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Penalisti in sciopero:
«Il portale telematico
intralcia il nostro lavoro»

TRE GIORNI di astensione per il foro di Ancona in base alla protesta indetta dall'Unione delle Camere Penali italiane. «Il servizio si interrompe per continui guasti e inconvenienti tecnici che ne ostacolano o addirittura impediscono il funzionamento»
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Gli avvocati Piazzolla e Petruzzo

 

Tre giorni di astensione dalle udienze per i penalisti anconetani: le toghe hanno aderito allo sciopero nazionale indetto dall’Unione delle Camere Penali Italiane. Causa delle protesta, in primis, i limiti portati dal portale del processo penale che «anzichè agevolare il nostro lavoro lo intralcia e spesso e volentieri lo rende impossibile» hanno fatto sapere in una nota gli avvocati Francesca Petruzzo e Fernando Piazzolla, rispettivamente segretario e presidente della Camera Penale di Ancona. 
«Tale sistema – hanno ribadito – è stato introdotto con il decreto c.d. “Ristori” (L. 176/2020) e impone in via obbligatoria il deposito degli atti difensivi durante le indagini preliminari solo attraverso l’utilizzo di questo Portale
telematico che, però, nasce già vecchio e obsoleto. Inoltre all’inizio dell’anno 2021 il Ministero della Giustizia ha esteso l’obbligo dell’utilizzo di tale portale anche per il deposito di querele e opposizioni alle archiviazioni. Ma come accade in tutta Italia anche ad Ancona e nelle Marche il portale, per la maggior parte del tempo, si interrompe per continui guasti e inconvenienti tecnici che ne ostacolano o addirittura impediscono il funzionamento. Ciò troppo spesso impedisce ai difensori il rispetto dei termini fissati dal codice di procedura penale per svolgere l’attività difensiva necessaria per il proprio assistito, che sia imputato o persona offesa. La politica, come troppo spesso accade, ha tentato di avviare l’auspicato processo telematico penale con un portale però del tutto inadatto, vecchio, troppo spesso bloccato e quindi inutilizzabile. Nonostante sia stato da più parti segnalato al Ministero della Giustizia il gravissimo problema che deriva dalla incapacità del portale di funzionare regolarmente non si sono registrati miglioramenti di sorta. Per altro non sono state nemmeno accolte le richieste provenienti dalla Avvocatura di prevedere un regime transitorio che prevedesse la possibilità di ricorrere al deposito nelle forme tradizionali per lo meno in questa prima fase. Quindi a fronte del silenzio assordante della politica e del Ministero, a fronte della impossibilità di poter garantire ai propri assistiti gli adempimenti imposti dal codice di procedura penale per lo svolgimento del diritto di difesa (che riguarda sia gli imputati che le persone offese) non resta altro che manifestare compatti con l’Unione delle Camere Penali Italiani astenendoci dalle udienze penali».

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