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«Prima ci chiamavano eroi,
ora la solidarietà è sparita»:
sit-in del personale sanitario

ANCONA – Manifestazione questa mattina di fronte all'ospedale di Torrette per chiedere tutele, assunzioni e giusto riconoscimento economico. Al presidio di infermieri, oss ed operatori tecnici ha fatto seguito, a stretto giro, quello dei dipendenti Multiservizi, la maggior parte dei quali impegnati nelle pulizie
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Il presidio del personale sanitario

 

di Martina Marinangeli

«Prima ci chiamavano eroi, ora la solidarietà è sparita». Un’amara constatazione quella di chi, ogni giorno, affronta in prima linea la dura battaglia contro il Covid. Il personale sanitario, già provato dalla prima ondata della pandemia, si trova ora a rifare i conti con gli stessi problemi, senza quel sostegno che la scorsa primavera avevano sentito arrivare dalla comunità. Un grido d’aiuto, più che una protesta, quello che si è levato stamattina davanti all’ospedale di Torrette, dove una delegazione di dipendenti dell’azienda si è riunita in presidio. Una scena che si è ripetuta anche di fronte ai nosocomi delle altre province. Nella giornata di ieri, l’assessore alla Sanità Filippo Saltamartini, i vertici delle quattro aziende ospedaliere ed i rappresentanti sindacali del settore hanno raggiunto un accordo sulle premialità a medici e comparto per il lavoro svolto nella prima ondata: 615 euro lordi una tantum. Rinviata a lunedì, invece, la trattativa sui riconoscimenti economici per chi, ora, è impegnato nei reparti Covid e “nell’astronave” di Civitanova. Ma sebbene sia un buon inizio, la strada è ancora lunga.

Raffaele Miscio

«Il passo avanti c’è stato, ma per ora solo in due aziende ospedaliere il personale ha ricevuto le premialità (Marche Nord ed Inrca, ndr) – fa notare Raffaele Miscio, Fp Cisl Ancona –, andremo avanti nella trattativa. È un riconoscimento, ma non è quello che si aspettavano i sanitari. Oltretutto, adesso siamo alla seconda fase della pandemia e ci troviamo di fronte agli stessi problemi: sicurezza, con screening dei dipendenti non adeguati, e problemi sulle assunzioni. L’unico provvedimento reale finora è stato quello del blocco delle ferie, che non è una soluzione, bensì causa di stanchezza e disagio. Chiediamo inoltre il rinnovo del contratto. È giusto che queste persone che abbiamo chiamato “eroi” abbiano le giuste tutele ed il giusto riconoscimento, giuridico ed economico». Su due principi imprescindibili si basano le richieste dei sindacati: «in primis, la sicurezza degli operatori – fa il punto Patrizia Ercoli, segretario generale Uil Fpl Ancona –, mettendo loro a disposizione dispositivi di protezione individuale che fanno fatica a reperire. Ci sono dipendenti che lamentano la scarsa distribuzione delle mascherine, portate per più turni perché non si sa se ne arrivano altre. Inoltre, gli operatori sanitari ci segnalano anche un altro problema: accedono alle strutture ospedaliere anche cittadini in attesa dell’esito del tampone da 12 giorni.

Patrizia Ercoli

Poi c’è il capitolo assunzioni perché da troppo tempo il sistema pubblico paga la riduzione del costo del personale. Questa debolezza, oggi con la pandemia, è diventata ancora più evidente». Per Stefania Ragnetti, segretaria Fp Cgil Ancona, «bisogna passare dai proclami ai fatti. La politica negli anni ha scelto di operare tagli lineari sulla sanità: ora siamo in emergenza, ma la carenza di personale era già evidente. Aspettiamo i concorsi, bloccati da tempo, il turn over, le stabilizzazioni. Servono più investimenti in generale e bisogna fare in fretta. Per l’impegno che c’è stato, pesante anche da un punto di vista psicologico, le premialità non sono all’altezza. L’accordo è importante ma non sufficiente. Prima si parlava di eroi, ora non c’è più quella solidarietà». Al presidio di infermieri, oss ed operatori tecnici ha fatto seguito, a stretto giro, quello dei dipendenti Multiservizi, la maggior parte dei quali impegnati nelle pulizie.

Stefania Ragnetti

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