazionista, approfittando dell’improvviso silenzio, fa sapere – non esattamente in questi termini – che «il Covid è una presa in giro», mentre un gruppo di anziani dalle retrovie delle logge commenta, non sempre in maniera particolarmente lusinghiera, le istanze avanzate dai più giovani.

Di fronte alla richiesta di una «canzonetta» da parte del pubblico, i ragazzi non si scompongono e vanno avanti come da programma.

Questa volta a prendere la parola è una vivace ragazza del liceo artistico, che dopo aver aizzato la folla con un retorico quanto efficace «vogliamo parlare dei pullman?» affronta l’argomento, soffermandosi poi sulla situazione specifica della sua scuola.

La convivenza con i colleghi del liceo scientifico, evidentemente, non sta procedendo nel migliore dei modi.

«Sugli autobus non c’è distanziamento, anche perché non sono state aggiunte nuove corse. A scuola non si riescono mai a trovare aule libere, ci hanno anche tolto dei laboratori per dare spazio a quelli dello scientifico».

Tra un coro e l’altro, per tutta la mattinata sul palco immaginario di piazza del Popolo si alternano ragazzi di diversi istituti superiori della città, disposti a vincere l’iniziale paura di parlare in pubblico pur di denunciare le problematiche a cui sono costretti quotidianamente a far fronte.

«Al ministro Azzolina chiediamo più sicurezza nelle aule – prova a riassumere Elisa Ferretti, rappresentante della consulta del liceo artistico – e sui mezzi di trasporto, per i quali ci era stata garantito un servizio efficiente al 100% che nella pratica non si è rivelato tale, anzi.

Chiediamo inoltre che si lavori all’assunzione di nuovi docenti e ribadiamo ancora una volta che la didattica a distanza, per come è stata portata avanti negli ultimi mesi, ha di fatto costituito un forte limite al diritto allo studio di noi ragazzi»

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