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Minorenne finisce in coma etilico,
chiuso 7 giorni il Lievito Mare:
«Leggerezza non chiedere i documenti»

ANCONA - La polizia ha notificato il provvedimento disposto dal questore in seguito all'episodio di sabato. Il titolare: «Appena mi sono accorto di quello che è successo ho chiamato i soccorsi. Chi era con lei mi strattonava perché non lo facessi, anche loro dovrebbero prendersi le proprie responsabilità»
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Polizia al Lievito Mare

 

Dopo poco più di una settimana, arriva una seconda chiusura tra i locali del porto. A seguito dell’ultimo controllo effettuato sabato da parte della polizia, gli agenti della questura, Divisione Pasi in servizio di ordine pubblico anche all’interno dell’area portuale, hanno controllato tutti i locali. Hanno identificato numerosi giovani che stazionavano all’esterno del locale Lievito Mare per attendere il proprio turno per consumare l’aperitivo.
A seguito degli accertamenti svolti dagli agenti, il questore Giancarlo Pallini, allo scopo di garantire l’ordine e la sicurezza pubblica, questa mattina ha disposto la chiusura del locale per 7 giorni ai sensi dell’articolo 100 del Tulps. Il provvedimento è stato notificato dai poliziotti al titolare dell’esercizio, Fabrizio Boari, soprattutto dopo l’episodio che, sabato sera, ha visto una 16enne finire ricoverata in Rianimazione, all’ospedale di Torrette, a causa di un abuso etilico. Le condizioni della giovane, tuttora nel nosocomio, stanno comunque migliorando.

Fabrizio Boari

«Quella sera – dice il titolare, Fabrizio Boari -, quando mi sono accorto di cosa era successo, da padre di famiglia, l’ho vissuta con grande ansia e mi sono subito preoccupato di chiamare i soccorsi nonostante, non so perché, gli amici di quella ragazza mi strattonassero dicendo di non farlo, per poi dileguarsi. Mi auguro che si rimetta al più presto. Indubbiamente, senza cercare scuse – aggiunge –, abbiamo commesso un atto di leggerezza nel non chiedere i documenti». Al Lievito Mare la giovane, che era in compagnia di 5 amici (suddivisi in tavoli da 4 e 2) maggiorenni sembra avesse preso una birra e un amaro. «Spero che si rimetta al più presto e che non subisca conseguenze. Chiaro che queste comitive dovrebbero prendersi pure loro delle responsabilità avendo con sé anche minori; come noi ci prendiamo le nostre colpe e il provvedimento che ci è stato fatto. Quel sabato sera – aggiunge – forse eravamo più concentrati sull’essere attenti che venissero rispettati i distanziamenti e l’utilizzo di mascherine. Avevamo anche una persona all’ingresso per controllare perché comunque miriamo ad un target completamente diverso di clientela, essendo una pizzeria. Ora – aggiunge -, dopo aver cercato notizie sulle sue condizioni di salute, sono sollevato che la ragazza stia migliorando. Mi sono reso conto tardi di che persone erano quelle che stavano con lei, e l’ho capito solo quando hanno iniziato a strattonarmi perché non chiamassi il 118. E’ stato triste, perché dicevano che ci avrebbero pensato loro portandola dalla madre, ma lei era incosciente. Fortunatamente i soccorsi sono arrivati subito». Per andare incontro anche a chi ha un’attività al porto, c’è chi si chiede come mai non si svolga un tavolo di sicurezza per limitare gli ingressi al porto, evitando non solo situazioni simili, ma anche inutili assembramenti più volte documentati da video e foto.

(Redazione CA)

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