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«Sulla pandemia nessun dato da chiarire,
intensive in linea con le altre regioni gialle
L’esitazione vaccinale è tipica delle Marche»

LA REPLICA dell'Asur Marche al medico Claudio Maria Maffei, che ieri aveva chiesto più chiarezza su alcuni dati. Sul Covid hospital di Civitanova: «Sono stati attrezzati 2 moduli di 14 posti letto di terapia intensiva, mentre il terzo non è ancora disponibile per l’eventuale ricovero di pazienti. In relazione all’evoluzione della curva epidemica si valuterà l’opportunità di allestirlo»
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Il Covid hospital di Civitanova ora chiuso

 

«Fare chiarezza in una fase come questa è essenziale». Inizia così la replica dell’Asur Marche a Claudio Maria Maffei, che ieri qui su Cronache aveva fatto un analisi sull’andamento della pandemia nella nostra regione (leggi l’articolo), chiedendo maggiore chiarezza alla Regione su alcuni dati.

«Innanzitutto – esordisce l’Asur – chi scrive sostiene che “Da sempre nelle Marche c’è una quantità sproporzionata di ricoveri in terapia intensiva rispetto al numero dei contagiati e dei ricoverati. Ieri ad esempio le Marche erano al quindicesimo posto come incidenza di nuovi casi nell’ultima settimana (con 600 casi ogni 100.000 abitanti) ma erano al terzo con 21.8% come percentuale di posti letto di terapia intensiva occupati da pazienti Covid”. È necessario precisare che il grafico indicato nell’articolo (elaborazioni del dottor Paolo Spada per la pagina Facebook di Pillole di ottimismo), riferito ai dati del 1 gennaio 2022, riporta che il numero dei ricoverati in terapia intensiva, in rapporto alla popolazione regionale, è assolutamente in linea con quello di altre Regioni che si trovano in zona gialla e che ci precedono (Veneto, P.A. Trento, P.A. Bolzano, Liguria). L’entrata in zona gialla, così come disposto dal Ministero, è ovviamente indice di una maggiore aggressività della pandemia anche dal punto di vista della gravità clinica, non solo epidemica, e pertanto giustifica ampiamente il dato considerato come “anomalo”».

Per quanto riguarda l’occupazione dei posti letto in terapia intensiva da parte di pazienti Covid, l’Asur specifica che «la percentuale di posti letto di terapia intensiva occupati da pazienti Covid, nella stessa data, per la Regione Marche, è pari a 18,7% e non al 21,8% (percentuale ancora mai raggiunta)». Proprio per chiarezza, va detto che oggi le Marche hanno raggiunto, secondo il dato fornito dall’Osservatorio epidemiologico regionale, il 21,4% di occupazione di posti letto in terapia intensiva.

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L’assessore regionale alla Sanità, Filippo Saltamartini

«Nell’articolo si afferma anche che “Un altro dato che da sempre ci caratterizza è il numero elevatissimo di posti letto di terapia intensiva dichiarati come attivi quando si sa che gran parte di questi non lo sono”. Anche in questo caso è necessario specificare quanto segue – continua sempre l’Asur – Il Ministero della Salute, con decreto del 30/4/2020, adotta i criteri relativi alle attività di monitoraggio del rischio sanitario e in particolare il tasso di occupazione dei posti letto totali di Terapia intensiva (codice 49) e dei posti letto totali di Area Medica per pazienti Covid, calcolato sulla base del numero di posti letto di Terapia Intensiva e area medica aggiuntivi rispetto a quelli già presenti in fase pre-pandemica. Non rientrano nel computo del tasso di occupazione invece i posti letto dichiarati come “attivabili”. Ad ogni buon conto, da una semplice verifica dei dati riportati sul portale AgeNas, aggiornati al 1/1/2022, si evidenzia che la percentuale di posti letto di terapia intensiva disponibili nelle Marche (pari al 16.8/100.000 abitanti) è addirittura inferiore a quella comunicata da altre Regioni: 20.6/100.000 abitanti (Veneto) e 20/100.000 abitanti (Emilia Romagna), escludendo pertanto un opportunistico sovra-dimensionamento di posti letto effettivamente disponibili».

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Uno degli hub vaccinali del Maceratese, quello di Civitanova

Per l’Asur inoltre «è errato anche il dato riportato relativo al numero dei posti letto di terapia intensiva al Covid Hospital di Civitanova. (“Vengono conteggiati pure quelli chiusi del Covid Hospital di Civitanova (42) che tutti sanno essere chiusi”). I posti letto di terapia intensiva aggiuntivi disponibili presso il Covid Hospital sono 28 e non 42. Infatti presso il Covid Hospital sono stati attrezzati 2 moduli di 14 posti letto di terapia intensiva, mentre il terzo modulo non è ancora disponibile per l’eventuale ricovero di pazienti (e pertanto non dichiarato). In relazione all’evoluzione della curva epidemica si valuterà l’opportunità di allestirlo. I suddetti posti letto, attualmente non occupati, saranno dotati del personale quando si arriverà a saturazione dei posti letto disponibili presso le altre strutture ospedaliere».

«Nell’articolo – prosegue la replica – si fa inoltre riferimento ad un non precisato “numero sempre elevato di pazienti Covid in Pronto Soccorso”. La percentuale di accessi sospetti Covid-19 sul totale degli accessi (dato Age.nas) della Regione Marche, pari al 12.9%, risulta allineata con quella di Regioni come l’Emilia Romagna (12.4%) e il Friuli V.G. (14.4%) e inferiore a quello del Veneto (33%). Due ulteriori passaggi necessitano di chiarimenti tecnici affinché i cittadini possano ricevere le informazioni chiare e ufficiali. “Perché poi c’è un totale sbilanciamento nei ricoveri tra l’Ospedale Marche Nord e il resto della rete ospedaliera regionale, quando non è quella l’Area Vasta più colpita?” La distribuzione dei ricoveri dei pazienti che necessitano di terapia intensiva è conseguente alla disponibilità di posti letto di terapia intensiva presso gli stabilimenti del sistema sanitario regionale. Dal dato di ieri, risulta che presso lo stabilimento di Pesaro è ricoverato il 42% di tutti i pazienti Covid in terapia intensiva mentre il 30% presso a Torrette e il restante 28% nell’Asur. Ovviamente la disponibilità di posti letto, e quindi dei ricoverati, risulta maggiore presso le strutture ospedaliere che sono state più tempestive nella realizzazione dei posti letto aggiuntivi».

Infine sul fatto che “Il dato di adesione alla vaccinazione è basso nel confronto con le altre Regioni”. «L’adesione alla campagna vaccinale è condizionata dall’esitazione vaccinale, definita dall’Oms come il “ritardo nella accettazione o il rifiuto delle vaccinazioni, nonostante la disponibilità di servizi vaccinali” – spiega l’Asur – l’esitazione vaccinale è un fenomeno complesso, influenzato da oltre 30 differenti determinanti. I dati nazionali e regionali a confronto sulle principali campagne vaccinali mostrano in maniera univoca che nelle Marche il fenomeno dell’esitazione vaccinale è più marcato rispetto alla situazione complessiva nazionale. Tale dato non poteva non avere riflessi anche nell’adesione alla campagna vaccinale Covid che è stata sviluppata ponendo in essere tutte le strategie utili a favorire l’adesione: infatti la campagna vaccinale ha visto, oltre all’attivazione dei grandi hub vaccinali, l’attivazione di punti vaccinali nelle strutture ospedaliere e distrettuali, l’attività di vaccinazione dei medici di medicina generale e pediatri di libera scelta e infine anche l’attivazione della vaccinazione nelle farmacie».

https://www.cronacheancona.it/2022/01/02/pandemia-i-numeri-delle-marche-che-sarebbe-meglio-chiarire/342690/

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