Vaccini bluff, la Cassazione
“libera” il dipendente comunale:
annullate le misure cautelari
di Gianluca Ginella
Vaccini bluff, il dipendente del comune di Civitanova vince il ricorso in Cassazione, cade la misura cautelare. Mirco Bianchini, 56 anni, è uno degli 84 indagati nell’inchiesta della procura di Ancona su presunte false somministrazioni di vaccino dietro al pagamento di denaro fatte ad un infermiere, Emanuele Luchetti, che prima di essere arrestato era in servizio al centro Paolinelli di Ancona. Bianchini, per i pm dorici, sarebbe una delle persone che avrebbero pagato per la finta somministrazione del vaccino anti-Covid. Per lui erano state adottate le misure cautelari dell’obbligo di firma e dell’obbligo di dimora.
Il suo difensore, l’avvocato Tiziano Luzi, aveva fatto ricorso al tribunale del Riesame sostenendo non c’erano ragioni per la misura. «La motivazione della misura era carente, ma i giudici del Riesame invece di integrarla l’hanno rifatta ex novo, sostenendo che c’era il rischio di reiterazione del reato. Allora ho fatto ricorso in Cassazione, perché i giudici posso integrare l’ordinanza ma non sostituirsi al gip nel motivare l’ordinanza». La Cassazione ha quindi esaminato il caso e oggi ha fatto sapere la decisione: annullata la misura, senza rinvio. «Se una ordinanza cautelare si basa sul presupposto che il fatto può essere reiterato ma non riesce a motivare bene su questo, allora s’incrina la commissione stessa del reato», dice l’avvocato Luzi. Bianchini lavora al comune di Civitanova, fino al 2020 è stato nello staff del sindaco Ciarapica e in passato è stato candidato della Lega a Porto Sant’Elpidio.
Nel complesso sono 84 gli indagati che devono rispondere, a vario titolo, di peculato, falso ideologico e corruzione. Tra i 300 e i 500 euro la somma pattuita, in media, per la finta vaccinazione, secondo gli inquirenti. Le indagini sono state portate avanti tra dicembre 2021 e gennaio 2022. Nella prima tranche di indagini erano stati arrestati l’infermiere (finito in carcere) e quattro presunti intermediari: oltre a Mecozzi, l’avvocato Gabriele Galeazzi, l’imprenditore edile anconetano Stefano Galli e la banconista romena Maria Daniela Zeleniuschi, finiti ai domiciliari. Nella seconda tranche erano invece finiti ai domiciliari altri due presunti intermediari, l’imprenditrice balneare di Civitanova Maria Francesca Lattanzi (già indagata come cliente nella prima tranche) e il fabrianese Edmondo Scarafoni.
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