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Pochi segnali positivi e tanti negativi,
l’economia marchigiana non decolla

L'ANALISI di Ugo Bellesi - La ripresa si allontana: manca il personale qualificato e aumentano i costi delle materie prime. Ancona prima nella regione per imprese gestite da donne. In 9 mesi 11.929 infortuni sul lavoro con 25 morti. In difficoltà anche pesca e agricoltura
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Ugo Bellesi

 

di Ugo Bellesi

Luci e ombre, come sempre, sull’economia della regione. Iniziamo da notizie positive sottolineando che nel terzo trimestre del 2021 nelle Marche risultano attive 146.309 imprese con un aumento, rispetto al precedente periodo, di 452 imprese pari a +0,27% (inferiore però al dato nazionale che è +0,36%). Le nuove iscrizioni sono state 1.586 mentre le cancellazioni 1.134. I dati di crescita più elevati li ha fatti registrare la provincia di Macerata con +0,33 (il migliore delle Marche) mentre Ancona è seconda con +0,27% e Pesaro terza con +0,28, più indietro Ascoli e Fermo. I settori in crescita risultano le costruzioni, seguite dai servizi alle imprese, quindi da alloggi e ristorazione e infine dagli immobiliari. In questo contesto fa piacere rilevare che nel primo semestre 2021 è cresciuta l’imprenditoria femminile che ha fatto registrare un +0,3. Ascoli ha avuto un incremento di +1,4%, Fermo di +1,2%, Macerata di +0,1%, Ancona -0,4%. Nessuna variazione per Pesaro. Per consistenza di aziende rosa invece Ancona è in testa con 9.333 imprese-donna pari al 27,2% del totale, Macerata è seconda con 8.055 imprese femminili pari al 23,5%, Pesaro è terza con 7.534 imprese rosa pari al 22%, seguita da Ascoli (4.967 imprese pari al 14,5%) e Fermo (4.382 imprese pari al 12,8%).

grano

Il grano

OK LE ESPORTAZIONI – Notizie positive vengono anche dalle esportazioni dei prodotti delle Marche, nel primo semestre del 2021, come attesta il Centro studi di Intesa San Paolo, con particolare attenzione alle cappe aspiranti e agli elettrodomestici di Fabriano che registrano +53,5%, e alle cucine di Pesaro con un +34,9%. Ancora meglio le macchine utensili e il legno di Pesaro con +45,5% mentre registrano un +35% gli strumenti musicali di Castelfidardo. Vanno a +18,5% le cartiere di Fabriano e a +17% il sistema moda per non parlare della Jeans Walley del Montefeltro che è salita a +32%. Le nostre calzature arrivano a +17,2%, le pelletterie di Tolentino a +11% e l’abbigliamento a +15,2%. Non possiamo però dimenticare l’agricoltura. Infatti la Coldiretti segnala che nel primo semestre del 2021 le esportazioni della pasta sono salite a 7,8 milioni di euro grazie alla garanzia che è prodotta solo con 100% di grano italiano. E’ importante per l’immagine della nostra pasta l’impiego di grani antichi come la Saragolla e la Jervicella oltre al grano Cappelli. Le Marche nel 2021 hanno prodotto 3,7 milioni di quintali di grano, precedute soltanto da Sicilia, Puglia ed Emilia. Ma anche l’agricoltura ha i suoi problemi perché non si trovano potatori di alberi da frutto, di olivi e vigne ma anche trattoristi per cui spesso su quattro lavoratori uno è straniero. E il fenomeno del lavoro nero non è infrequente. Le note dolenti arrivano quando andiamo a verificare il Pil. Infatti Svimez a luglio ha previsto nelle Marche per il 2021 un incremento del Pil a +4,4%. Buono sicuramente ma inferiore al valore medio del Pil delle regioni del Centro nord che è a +5,1%. Tanto è vero che la vicina Emilia, come il Veneto e la Lombardia, prevedono un aumento del Pil tra +5,8% e +6,7%. Sempre Svimez per il 2022 prevede un incremento del Pil per il Centro nord del 4,3% mentre per Marche e Umbria appena +3,8%, contro il +4,1% della Toscana e il +3,9% del Lazio.

INFORTUNI SUL LAVORO – Il mondo del lavoro vive in questo periodo soprattutto con l’angoscia degli infortuni che sono in continua crescita. Anche rispetto ad altre regioni siamo molto indietro – come segnalano gli stessi sindacati – soprattutto perché nelle Marche ci sono soltanto 56 tecnici della prevenzione. Basti pensare che nei primi nove mesi di quest’anno ci sono stati 11.929 infortuni sul lavoro con 25 morti, verificatisi nell’edilizia, nell’industria e nei trasporti, nel magazzinaggio, nelle manifatture, nel commercio, nelle riparazioni, in agricoltura, nella sanità e nell’assistenza sociale. Ma le preoccupazioni riguardano anche i minacciati licenziamenti da parte di alcune industrie addirittura multinazionali come la Elica di Fabriano e la i Guzzini illuminazione di Recanati, oltre che la Enedo di Osimo. Ma queste sono soltanto le punte di un iceberg perché bisogna tener conto che «nelle Marche – ha dichiarato Daniela Barbaresi segretaria regionale Cgil – solo l’8,6% degli occupati è a tempo pieno e indeterminato», in quanto sono diffusissimi i contratti a termine che riguardano circa un terzo dei lavoratori. Crescono anche gli stagionali mentre un 20% del lavoro è intermittente. «Gli indicatori della nostra regione – puntualizza la Barbaresi – sono peggio di altre regioni del centro e ci fanno somigliare sempre più a una regione del sud Italia».

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Daniela Barbaresi

MANCA IL PERSONALE – Sull’altro fronte, quello degli industriali, si sostiene che alcune imprese sono in difficoltà perché nelle Marche manca il personale specializzato. Non ci sono tecnici, informatici, programmatori, meccatronici. La mancanza di manodopera specializzata grava soprattutto sull’edilizia, sul manifatturiero e sulla metalmeccanica. Nell’edilizia necessitano muratori, operai, impiantisti, idraulici, elettricisti, posatori di cappotti e guaine, carpentieri, responsabili nella gestione di cantieri, ingegneri, projet manager, minatori, saldatori, autotrasportatori specializzati. D’altra parte è noto che l’Italia è fanalino di coda in Europa per l’istruzione tecnica. Si sostiene che gli stipendi sono bassi e quindi il lavoro non è appetibile per i giovani, anche rispetto a quanto si guadagna in altre regioni. E’ per questo che i giovani talenti preferiscono andare in Germania dove ci sono salari più alti anche del 30-40%. Tra l’altro da noi gli impiegati e i laureati non sono molto richiesti. Inoltre c’è una massa di lavoratori in cassa integrazione o prende il reddito di cittadinanza o ha altri sostegni economici. Ma c’è difficoltà anche a trovare imprese edili dal momento che moltissime sono impegnate nello smaltimento dei progetti che usufruiscono del Superbonus al 100 per 100 ma anche nella ricostruzione post sisma. Le stesse, oltre alla mancanza di muratori e di altre figure specifiche, sono gravate dall’aumento del costo delle materie prime e soprattutto dal difficile reperimento di alcuni materiali edili. Se è in crisi l’edilizia figuriamoci i calzaturieri. Infatti alcune imprese stanno affrontando il difficile ricambio generazionale, altre, dovendo sostituire i loro dipendenti anziani, non trovano giovani in grado di garantire un’alta produzione qualitativa e creativa. Mancano orlatrici, premontatori, tagliatori ecc. I giovani che escono dalle scuole – secondo alcuni calzaturieri – hanno scarse competenze nella tecnologia informatica e nella comunicazione.

IN CRISI LA PESCA – Non vivono momenti sereni neppure quanti lavorano in mare. Infatti l’aumento del prezzo del gasolio (salito da 0,65 a 0,78 centesimi al litro) non è più sostenibile per le imprese della pesca dal momento che i motori dei pescherecci consumano moltissimo carburante. Il che si aggiunge alla riduzione delle giornate di pesca consentite in un anno e ai costi aumentati anche per altre materie prime. I pescatori inoltre rivendicano la rimodulazione del sistema contributivo e, per quanto riguarda le sanzioni, chiedono di applicare il principio di proporzionalità. Resta, anche nel mondo della pesca, la difficoltà di trovare giovani disposti ad imbarcarsi. E’ per questo che spesso nei pescherecci si trovano lavoratori stranieri.

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