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Il 92% delle ore di Cig
legate alla crisi Covid

ECONOMIA - La Cgil Marche parla di 77 milioni di ore richieste in regione tra i vari paracadute per i lavoratori. La segretaria Rossella Marinucci: «Evidente l'impatto della pandemia. C'è una precarietà insostenibile»
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Rossella Marinucci

 

Il 92% delle ore totali chieste per la cassa integrazione nelle Marche è legata al Covid. A dirlo la Cgili che presenta un report sull’andamento dei paracadute per i lavoratori. «Risulta evidente quanto sia stato pesante l’impatto della crisi pandemica anche nel corso di tutto il 2021 con una rilevante richiesta di Cassa Integrazione in tutti i settori» dice Rossella Marinucci, segretaria regionale Cgil Marche.

In totale sono state chieste nel 2021 77 milioni di ore di Cassa integrazione, di Fondo di integrazione salariale e di altri fondi di solidarietà.  La cassa integrazione (ordinaria, straordinaria e in deroga) si attesta a 59,8 milioni di ore e si è quasi dimezzata rispetto ai 102 milioni di ore del 2020. «Una cifra rilevante» sottolinea la Cgil, soprattutto considerando che «nel 2019 le ore autorizzate furono solo 14 milioni. Il ricorso a Fis e altri fondi, invece, arriva a 17,7 milioni». L’industria assorbe la maggior parte delle ore autorizzate (44 milioni circa): la maggior parte delle ore si colloca nei settori della meccanica (15,9 milioni); seguono i settori del calzaturiero (11,3 milioni) e dell’abbigliamento (6,1milioni). Per ciò che concerne il terziario, il settore del commercio è quello in cui si registrano più ore (5 milioni). A seguire il settore degli alberghi e pubblici esercizi (4,3 milioni). Infine, quello degli studi professionali, vigilanza e case di cura (2,9 milioni). Ci sono poi 1,3 milioni ore registrate nell’edilizia.

«Difficile immaginare una ripresa senza conseguenze per i lavoratori e le lavoratrici – riprende Marinucci -, nonostante i primi segnali positivi sul versante delle attivazioni contrattuali. Serve lavoro di qualità per una piena e buona occupazione per contrastare, con la volontà e la forza di tutti una precarietà ormai insostenibile».

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