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Proposta di legge sui consultori:
«Convenzionare associazioni private»

PRIMO FIRMATARIO il presidente del Consiglio e capogruppo Udc Dino Latini: «Esigenza di rilanciare la promozione del benessere della famiglia quale istituzione finalizzata al servizio della vita, all’istruzione e all’educazione dei figli»
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Dino Latini

 

Presentata la proposta di legge riguardante “Norme in materia di consultori familiari”. Il primo firmatario è il consigliere Dino Latini, Capogruppo Udc Popolari Marche e presidente del Consiglio regionale, insieme ai colleghi Jessica Marcozzi, capogruppo di Forza Italia, Gianluca Pasqui sempre di Forza Italia e Giacomo Rossi, capogruppo di Civitas Civici.

«Secondo l’ultima relazione al Parlamento del ministero della Salute sulla legge 194 – spiegano i consiglieri in una nota -, il numero delle strutture pubbliche risulta insufficiente rispetto alle necessità della popolazione e senza adeguato personale, addirittura in calo rispetto al decennio precedente. Un consultorio ogni 20mila abitanti era infatti l’obiettivo scritto nella legge che nel 1996 dettò gli standard nazionali, lasciando alle regioni l’attuazione specifica. All’oggi però abbiamo in Italia un consultorio ogni 32 mila abitanti».

Da qui la proposta di legge che nasce, spiega Latini, «da queste considerazioni e dall’esigenza di rilanciare la promozione del benessere della famiglia quale istituzione finalizzata al servizio della vita, all’istruzione e all’educazione dei figli. L’attività consultoriale si è orientata a nuove esigenze e sensibilità, tenendo conto delle problematiche più attuali quali una più forte richiesta di maternità sia biologica sia sociale, una rinnovata attenzione alla prevenzione e al trattamento della depressione post-partum, casi di maltrattamento e di violenza. Si rende dunque necessaria da parte della Regione l’emanazione di norme nuove volte a riconoscere il ruolo fondamentale del consultorio familiare in quanto servizio territoriale per la comunità che assicura attività e prestazioni rivolte alla promozione e alla tutela della salute, della maternità e della qualità della vita».

Latini illustra la proposta nel dettaglio: «In particolare, all’art. 4 abbiamo previsto la possibilità per il servizio pubblico di convenzionarsi in maniera non onerosa con realtà associative private senza scopo di lucro al fine di integrare la qualità e la quantità dei servizi erogati alla comunità e di avviare sul territorio una necessaria, e quanto mai opportuna, rete di lavoro che possa intercettare in maniera appropriata e diversificata le eventuali situazioni di difficoltà. Sono molti i percorsi che possono vedere una valida integrazione fra l’attività del consultorio pubblico e quello privato convenzionato: dall’integrazione e mediazione culturale alla tutela dei minori, dalla sensibilizzazione sul percorso affido e adozioni alla piena attuazione della legge 194 volta ad una scelta pienamente consapevole della donna e della coppia quando la donna esige il coinvolgimento del partner. Mentre all’art.3 si da attuazione alla legge nazionale sui Consultori familiari ribadendo le diverse opzioni di gestione dei consultori familiari: da quelli gestiti dal Servizio sanitario o dalle istituzioni pubbliche a quelli che fanno capo all’associazionismo familiare, associazioni di volontariato, fondazioni, organizzazioni non lucrative con finalità sociale (onlus). Questa norma detta le condizioni per la gestione e l’autorizzazione delle strutture consultoriali private al fine di garantire standard di qualità e controllo dei servizi offerti».

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