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Pubblico senza bandiere negli stadi,
i tifosi dell’Atletico No Borders:
«Uno striscione può avere il Covid?»

FABRIANO - L'introduzione negli impianti sportivi delle Marche è vietata dal Decreto del Presidente della Giunta regionale dello scorso 9 settembre. «Lo sport senza tifo non è sport e si sta sfruttando l’emergenza sanitaria per provare, per l’ennesima volta, ad indebolire il mondo del tifo organizzato» obiettano i supporter della squadra fabrianese di calcio a 5
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Una partita dell’Asd ‘Atletico No Borders’ Fabriano (foto Fb ufficiale)

 

Anche uno striscione può avere il Covid? A domandarselo sono i ragazzi dell’Asd ‘Atletico No Borders’ di Fabriano, squadra di calcio a 5, nata come  nell’ambiente sportivo del Laboratorio Sociale Fabbri e pronta a militare nel campionato provinciale di serie D. L’emergenza sanitaria resta un problema anche per il mondo dello sport. Sta per partire la nuova stagione, le tifoserie potranno assistere (non si sa bene ancora in che misura, agli incontri) e il Decreto del Presidente della Giunta Regionale delle Marche n.254 del 9 settembre 2020, vieta al pubblico di entrare negli stadi con bandiere, qualsiasi forma di tifo organizzato e l’introduzione, all’interno degli impianti sportivi, di striscioni o materiale acustico.

 

Ebbene sì, finalmente il momento è arrivato. Aspettavamo con ansia l’ora in cui l’emergenza sanitaria dovuta al Covid sarebbe servita ai soliti noti per provare a dare l’ennesima spallata al mondo del tifo organizzato.Da anni ormai gli stadi e i palazzetti sono teatro di sperimentazione sociale da parte dell’apparato repressivo statale e non avevamo dubbi che nel momento in cui si fosse ricominciato a parlare di un ritorno fisico nei luoghi dello sport, di pari passo sarebbero cominciate a sbucare fuori norme assurde, oseremmo dire quasi spudorate poiché fuori da ogni logica. Non ci vogliamo quindi soffermare troppo sull’ipotesi che sta circolando in questi giorni, di consentire l’accesso agli stadi solo ai tifosi muniti di mascherina trasparente per permetterne il riconoscimento facciale alle forze dell’ordine; una trovata del genere era quasi scontata. Quello che più ci lascia sbigottiti e che più ci fa incazzare sono le due righe presenti nel Decreto del Presidente della Giunta Regionale n.254 del 9 settembre 2020, il quale regolamenta i comportamenti e le distanze da mantenere all’interno dei palazzetti. Tra i vari punti in cui si parla legittimamente di metrature e sanificazioni varie, ne troviamo uno che merita di essere citato testualmente: “È vietata ogni forma di tifo organizzato, in particolare è vietato introdurre all’interno dell’impianto striscioni, bandiere o altro materiale acustico, ecc.;”

Partendo dal presupposto che le forme di tifo organizzato possono essere svariate e che non si tratta quindi di un concetto statico, monolitico, immutabile, quello che più ci lascia sgomenti è la precisione con cui si specificano gli “oggetti” che non si possono introdurre nei palazzetti. Riteniamo che ad ogni persona dotata di un minimo di raziocinio la domanda sorga spontanea: io, supporter, mantenendo chiaramente le distanze di sicurezza e indossando la mascherina, se porto una bandiera o appendo uno striscione sulle gradinate metto a rischio la salute di chi mi sta intorno? Aumento il rischio sanitario? La risposta ci sembra ovvia ed è chiaramente NO. Com’è altrettanto chiaro che quelle due righe inserite, in maniera così meschina, in un ben altro contesto confermino la tesi che si sta sfruttando l’emergenza sanitaria per provare, per l’ennesima volta, ad indebolire il mondo del tifo organizzato. E a conferma del fatto che, come succede spesso, la repressione non ha colori politici va sottolineato che pochi giorni dopo la pubblicazione di questo Decreto firmato dall’ex Governatore Ceriscioli, in Veneto, Zaia ha replicato la stessa identica norma.

È chiaro quindi che non ci aspettiamo nulla dalla nuova Giunta Regionale, nè tantomeno pensiamo che la Federazione possa avere una qualsiasi voce in capitolo sulla questione, dato che da sempre c’è un totale assoggettamento alle decisioni politiche quando si parla di norme repressive. Quello che di sicuro sappiamo e di cui siamo fermamente convinti però è che lo sport senza tifo semplicemente non è sport, l’Atletico No Borders senza il calore dei propri tifosi non è l’Atletico No Borders che vogliamo, ed è proprio perché sappiamo che proveranno a fermarci in tutti i modi che ogni volta troveremo le modalità per stare vicino e sostenere la squadra e il progetto in cui crediamo, grazie anche agli esempi e alle idee di tifo alternativo che in tutta Italia i supporters delle squadre di sport popolare stanno mettendo in campo. Non un passo indietro. Adelante Atletico.

Asd ‘Atletico No Borders’ Fabriano

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