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Terapia contro i linfomi,
un assegno di ricerca
nel segno di Lorenzo Farinelli

ANCONA - Percorso supportato interamente dalla fondazione nata dopo la morte del 34enne scomparso per aver contratto un linfoma non Hodgkin. L'obiettivo è sviluppare cure cellulari con effettori immunologici geneticamente modificati (CAR-T). Le parole della mamma, Amalia Dusmet: «Mio figlio credeva in questa sperimentazione, ma non ha fatto in tempo. Ora, i fondi da lui raccolti sono a disposizione di Torrette»
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Da sinistra: Urbano, Saltamartini, Dusmet

 

E’ stato attivato ad aprile l’assegno di ricerca della Fondazione Farinelli per un giovane ematologo dedicato allo sviluppo delle terapie innovative in ematologia ed in particolare nell’ambito delle terapie cellulari con effettori immunologici geneticamente modificati (CAR-T). Dell’iniziativa si è parlato oggi nel corso di una conferenza stampa a Palazzo Raffaello. Presenti Michele Caporossi, dg Ospedali Riuniti Ancona, Attilio Olivieri, direttore Clinica di Ematologia di Torrette e ordinario di Ematologia all’Univpm, Amalia Dusmet, presidente dell’associazione Lorenzo Farinelli, Pietro Leoni presidente AIL, e la destinataria dell’assegno di ricerca, Giuseppina Urbano.

L’assegno di ricerca è interamente supportato dalla Fondazione Farinelli. Amalia Dusmet infatti, in memoria del figlio Lorenzo, ha tenacemente perseguito l’idea di sostenere concretamente ogni iniziativa finalizzata al miglioramento delle cure nel campo dei linfomi maligni. «La giornata di oggi – ha commentato il direttore Caporossi – ci unisce ancora a Lorenzo, un giovane medico della nostra comunità che ci ha lasciato prematuramente ma che sentiamo sempre vicino a noi per la grande eredità morale che ci ha lasciato: sostenere la ricerca scientifica in campo onco-ematologico per guarire e dare speranza ad altri pazienti. Ringrazio con tutto il cuore i genitori di Lorenzo, Amalia e Giovanni, per aver dato la possibilità alla nostra Clinica di Ematologia di bandire questo assegno di ricerca e voglio fargli arrivare i sentimenti di affetto di tutta l’azienda ospedaliera che ho l’onore di rappresentare».

«Sulle terapie CAR-T – ha spiegato Amalia Dusmet – avevamo riposto le nostre speranze per salvare la vita di Lorenzo, ma la sperimentazione era appena terminata, c’era una fase di stop e purtroppo non abbiamo fatto in tempo. Mio figlio però credeva in questa terapia e aveva fatto un appello pubblico raccogliendo molti fondi, che oggi con immenso piacere nonostante il grande dolore, mettiamo a disposizione per avere queste cure disponibili a Torrette».

Lorenzo Farinelli

Grazie al supporto dell’azienda ospedaliera e dell’Università Politecnica delle Marche, questo nuovo filone di trattamento per molti pazienti con malattie e prognosi una volta fatali ed ora passibili di trattamento curativo, la Clinica di Ematologia di Ancona, diretta dal prof. Attilio Olivieri , è stata tra i primi centri italiani ad ottenere l’accreditamento per la terapia con CAR-T come centro regionale ed a offrirlo ai suoi pazienti.  La terapia con CAR-T prevede l’uso di cellule immunitarie del paziente che vengono ingegnerizzate geneticamente per riconoscere ed eliminare le cellule tumorali resistenti ad altri trattamenti.

Questa delicata e costosa terapia, che richiede la cooperazione con altri specialisti come il rianimatore, l’immunologo, il neurologo ed il trasfusionista, è stata approvata dall’AIFA per il trattamento di pazienti affetti da linfomi refrattari/ ricaduti così come per giovani pazienti affetti da leucemia linfoblastica e presto sarà disponibile anche per altre indicazioni. La possibilità di offrire un trattamento curativo ma estremamente costoso, apre una sfida per la sua sostenibilità finanziaria e per la necessità di offrirlo tempestivamente a tutti i pazienti della nostra regione, evitando penose migrazioni e fatali ritardi. Proprio in questo ambito si sta aprendo la concreta possibilità di mettere in campo progetti e consorzi interregionali per la produzione autonoma di CAR-T che possano migliorare l’efficacia e ridurre i costi di questo trattamento. L’iniziativa di dedicare un assegno di ricerca per supportare questi progetti va incontro a questa esigenza.

Lorenzo Farinelli aveva 34 anni quando fu ucciso da un Linfoma non-Hodgkin a grandi cellule di tipo B resistente alla chemioterapia: era un medico e il suo appello sul web aveva commosso migliaia di persone. In breve tempo aveva raccolto i 500mila euro necessari per andare a curarsi in America ma non fece in tempo a partire. Morì nel febbraio 2019.

 

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