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Appalto cancellato per la scuola media
La ditta: «Andiamo in tribunale,
lavori bloccati da lungaggini decisionali»

CASTELFIDARDO - Dopo la risoluzione del contratto di appalto decisa dal Comune, la Co.Ed, srl, capofila dell’Ati, offre la sua versione dei fatti riepilogando le tappe salienti della vicenda e annunciando l'intenzione di adire alle vie legali. «Fin dall’inizio abbiamo solo sopportato un’incomprensibile avversità nei nostri confronti»
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Il cantiere della nuova scuola media in via Montessori a Castelfidardo

 

Cantiere della nuova scuola media di via Montessori, atto secondo. Sembra destinato ad aprirsi anche un contenzioso in tribunale dopo la decisione del Comune di Castelfidardo di risolvere il contratto di appalto prima della scadenza con la ditta arrivata prima in graduatoria in associazione temporanea con altre imprese.

All’origine della scelta, come spiegato dall’amministrazione comunale, ci sarebbero soprattutto i ritardi accumulati nella costruzione del nuovo plesso scolastico, fermo allo stadio delle opere di fondazione, oltre a una serie di imprevisti nell’iter di realizzazione. Una svolta, in termini pratici, che rischia di infliggere un nuovo stop ai lavori e di innescare un fuoco di fila incrociato di cause e ricorsi con eventuali richieste di risarcimento danni. L’amministrazione comunale ha già conferito l’incarico ad un avvocato per escutere la polizza fideiussoria a garanzia della realizzazione dell’opera e sta valutando di scorrere la graduatoria per riassegnare l’appalto. Ad annunciare però l’intenzione di adire le vie legali è anche la Co.Ed, srl, la ditta capofila dell’Ati vincitrice dell’appalto che ha visto sciogliere il contratto. «Abbiamo sopportato un’incomprensibile avversità nei nostri confronti, che, anche nei primi tempi dall’avvio dei lavori si manifestava anche con sprezzanti giudizi durante i sopralluoghi dell’allora direzione lavori verso i lavoratori – asserisce la società in un comunicato stampa -. Sembra che quanto successo con noi, sia già avvenuto con la precedente impresa. C’è chi a tutti i costi non vuole quest’opera? – si domanda la società campana con sede a Padula – Ci vedremo nelle opportune sedi dei tribunali preposti con il nostro legale, che ha già dato prova della sua professionalità in Consiglio di Stato».

La Co.Ed ci tiene a chiarire e a fornire la sua versione dei fatti attraverso la cronistoria dei passaggi ritenuti più rilevanti della vicenda. E’ noto che il 31 maggio del 2021, poco prima delle elezioni amministraive di Castelfidardo, i lavori del cantiere di via Montessori erano stati sospesi «finché l’ente non avesse ricevuto l’autorizzazione sismica in variante del progetto strutturale del prefabbricato – ricorda la società – La sospensione è avvenuta per una verifica su dettagli strutturali non corrispondenti dopo riunione negli uffici comunali dove l’impresa suggeriva una variante in corso d’opera, senza fermare i lavori in quanto le opere eseguite erano adeguate alle eventuali modifiche; come poi in effetti è risultato essere. La preoccupazione riscontrata era legata ad un errore del software di calcolo che riportava i setti verificati senza indicare la problematica nelle quantità di acciaio. Tra le motivazioni della sospensione è riportata una diversa altezza utilizzata, differenza assolutamente irrisoria ai fini del calcolo». Il 27 luglio dello stesso anno Co.Ed specifica di aver dato riscontro alla nota del Comune trasmettendo gli elaborati aggiornati relativi alla struttura prefabbricata, «ossia in soli 42 giorni naturali e consecutivi». Nel frattempo il Comune ha affidato il servizio di verifica della progettazione variante progettuale a un nuovo ingegnere. Decisione ritenuta dalla società «superflua, in considerazione del nutrito gruppo di tecnici con elevata capacità professionale già incaricati a tale compito».

Il 18 ottobre 2021 «a oltre 3 mesi dalla nostra consegna avvenuta il 12 luglio, il Comune  ha approvato una semplice verifica preventiva della progettazione del nuovo tecnico» annota la srl. Ma nei giorni precedenti era già emersa un’altra novità.« Il 28 settembre 2021 la Co.Ed suo malgrado e a grave danno, a mezzo pec della sezione fallimentare del Tribunale di Nocera Inferiore, ha appreso della dichiarazione di fallimento della società mandante, alla quale la nostra srl aveva già versato oltre 150.000 euro in acconto dei lavori a farsi – rammenta ancora la società -. A tal riguardo la stazione appaltante è stata prontamente avvisata da noi. Il 17 dicembre la Co.Ed ha trasmesso al Comune la richiesta di revoca dello stato di sospensione del cantiere, la concessione di proroga dei termini contrattuali e la contabilizzazione dei lavori eseguiti; a dimostrazione “che era l’impresa e non il Comune” a sollecitare un’apatica ed incomprensibile lungaggine decisionale che bloccava i lavori. Nella richiesta era compresa una proroga del termine contrattuale di almeno 10 mesi naturali e consecutivi, tenendo conto del lasso di tempo trascorso dall’ultimo verbale di sospensione del 31 maggio 2021, sette mesi, imputabile – a giudizio della Co.Ed – all’amministrazione, e del sopraggiungere dei mesi invernali più rigidi, la contabilizzazione ed il pagamento degli importi maturati sino alla data di sospensione in virtù degli oltre 45 giorni trascorsi e come previsti per legge».

Il 3 gennaio di quest’anno è stato redatto il verbale di ripresa dei lavori con la data di avvio fissata al giorno 17 gennaio e fissando come nuovo termine contrattuale per l’ultimazione dei lavori il giorno 28 agosto 2022. «I lavori sono ripresi in modo corposo proprio il 17 gennaio – riferisce ancora Co.Ed nel suo comunicato – ma a distanza di circa un mese l’ente ha sospeso la fornitura (a suo carico) dell’energia elettrica indispensabile alla prosecuzione dei lavori, ma l’impresa non ne ha fatto uno strumento e nella volontà di andare avanti a tutti i costi si è munita di generatori a scoppio a proprio carico. Dopo vari incontri avvenuti presso la Casa Comunale e ultimi colloqui intercorsi anche con il legale dell’ente, con il quale era stato convenuto la quantificazione degli incrementi subiti e la proposta risolutoria con compensazione delle partite la Co.Ed ha trasmesso una lettera il 22 marzo scorso nella quale quantifica sommariamente i costi sostenuti e da sostenere a seguito del sopraggiungere dei fenomeni straordinari e imprevedibili che sono in discussione a livello globale a partire dagli ultimi mesi del 2020, dai quali si registra un eccezionale aumento dei prezzi con una vertiginosa impennata dei costi sulle maggiori materie prime tra cui quelli siderurgici determinando un’alterazione dell’equilibrio contrattuale».

Il 25 ed il 28 marzo scorsi la direzione lavori e il Comune «hanno lamentato un andamento, a loro avviso, e senza presupposti, pregiudizievole al fine del buon esito del cantiere – prosegue nel racconto Co.Ed – Da parte nostra la principale preoccupazione è stata sempre quella del buon prosieguo dell’appalto, dando sempre dimostrazione di ogni sorta di disponibilità come quanto pronunciato nella propria missiva del 29 marzo ossia, di volersi accollare i 42 giorni successivi alla sospensione di maggio, o alla rinuncia al recupero delle spese generate per il fermo cantiere, oppure alla rivalsa del Sal disciplinato dagli artt. 4 comma 7, 5 e 6 del contratto di appalto che, secondo i calcoli doveva essere pagato alla Co.Ed entro il 10 dicembre 2021. Dopo la ripresa dei lavori a gennaio la nostra società ha continuato a maturare nuovi costi e lavorazioni sul cantiere in essere pur non ricevendo nulla dopo più di un anno e mezzo di appalto e senza alcuna garanzia da parte dell’Ente se non missive su missive sulla seconda sospensione». La Co.Ed termina la sua disamina mettendo in evidenza «che tutta la questione verte su un mero errore numerico risultante da parte di un programma di calcolo» e ritenendo «il tutto superfluo. Abbiamo sempre manifestato la volontà di non sospendere i lavori ma optare per varianti in corso d’opera. Ancora nella fase precontrattuale per il cambio dei soggetti dovuta al fallimento della mandante abbiamo comunque dimostrato la prontezza a risolvere la situazione, a chiedere chiarimenti pur ricevendo dalla stazione appaltante parziali o sterili riscontri, addirittura pretendendo il rilascio di nuova polizza definitiva per la sottoscrivere del nuovo contratto senza però provvedere allo svincolo della precedente emessa per lo stesso appalto e con gli stessi estremi. L’ente era tenuto a riformulare il contratto per il cambio delle figure della direzione lavori e del Rup, cosa che non ha mai inviato. Insomma abbiamo solo sopportato un’incomprensibile avversità nei nostri confronti».

 

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