San Ciriaco celebrato al Duomo:
«Le tragedie che viviamo richiamano
l’urgenza di una civiltà d’amore»

Monsignor Spina in preghiera davanti al Duomo
Celebrata al Duomo questa mattina la messa solenne nel nome di San Ciriaco, patrono di Ancona. Come di consueto, prima della celebrazione, la sindaca Valeria Mancinelli, ha offerto l’omaggio floreale a San Ciriaco. La messa è stata presieduta dall’arcivescovo Angelo Spina, dal vicario generale don Carlo Carbonetti, dal rettore del duomo don Giuliano Nava e dagli altri sacerdoti della diocesi. All’inizio della celebrazione, monsignor Spina ha
salutato tutti i presenti, le autorità civili e militari, tra cui il questore di Ancona Cesare
Capocasa, e padre Ionel Barbarasa (Chiesa ortodossa romena). Al termine della messa, sul sagrato della cattedrale, l’arcivescovo ha elevato una preghiera a San Ciriaco e ha impartito la benedizione con il reliquiario, contenente un frammento della croce di Cristo e la reliquia del santo protettore della città.

Il sindaco Mancinelli con monsignor Spina
«Cari fratelli e sorelle – l’inizio dell’omelia di monsignor Spina – celebriamo oggi la solennità del nostro santo patrono, San Ciriaco, nel terzo anno di pandemia, in un tempo tormentato da guerre con le tante incognite che generano angoscia. I santi, amici di Dio e nostri intercessori, fanno luce al nostro cammino perché non venga meno la fiducia e la speranza e San Ciriaco, patrono della città di Ancona e dell’intera Arcidiocesi di Ancona-Osimo, ci è vicino proprio nel momento della prova». E ancora: «La guerra va per sempre ripudiata, come la fame, come ogni ingiustizia compiuta da un uomo a danno di un altro uomo. Le tragedie che viviamo in questo momento, particolarmente la guerra in Ucraina così vicina a noi, ci richiamano l’urgenza di una civiltà dell’amore. Nello sguardo dei nostri fratelli e sorelle vittime degli orrori della guerra, leggiamo il bisogno profondo e pressante di una vita improntata alla dignità, alla pace e all’amore. È rimasta impressa nei nostri occhi l’immagine di due donne, una ucraina e un’altra russa, abbracciate dalla croce, hanno camminato insieme e nel silenzio durante la Via Crucis al Colosseo lo scorso venerdì santo. Quando ci si lascia abbracciare dalla croce salvifica di Cristo, si può camminare insieme come fratelli e sorelle ricevendo il perdono di Dio e dandolo ai fratelli e alle sorelle».
L’arcivescovo ha toccato anche il tema degli adolescenti: «Oggi l’impresa più grande da affrontare è quella educativa. Tuttavia gli educatori non possono ritrovare la passione del loro compito, se non lo vivono come una vocazione: non è solo una professione, ma una chiamata, non è solo uno stipendio per vivere, ma un compito per far vivere. È urgente l’alleanza tra tutte le forze sociali e le componenti educative della società: la famiglia che educa, la scuola che forma, l’oratorio parrocchiale spazio di vita, lo sport sano, non sono riserve indiane a lato di una società che per la parte più importante fa altro, cioè si dedica all’economia e alla produzione. Serve un grande patto educativo fra tutti i soggetti che si affaticano al compito formativo: anche la scuola ha bisogno di più stima, più sostegno sociale, più apprezzamento».
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