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«Sisma, servono altri 25 miliardi
Sono 50mila gli edifici da ricostruire»

CONVEGNO dell'Anci a Camerino a cinque anni dalle scosse. Il punto del commissario Legnini: «Si inizia a registrare una saturazione del mercato edilizio, con la scarsità di manodopera e materiali. Risolvere tutto questo è complicato. La proroga del bonus del 110% nel cratere colpito è una priorità». Acquaroli: «Il destino della nostra regione si lega inesorabilmente alla forza, alla velocità e alla credibilità della ricostruzione»
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Un momento della riunione dell’Anci

 

di Monia Orazi

Serviranno altri 25 miliardi per completare la ricostruzione di quasi 50mila edifici dopo il sisma 2016. A dirlo questa mattina Giovanni Legnini, commissario straordinario alla ricostruzione durante il convegno Anci “Il sisma 2016 del Centro Italia, cinque anni dopo”, svoltosi a Camerino a cinque anni dalle scosse del 26 ottobre 2016. «I fondi stanziati per il percorso della ricostruzione privata basteranno sino alla prossima primavera, ma occorreranno nuovi fondi. Dalle richieste di contributo arrivate, si stima che per ricostruire le case private, ci vorranno altri venti miliardi di euro – ha sottolineato Legnini – abbiamo avuto un’accelerazione nella ricostruzione, una forte crescita nei primi sei mesi del 2021, minore nell’ultimo trimestre. Si inizia a registrare una saturazione del mercato edilizio, del mercato delle professioni, con la scarsità di manodopera e materiali. Risolvere tutto questo è complicato, a causa delle dinamiche di mercato. Alle professioni ed alle imprese dico fidatevi di questa ricostruzione, cerchiamo di dare continuità a questo processo. La ricostruzione non possiamo permetterci che si fermi, la proroga del bonus del 110 per cento nel cratere colpito dal sisma è una priorità».

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Giovanni Legnini

Un dossier ed un videoreportage dalle quattro regioni colpite dal sisma, sono stati presentati dal direttivo nazionale e regionale dell’Anci, l’associazione che raccoglie i comuni e che in questi ultimi anni ha segnalato criticità e lanciato proposte, per sbloccare la mostruosa burocrazia che per almeno quattro anni ha mantenuto in stallo la ricostruzione più imponente degli ultimi decenni in Italia. Immagini che chi vive nel cratere conosce benissimo, macerie, centri storici inagibili, attività produttive e commerciali in attesa di una normalità che sembra non arrivare mai. Presenti 130 sindaci, i vertici delle quattro regioni, altre istituzioni locali, nell’auditorium Benedetto XIII.

Ha aggiunto Valeria Mancinelli, sindaca di Ancona e presidente Anci Marche: «La filiera istituzionale adesso funziona e, paradossalmente, ora il problema è il reperimento di imprese che possano lavorare alla ricostruzione perché con gli incentivi ecobonus il comparto dell’edilizia è oberato di lavoro».

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Il sindaco di Ancona, Valeria Mancinelli (presidente Anci Marche)

Ha fatto sentire la sua voce con un messaggio scritto, il presidente nazionale Anci Antonio De Caro: «Oggi, grazie al lavoro del Commissario straordinario, dei sindaci, della Protezione civile, che ringrazio fortemente, ricostruire non è più una chimera ma sempre più una certezza. Nell’ultimo anno sono state tante le decisioni prese e gli atti firmati che si sono trasformati nella possibilità per i sindaci di avviare cantieri, liberare siti distrutti e restituire a migliaia di cittadini dignità e fiducia. Ora dobbiamo continuare a lavorare in questa direzione provando a individuare nuove risorse necessarie a sostenere la ricostruzione e a rafforzare i presidi di sicurezza sui territori». L’Anci oltre ad aver lavorato per migliorare la normativa, tramite il crowfunding ed il progetto Anci Crowd ha raccolto donazioni per oltre un milione di euro, finanziando decine di progetti nei comuni più colpiti dal terremoto.

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Fabrizio Curcio

Presente anche il capo nazionale di Protezione civile Fabrizio Curcio: «Dobbiamo trarre un insegnamento dagli eventi sismici del 2016, come programmare la prevenzione strutturale e non strutturale, perché le buone prassi salvano vite. Oggi parliamo di futuro e prospettive. Lo facciamo insieme ad Anci perché la filiera del servizio nazionale della Protezione Civile inizia dai territori attraverso il lavoro quotidiano che i sindaci sono chiamati a svolgere intercettando le esigenze dei cittadini. Grazie al loro osservatorio privilegiato, i sindaci hanno una conoscenza straordinaria dei territori e si fanno portatori di quelle istanze nel complesso e indispensabile processo di ricostruzione». Tra le proposte lanciate da Anci quella di creare un tavolo di lavoro insieme al commissario alla ricostruzione, Protezione civile, dipartimento “Casa Italia” alla Presidenza del consiglio dei ministri per programmare gli investimenti necessari ai comuni colpiti, sfruttando le risorse del Pnrr stanziate per il cratere. Chiesto di prorogare fino al 2024 la durata dello stato di emergenza e della struttura guidata dal commissario Legnini, in modo da poter programmare agevolmente gli interventi capillari e complessi, necessari ai diversi territori. La stabilizzazione delle 500 persone in servizio negli uffici ricostruzione e nei Comuni, la definizione del testo unico della ricostruzione, sono state le richieste avanzate da Paolo Masetti, delegato Anci alla Protezione civile.

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Dopo aver sottolineato come grazie alla semplificazione legislativa attuata da Legnini, siano stati superati i colli di bottiglia della ricostruzione, il presidente Francesco Acquaroli, accompagnato dall’assessore Guido Castelli, ha riflettuto sulle criticità ancora esistenti: «Diversi problemi restano aperti e vanno superati, per mettere a terra una ricostruzione che sia tangibile, percepita e vissuta dalle popolazioni locali. Le domande presentate sono ancora basse, rispetto alle risorse disponibili, evidenziando un segnale che preoccupa sull’effettiva volontà di rientro nei territori; il destino della nostra regione si lega inesorabilmente alla forza, alla velocità e alla credibilità della ricostruzione – aggiungendo che – il rientro nei territori, però, passa anche attraverso gli investimenti infrastrutturali e immateriali, attraverso una digitalizzazione che porti i servizi nell’entroterra. Chiediamo che la filiera istituzionale coinvolga i rappresentanti dei territori nella fase della programmazione delle risorse, perché è l’isolamento che ostacola la ripartenza anche dopo la ricostruzione fisica degli edifici pubblici e privati».

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A fare gli onori di casa, il sindaco di Camerino Sandro Sborgia che dopo i ringraziamenti di rito ha affermato: «Camerino, come gli altri comuni, ha avviato il processo di ricostruzione con tutte le energie e le forze a disposizione pur consapevole dell’enormità e delle difficoltà dall’impresa. Il lavoro da fare è appena iniziato ma siamo tutti ostinati a raggiungere l’obiettivo di restituire alle nostre collettività la bellezza dei nostri luoghi insieme a quella socialità che prima il sisma e poi il Covid hanno fortemente segnato. Questa è l’occasione non solo di bilancio, ma anche di riflessione sullo stato attuale delle cose, su quanto si è fatto, ma soprattutto sul futuro che ci attende». Il mantra di resilienza dell’ateneo, è stato ben illustrato dal rettore Unicam Claudio Pettinari: «Abbiamo fin da subito intrapreso un percorso che trasformasse in opportunità quanto c’era da affrontare, finalizzandolo a valorizzare maggiormente l’università e il territorio tutto. Dopo cinque anni, grazie all’instancabile lavoro di tutto il personale dell’ateneo, alla fiducia dei nostri studenti, al sostegno dello Stato e di finanziatori privati, possiamo dire di aver recuperato alcuni edifici, posti letto per i nostri studenti, laboratori e spazi per la ricerca. Naturalmente c’è ancora molto da fare, in particolar modo per il contesto urbano e siamo sempre pronti a mettere a disposizione le nostre competenze. Vogliamo dare un futuro ai nostri giovani ed è per questo che operiamo quotidianamente». La situazione di Visso, tra i comuni più devastati del maceratese, è stata illustrata dal sindaco Gian Luigi Spiganti Maurizi: «I primi 4 anni dopo il terremoto non hanno prodotto nessun effetto positivo per la ricostruzione. Il percorso si può dire avviato dalla nomina a commissario alla ricostruzione di Giovanni Legnini che ha dato una consistente accelerazione. I problemi, tuttavia, sono molti e sono acuiti dall’aumento del costo delle materie prime per l’edilizia che stanno frenando anche gli appalti in corso e costretto alcune imprese edili addirittura a fermarli. Contiamo che l’Anci e lo stesso commissario con il contributo anche della Regione Marche interloquiscano con il governo e trovino una soluzione altrimenti gli accolli delle spese per molti dei privati sarebbero insostenibili e la ricostruzione di un comune come il nostro che è completamente distrutto non avvenga mai».

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