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Comitato ‘Priorità alla scuola’
al governatore Acquaroli:
«C’erano alternative alla Dad al 100%»

ANCONA - Secondo gli attivisti ancora una volta si è deciso di sacrificare i diritti e il futuro dei più giovani attivando la didattica a distanza «mentre con i pullman da turismo messi a disposizione dalle società private si sarebbero potuto soddisfare compiutamente le esigenze di trasporto degli studenti»
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Lo striscione del Comitato ‘Priorità alla scuola’ di Ancona

 

 

Il comitato Priorità alla Scuola di Ancona e Civitanova prende le distanze e condanna dall’ordinanza del governatore delle Marche, Francesco Acquaroli, «che impone la Dad al 100% per formazione professionale e Università» e sollecita un ripensamento. «Ancora una volta si è deciso di sacrificare i diritti e il futuro dei più giovani, scegliendo la strada, a parer loro, meno dolorosa e complicata, senza provare a mettere in campo soluzioni alternative. – sottolinea il comitato di Ancona e Civitanova Marche – Nelle ultime settimane la scuola è stata usata come comoda scorciatoia, capro espiatorio di carenze che riguardano altri settori: dalla sanità stessa ai trasporti pubblici. Sanità e trasporti pubblici devono essere al servizio di alunni, alunne, studenti e studentesse, non viceversa. Siamo a conoscenza che soluzioni alternative al trasporto scolastico erano state presentate già a Settembre, alla precedente giunta regionale, e successivamente anche al presidente Acquaroli, da Confartigianato Trasporti Persone che aveva inviato alla Regione Marche un elenco di diverse decine di imprese private marchigiane, con oltre 100 pullman da turismo di medie e grandi dimensioni, disponibili ad integrare le aziende che fanno parte dei consorzi provinciali per soddisfare compiutamente le esigenze di trasporto degli studenti. Lo stesso segretario di Confartigianato Trasporti, Gasparoni, in un recente articolo parla di una incomprensibile resistenza da parte dei funzionari regionali, a differenza di altre Regioni (Emilia Romagna). Incomprensibile anche perché mentre da una parte si finanziano più corse nelle aziende di trasporto pubblico locale, dall’altro lo Stato paga la cassa integrazione alle imprese private di trasporto ferme da mesi. Una resistenza però anche da parte di Conerobus che, anch’essa, per motivi non chiari, ha fatto cadere in un nulla di fatto la proposta di Confartigianato Trasporti Persone».

Lo striscione del Comitato ‘Priorità alla scuola’ di Ancona postato sotto il palazzo della Regione Marche

Ma la scelta del presidente Acquaroli non è «supportata nemmeno dai numeri dei contagi in setting scolastico». Le scuole aperte «garantiscono il corretto uso dei dispositivi di sicurezza individuale per un’ampia parte della giornata; quelle che inducono comportamenti virtuosi attraverso un continuo autocontrollo; quelle che pertanto garantiscono un monitoraggio di massa e infine il tracciamento di casi sospetti e contagi, che altrimenti sfuggirebbero a ogni controllo. Le scuole sono già un presidio per la prevenzione, e non ci riferiamo solo ai protocolli sanitari in vigore: chi è istruito fa prevenzione e si cura meglio di chi non lo è. Le scuole aperte sono garanti contro la dispersione e l’abbandono scolastico». Per questi motivi Priorità alla Scuola ha lanciato una petizione online sulla piattaforma Avaaz rivolta al presidente Conte e a tutti i presidenti di Regione, che in poche ore ha raggiunto le 5.600 firme, per chiedere al Paese di adottare provvedimenti in grado di tutelare il diritto alla salute insieme al diritto all’istruzione (https://secure.avaaz.org/community_petitions/it/al_presidente_del_consiglio_e_presidenti_di_tutte__priorita_alla_scuola/?tdIxLmb)

«È questa la scelta fatta dalla grande maggioranza dei nostri partner europei, tra cui Francia, Germania, Olanda, Irlanda, Gran Bretagna, le cui misure di lockdown prevedono che i servizi educativi per l’infanzia e le scuole restino aperti. – rimarca il comitato Priorità alla scuola – Chiediamo pertanto che le scelte di Governo e Regioni siano all’altezza di quelle dei principali partner europei: restiamo in Europa, non solo in termini monetari e finanziari, ma in materia di diritti e di rapporti tra Stato e cittadini e cittadine. Anche nell’ipotesi di un lockdown generale, le scuole aperte potrebbero garantire l’adeguata flessibilità per il lavoro in smartworking. Chiediamo che siano tutelati i diritti di fasce della popolazione che hanno già pagato caro la crisi in corso, e a cui al momento garantiamo solo il ruolo di debitori perpetui. Le scuole siano mantenute aperte, in presenza, in continuità, in sicurezza».

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