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«Aborto, ecco il vero volto della destra:
misogino e reazionario»
«Tutelata la salute delle donne»

POLITICA - Scia di polemiche dopo la decisione ufficializzata ieri Assemblea legislativa da parte della giunta Acquaroli, che ha detto no alla somministrazione della Ru486 nei consultori. I consiglieri regionali dem e il senatore Francesco Verducci criticano duramente la decisione, Udc e Lega la sostengono
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In alto, da sinistra: Dino Latini, il gruppo consiliare dem, Francesco Verducci e Riccardo Augusto Marchetti

 

Pillola abortiva nei consultori, il no della Regione dà il la a una lunga scia di polemiche. Com’era prevedibile, la decisione ufficializzata ieri in Consiglio regionale da parte della giunta Acquaroli di non voler seguire le linee guida del ministero sulla possibilità di somministrare la Ru486 nei consultori ha letteralmente spaccato in due il fronte politico regionale. Da una parte c’è chi parla di reazionismo e misoginismo, dall’altra chi difende la scelta a spada tratta. Nel primo gruppo, c’è il Pd a parlare che grida di ritorno a un lugubre passato.

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Il gruppo consiliare dem in Regione

«Mai come ieri, a nostra memoria, l’Assemblea legislativa delle Marche era caduta così in basso – dicono i consiglieri regionali dem, capitanati da Maurizio Mangialardi – Se però qualcosa di positivo c’è in questa giornata assolutamente da dimenticare, è il fatto che la maggioranza al governo della Regione Marche ha calato finalmente la maschera, mostrando il suo volto reazionario e misogino. Vogliamo dirlo chiaramente: se il subdolo intento dell’amministrazione è procedere al progressivo smantellamento dei consultori e cancellare i diritti sanciti dalla legge 194, il gruppo del Partito Democratico si batterà per evitare che la nostra regione torni indietro di decenni, a un lugubre passato fatto di aborti clandestini, di donne morte per mancanza di assistenza medica, di ginecologi e ostetriche arricchitisi sulla loro pelle e sul loro dramma. Nel corso del dibattito abbiamo assistito – continua il gruppo del Pd – a una penosa e imbarazzante ostentazione dei peggiori stereotipi che da sempre contraddistinguono la destra su questo delicato tema. Emblematico è stato l’imbarazzante intervento dell’assessore alla Sanità Saltamartini, quello, per intenderci, che voleva sperimentare l’utilizzo della idrossiclorochina per combattere la pandemia e che pensa di poter produrre nelle Marche i vaccini anti Covid. Forte di queste “solide” competenze scientifiche e sempre pronto a trasformare ogni tema in uno scontro di civiltà, Saltamartini ci ha fatto sapere che la pillola Ru 486 non sarà distribuita nei consultori marchigiani, a dispetto di quanto previsto dalle più recenti linee guida del ministero della Sanità e a quanto avviene in tutta Europa. Non da meno è stato il grande ispiratore della politica sanitaria della giunta regionale, ovvero il capogruppo di Fratelli d’Italia Carlo Ciccioli, il quale, sempre più in difficoltà nel contenere i suoi primordiali istinti ideologici e mostrando tutto il suo dispregio per la donna, è arrivato a tirare in ballo l’identità nazionale, la capacità di riproduzione, la sostituzione etnica; tutti temi attinti a pieni mani dalla retorica del Ventennio e dalle più strampalate teorie complottiste. Sulle sue gravi dichiarazioni annunciamo fin da ora che depositeremo un’interrogazione. Ma la cosa peggiore è il ruolo avuto in questa terribile messa in scena dalle donne della maggioranza: già umiliate nella composizione della giunta regionale con la sola presenza dell’assessora Latini, si sono arroccate a difesa di posizioni che, al di fuori di questa assise, anche chi si dichiara persona di destra, donna o uomo che sia, farebbe fatica ad accettare».

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Francesco Verducci

Sulla stessa linea Francesco Verducci, senatore dem: «È gravissimo il rifiuto della Regione Marche di recepire le linee di indirizzo nazionali – dichiara – questo mette a serio rischio la salute delle donne, favorendo forme di aborto clandestino, soprattutto quando l’accesso alle procedure ospedaliere è reso ulteriormente difficoltoso a causa della pandemia da Covid-19. La regione Umbria ha dovuto fare un passo indietro rispetto ad una scelta sbagliata, ideologica oltre che dannosa, contraria ad ogni base scientifica, quella che voleva cancellare la possibilità di ricorrere all’interruzione di gravidanza farmacologica in day hospital o a domicilio. Le nuove Linee guida, che aggiornano quelle del 2010, si richiamano agli sviluppi maturati in questo decennio dalla comunità scientifica internazionale. È vergognoso l’atteggiamento della giunta di destra, che fa un uso strumentale dei valori della famiglia contrapponendola ai diritti della donna, sfregiando una grande conquista di civiltà per l’intero Paese. Va invece data piena attuazione alla legge 194 del 1978, rafforzando la rete consultoriale, le strutture ginecologiche ospedaliere e la promozione dell’educazione alla sessualità e all’affettività nei percorsi formativi scolastici».

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Dino Latini

Dall’altra parte, troviamo Udc e Lega. Il capogruppo dei centristi Dino Latini parla addirittura di giornata storica per le Marche. «Esprimo piena soddisfazione – dice il presidente del Consiglio  – per la compattezza della maggioranza che ha respinto in blocco l’applicazione della direttiva ministeriale in quanto contraddice la 194: questa legge infatti prescrive che l’aborto debba essere fatto in ospedale e l’aborto chimico della Ru486 non è una semplice pillola del giorno dopo, ma una vera interruzione di gravidanza avviata e quindi, come l’aborto chirurgico, deve essere fatto in ospedale. Il consiglio ha quindi stabilito la difesa di una prerogativa dell’autonomia regionale nel rispetto della gerarchia delle fonti giuridiche; troppe volte l’attuale governo cerca la scorciatoia dell’atto amministrativo saltando il parlamento, come sta facendo con i decreti ministeriali nella gestione dell’emergenza sanitaria Covid19. Inoltre si è voluto tutelare la salute della donna dato che la Ru486 comporta rischi seri e per questo necessita un ricovero ospedaliero che meglio garantisce contro eventuali emorragie, infezioni o altre conseguenze negative. Troviamo infine, come UdC Popolari Marche, particolarmente interessante il lungo e appassionato dibattito che ha preceduto la votazione. Sono emerse infatti – continua Latini – molte considerazioni positive sulla necessità dell’applicazione puntuale della 194 che, contrariamente da quanto affermato da alcuni esponenti della minoranza, è applicata “a macchia di leopardo” dalle varie strutture socio sanitarie della regione. Fu lo stesso presidente Ceriscioli qualche tempo fa, rispondendo ad un’interrogazione del mio predecessore Luca Marconi, ad affermare che la 194 non è applicata in maniera uniforme per quanto riguarda la prevenzione dell’aborto. Mi è sembrato di capire, comunque, che l’intero Consiglio Regionale senza distinzione sostiene la necessità che si proceda in questa direzione e sarà quindi nostra cura mettere in moto tutte le iniziative amministrative e legislative affinché l’interruzione volontaria della gravidanza sia realmente l’ultima drammatica soluzione alla quale ricorrere per le situazioni di maternità difficili e non previste».

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Riccardo Augusto Marchetti

Infine il Carroccio. «In merito a temi etici come quello dell’aborto, la Lega non ha mai preso una posizione, nell’assoluta convinzione che la libertà è un diritto inviolabile e che ognuno deve poter scegliere per se stesso – ha esordito il commissario regionale della Lega Marche Riccardo Augusto Marchetti – stiamo portando avanti una politica a favore della vita, e la Regione Marche è già al lavoro per stanziare dei fondi a sostegno della natalità, ma questo che non significa essere contrari all’aborto. Intendiamo mettere in campo ogni azione necessaria per sostenere le donne, affinché l’interruzione volontaria di gravidanza sia una scelta consapevole e non obbligata da ragioni di natura economica. In un momento tanto delicato per il futuro economico, il Partito Democratico, ancora forza di governo, dovrebbe preoccuparsi del futuro di milioni di italiani rimasti senza lavoro piuttosto che cavalcare sterili e insensate polemiche – continua Marchetti – Il Consiglio regionale peraltro non ha competenza per intervenire in materia, essendoci già una legge dello Stato, la 194, che regola l’aborto. Se il Pd voleva che la Ru486 fosse somministrata anche nei consultori, avrebbe dovuto promuovere una legge a livello nazionale e la Regione Marche, come le altre, l’avrebbe recepita. Le linee guida del Ministero della Salute non modificano le norme esistenti. L’aborto è una questione etica e ogni posizione va rispettata, – ha ribadito Marchetti – quello che come Lega vogliamo evidenziare, proprio perché rispettiamo le donne e vogliamo salvaguardarne la salute, è la necessità di un controllo medico di almeno 24 ore dopo l’assunzione della pillola abortiva. La Lega ha sempre agito a tutela delle donne, tanto da essere stata promotrice del Codice Rosso ogni nostra azione è volta a difendere le donne, la loro libertà e anche la loro salute».

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